D - la Repubblica, 1 ottobre 2026
Intervista a Paolo Bonolis
Noi ci siamo già incontrati, ricordi? Facemmo una splendida intervista con un inizio folgorante sul concetto di ‘apotropaicità’. Era il periodo in cui te la tiravi parlando difficile.
“Certo, il rito apotropaico. Lo utilizzo ancora oggi, molto spesso, con gestualità più o meno irriverenti a seconda della circostanza”.
Qualcosa che riguarda la scaramanzia.
“Grattarsi le palle è un gesto apotropaico. Ammesso che ci sia ancora qualcosa da grattare. Ma tendenzialmente c’è sempre un monumento ai caduti da sfiorare”.
Tu lo fai spesso?
“Nella speranza che tu lo scriva con dovizia di cura della lingua italiana, devo ammettere che lo faccio spesso”.
Ti assicuro la dovizia.
“In pubblico tendo a evitare proprio per non creare disturbi e fastidi a chi è attorno. Se proprio devo, lo faccio con gesto furtivo”.
E se qualcuno degli astanti se ne accorge?
“A quel punto non so che cosa dirti. È comunque oggettistica personale”.
Usi anche altri riti?
“Non sono superstizioso a tal punto. Lo faccio per gioco. O per sviare il destino con l’astuzia”.
Una volta eri un grande balbuziente.
“Non zagaio più. Salvo quando sono nervoso. Oppure quando sono al mare. Al mare zagaio”.
E perché?
“Non lo so. Ma più che zagaiare mi impunto. Sembrerebbe che sia l’eccesso di iodio. Al mare c’è gente che si abbronza e gente che zagaia”.
In un periodo della tua vita, l’andirivieni fra Rai e Mediaset ti ha fatto macinare milioni.
“Confesso di aver macinato. Ma in molte occasioni ho rinunciato. Per Sanremo del 2009 per esempio ho rinunciato a molti soldi di Mediaset”.
Antonello Piroso ha scritto di te: ‘Va dove lo porta l’Iban’.
“Lo farebbe anche lui. Siamo un popolo di nomadi”.
Hai avuto più grandi amici o grandi nemici?
“Non credo di avere nemici”.
Come no! E Antonio Ricci?
“Fu una litigata. Capita no?”.
Una litigatona...
“Ma senza coltivare l’odio e il rancore nel tempo”.
E il tuo agente Lucio Presta? Non è più il tuo agente.
“È un capitolo chiuso”.
Appunto. Ma lo consideri un grande nemico o un grande amico?
“Lo considero un capitolo chiuso”.
E riaprilo solo per me? Vi vedete?
“Sai una cosa? Lo considero un capitolo chiuso”.
Hai vinto una marea di Telegatti. Mi sembra 13. Fino al 2000. Poi basta.
“Ma non ci sono più i Telegatti. I gatti sono morti tutti. Non è che posso assegnarmeli da solo”.
Ti posso dare una notizia? I Telegatti sono di nuovo tra noi.
“Accidenti che notiziona”.
E te ne posso dare un’altra?
“Non esagerare”.
Ti daranno l’ennesimo Telegatto?
“Non posso crederci”.
Andavi d’accordo con i giornalisti?
“Ricordo quel giornalista che mi telefonò la mattina presto il giorno della sfilata del Gay Pride per chiedermi che cosa ne pensassi. Io gli dissi che sull’argomento non avevo alcun pensiero. Lui si fece pungente e mi disse che i gay vestivano in una maniera strana e io gli dissi che potevano vestirsi come volevano. Anche i cardinali vestivano in maniera strana”.
Ti piacciono gli uomini?
“No. Fisicamente non ho un’attrazione”.
Si disse che Freddie Mercury ti facesse il filo.
“Io risposi che non era il mio tipo. Che mi sentivo ormonalmente diverso”.
Però sei innamorato di Luca Laurenti.
“Di Luca non posso non essere innamorato. È una persona con la quale lavoro da 35 anni. Tra noi si è creata una sintonia eccezionale”.
Se tu fossi omosessuale il tuo uomo ideale sarebbe Luca?
“Ma come te lo debbo dire? Non sono omosessuale. Forse potresti esserlo tu il mio uomo ideale. Chi lo sa? In tempo di guerra non si butta via niente. Ma che razza di domande fai?”.
Ma dimmi di Luca Laurenti.
“Luca è eccezionale, canta come un nero e parla come un citofono”.
Ti piace il generale Vannacci?
“No, però lo sto seguendo. Quello che dice è singolare. Ha aperto la sua bottega. Ogni politico ha la sua bottega e vende qualcosa. Dipende come te la vende. È noiosa la politica. Schermaglie fra botteghe. E poi è troppo invasiva. Non fanno che battibeccare. Una tristezza che non finisce mai. Mamma mia, che palle”.
Ranucci, Lavitola, Gabanelli… mettili in fila.
“Fantastica Gabanelli. Mi piace da pazzi. È una donna tremendamente affascinante. Il discorso Ranucci-Lavitola è l’intreccio di un mondo che cerca disperatamente di scoprire qualcosa a patto di non essere scoperto a sua volta”.
Messi, Haaland, Mbappé, Yamal. Metti in fila loro.
“Yamal quarto, deve dimostrare ancora tutto, Haaland terzo, grande finalizzatore ma deve avere l’intera squadra, Mbappé secondo, è in grado di cambiare una partita, Messi primo. Il più bravo. È la squadra”.
Ti criticano quando prendi in giro la gente.
“Ma io non rido della gente. Io rido con la gente”.
Ti piace quando la gente ride di te?
“Ma certo che mi piace. È un bellissimo gioco di contrappunto. Ridono di me e rido anche io”.
Hai un grandissimo difetto. La passione viscerale per l’Inter.
“Che tu riscontri ma molti altri no”.
Comunque meglio Inter che Milan.
“Vedi? C’è uno sprazzo di nobiltà anche in te. Il calcio è così. È come per tante cose nella vita. Chi ama i rigatoni e chi la pajata. A qualcuno piacciono gli uomini e ad altri le donne”.
Sei un vero filosofo. Forse è per questo che ti danno il Telegatto.
“Il calcio è uno sport che mi diverte, l’ho praticato da dilettante. Mi piace l’atmosfera, andare allo stadio. Ma non mi piace l’astio, il rancore, la rabbia, la morbosità del tifo”.
Perché una persona intelligente come te non è laziale?
“Sinceramente non te lo so dire. D’altra parte mi sfugge il motivo per cui una persona intelligente come te non sia interista”.
La sai lunga tu. Ti piace Sinner?
“Molto, molto”.
Non ti sembra che faccia troppa pubblicità?
“Sono affari suoi. Gli piace guadagnare. Magari gli piace anche il prodotto”.
Gli piacciono tutti i mille prodotti che pubblicizza?
“Capisco, se li promuove tutti rischia di non essere più credibile. Ma è una strategia che lascio valutare a chi di dovere”.
Sembra che adori il caffè Lavazza. Anche a te piaceva molto.
“Io e Luca facevamo uno spot mitico, il caffè Lavazza in Paradiso. Era molto divertente. L’abbiamo fatto per undici anni”.
Sinceramente, se io fossi Lavazza…
“Ma non lo sei, quindi mettiti il cuore in pace e non ti porre il problema”.
Metti in fila Sinner, Alcaraz e Djokovic.
“È difficile. Djokovic è stato numero uno negli anni in cui c’erano Federer e Nadal”.
Sinner e Alcaraz sono contemporanei.
“Stanno evolvendo entrambi. Alcaraz ha maggior disponibilità alla varietà del gioco. Sinner ha maggiore freddezza mentale: non guasta in uno sport che richiede quasi una forma di autismo”.
E quindi?
“Vedremo che cosa succederà quando Alcaraz migliorerà a livello di freddezza mentale e Sinner allargherà la sua potenzialità e varietà di colpi”.
Tuo figlio Davide desidera che tu ti faccia una fidanzata.
“Che carino. Ma io sto bene così. Se capita capita”.
E se non capita?
“Ciccia, come dicono in Curva Nord”.
Ti consideri bello?
“Vivo di rimbalzi. Se a una piaccio, mi sento bello. Se non le piaccio, poco me ne cale”.
Però una volta hai detto: ‘Sono nel pieno del disfacimento delle carni’.
“Come no? È il fascino sottile della decomposizione delle carni. Vedo che anche in te progredisce”.
È bello intervistarti. Dai soddisfazione.
“Non c’è niente da fare. Si nota in te come si nota in me”.
Io ho qualche anno più di te.
“È vero. Anche io tendo al disfacimento delle carni”.
Tendi anche bene.
“E io mi gratto li cojoni. Vedi che torniamo all’inizio dell’intervista? Ogni tanto un bel rito apotropaico ci vuole”.
Faccia pure, tranquillo.
“È divertente questa intervista”.
Perché?
“Perché è a cazzo di cane”.
Sono contento che ti piaccia. Una cosa che appare chiarissima in te è l’allegria. Tu puoi rinunciare a tutto ma non a sorridere.
“Mi piace sorridere alla gente. Quando vedo che una persona non risponde a un mio sorriso ci rimango male”.
Ricordi la tua prima ragazza?
“Proprio la prima? Quella con la quale ho fatto una cosa definitiva?”.
Non so a che cosa tu ti riferisca…
“Si chiamava Serpa Eschela”.
Serba Eschela?
“Serpa, Serpa. Era finlandese. L’ho beccata in Inghilterra. Era tantissimo brutta, ma molto disponibile”.
Ma come parli? A che cosa era disponibile?
“Alle cose che ancora non sapevo che esistessero. Con lei ho attraversato lo Stige”.
Stige a parte, quanto era brutta?
“Tantissimo. E poi sputava, scatarrava. Tu non sai quanto scatarrano i finlandesi. Ma con lei sono entrato in quel mondo che andava oltre il bacio e la carezza. E che poi produceva effetti molto interessanti”.
Ti è piaciuto?
“Moltissimo”.
E lei?
“E che ne so”.
Potevi chiederglielo.
“Ma parlava finlandese! Fu una cosa molto sbrigativa. Ho battuto il record mondiale di velocità”.
Tu tradisci?
“Non ho nessuna da tradire”.
Ma tradiresti?
“La mia dimensione iscariota non si è ancora sviluppata”.
Sei andato sulla spiaggia nudista di Formentera con Luca. Lui nudo e tu con gli slip. Quali slip?
“E che ne so. Mica è un corpo del reato”.
Che cos’è l’amore?
“Una bella parola decantata nei secoli. Tutti ne cercano il significato, ognuno decritta a modo suo. Spesso si usa in maniera inappropriata”.
Quando si può parlare di amore?
“Quando le cose non convengono. Finché convengono sono tutti fenomeni”.
Dai una definizione.
“Ci hanno provato poeti e scrittori. Chi sono io per poterlo fare?”.
Ami il lusso?
“No, non lo amo”.
Però lo pratichi.
“Se c’è non me lo nego. Ma non lo cerco. Non ho lo yacht di 40 metri, non ho la Lamborghini, non ho la suite a New York”.
Sei corteggiato?
“Come no”.
Molto?
“Ammazza”.
Ti piace?
“Me piace, me piace. È un bel gioco delle parti”.
Vorresti tornare indietro?
“A che fa’?”
“Che ne so”.
“No, no. A me basta andare avanti senza rompere i coglioni all’artri”.
Non ho capito niente.
“Mi è più che sufficiente come mi è andata finora. Ho vissuto tanto, ho vissuto bene. Sono stato fortunatissimo finora. Non è il caso di ricominciare”.
Magari hai fatto un grande errore e lo vuoi correggere.
“Quelli che possono essere apparsi errori in realtà sono stati propedeutici a quello che di vantaggioso è venuto dopo. Finisce sempre con una “x”: pareggio, nel bene e nel male”.
Io vado molto orgoglioso delle cose di cui mi sono pentito.
“Giusto, hai ragione. Alla fine, se la prendi con un sorriso, la vita può essere piacevole”.
Tu credi in Dio?
“Non posso affermare, non posso negare. So solo che non ho mai fatto male a nessuno”.
Ma Dio esiste?
“Se c’è, c’è. Se c’è ha vinto lui. Io non posso fare nulla”.
Chi comanda in Italia. Meloni? Trump? Il Vaticano?
“Se proprio devo fare la classifica, Giorgia Meloni arriva terza”.
Quando ti hanno chiesto per chi voti tu hai sempre svicolato.
“E continuo a farlo”.
A Stefano Cappellini, attuale direttore di Repubblica, hai detto: “Ho sempre votato centrosinistra”. A me hai detto…
“Ti avrò detto: ‘Ho sempre votato centrodestra’. Dai facciamo contenti tutti. C’è una generosità elettorale impressionante da parte mia”.
I nostri lettori muoiono dalla voglia di sapere.
“La politica non riesco a seguirla. Mi irrita. È dappertutto. È fatta di centomila beghe. E nel corso degli anni la situazione è sempre la stessa”.
Hai uno strano record: hai pronunciato 332 parole in un minuto, leggendo il primo capitolo de I promessi sposi. Sai come passare il tempo rincorrendo l’inutile e l’impossibile.
“Come sarebbe a dire impossibile?”.
L’hai fatto veramente?
“L’ho fatto. Tu non hai idea di quanto possa parlare uno che non ha niente da dire”.
Tu hai detto anche frasi eccezionali. Per esempio: ‘Scavicchi ma non apra’.
“Certo, ai tempi di Affari tuoi”.
Ne vai ancora orgoglioso.
“Ma certamente. Una frase memorabile. Scavicchi ma non apra”.
Cesare Lanza, che è stato tuo amico, ha scritto di te: ‘È un bamboccio che si crede onnipotente’. Begli amici. Ti è piaciuto?
“No, perché non è vero, ma era nella testa sua. Pazienza, non è un problema. C’è pure chi viene ricoverato perché pensa di essere Napoleone. Le cose succedono nella testa delle persone. È legittimo che ognuno si crei i pensieri che vuole”.
Hai detto a Giancarlo Perna, del Giornale. ‘Sono emofago, frugivoro e vespillone’.
“Sono emofago, le mie origini sono rumene e carpatiche. Ho una passione per il plasma. Appena è possibile, io suggo. Sono frugivoro, mi piace la frutta”.
E vespillone?
“Non so che cosa abbia capito Perna. Tante volte, quando scrivete, non scrivete quello che uno ha detto. Scrivete quello che avete capito”.
Mica possiamo fare tutto noi.
“Non lo metto in dubbio, ma neanche noi possiamo sperare di venir compresi. O no?”.
Che cosa vuol dire squalquoia?
“Squalquoia? Non ho idea”.
Sei sicuro che tutte le volte che parli sai esattamente di che cosa parli?
“Tu sei sicuro di capire?”.
No.
“Lo vedi? Non so che cosa voglia dire squalquoia. Però è divertente. A cosa possiamo abbinarlo? La squalquoia gigante? Può essere una pianta. Può essere uno squalo. Attenzione. Siamo a un passo dagli effetti della droga”.
Eri sotto l’effetto della droga quando hai detto che ti piace di più il punto interrogativo rispetto al punto esclamativo?
“Certo. Sul punto interrogativo si sta seduti e non si cade. Non ‘io so’, ma ‘io mi domando’. Il punto interrogativo è basculante. Se ti siedi su un punto esclamativo invece è fastidioso”.
In che senso?
“Dai, sedersi su un punto esclamativo! Cerca di capirmi”.
Va bene, basta così. Gliela daresti la Groenlandia a Trump?
“Se fossi stato il principe di Danimarca gli avrei detto: ‘Guardi, ragioniamoci sopra. Lei vuole la Groenlandia perché vuole uno sbocco sul Mare Artico? Si può fare. Qui da noi fa freddo. Io le do la Groenlandia, ma lei mi dà la California. Facciamo lo scambio. Non è che può acchiappà tutto lei’”.
Poteva chiedere anche la Florida.
“La California fa più controcultura, è più figo”.
Tempo fa ti hanno offerto di fare Ballando con le stelle.
“È vero ma ho rifiutato. Ho un ginocchio che vive di vita propria. Eredità del football”.
E quindi?
“Ho una certa claudicanza. Ormai è un monumento ai caduti. Mi è passata la balbuzie ma ora mi zagaia il ginocchio”.
Quanto lavorerai ancora?
“Poco. Sono stanco. Comunque per quando esce l’intervista stai tranquillo, sarò ancora sul campo. Poi c’è l’imprevedibile della vita. Stasera esco e me mettono sotto. Oppure ti mettono sotto a te con l’intervista tra le mani”.
Opto per la prima delle due. Tu comunque una volta sei stato dato per morto.
“È vero. Mi sono divertito molto. Anche perché ero vivo”.
Gioco della torre. Fiorello o Chiambretti: chi butti?
“Per forza Piero. Con Rosario ci ho giocato a tennis”.
Fabrizio Corona o Mauro Corona?
“Butto Fabrizio, anche se è interista. E poi il montanaro è divertente”.
Vannacci o Meloni?
“Giorgia Meloni è il mio presidente del Consiglio”.
Pier Silvio o Marina?
“Butto Marina”.
Perché?
“Pier Silvio mi fa lavorare”.
E se Marina diventa premier?
“Allora butto Pier Silvio”.
Fine dell’intervista. Sei contento?
“Volevamo dire tanto e non abbiamo detto un cazzo. Non è fantastico?”.