repubblica.it, 1 ottobre 2026
Ranucci, la procura vuole l’estradizione di Gomes Tavares
La procura vuole l’estradizione di Gomes Clesio Tavares. Per questo motivo ha chiesto alla procura generale di valutare il caso relativo al camerunense ricercato per la bomba piazzata sotto casa del giornalista Sigfrido Ranucci.
Una duplice richiesta di valutazione: da un lato l’estradizione e dall’altro l’internazionalizzazione, una mossa per far valere l’atto di arresto anche in altri paesi. Quando gli investigatori hanno ricostruito la sua identità, lui era già lontano, in Africa. E dal continente nero rilasciava interviste dicendo di non avere nulla a che fare con l’attentato a Sigfrido Ranucci, di poter spiegare ogni cosa, che sarebbe tornato in Italia presto per chiarire che lui non è il mediatore tra Valter Lavitola e il commando venuto dall’Irpinia per piazzare la bomba sotto l’auto dell’ex conduttore di Report.
Le cose sono andate diversamente. E Gomes Clesio Tavares è ancora in Camerun. Per questo la procura di Roma ha firmato una richiesta di estradizione. La procedura è complessa: l’atto adesso verrà valutato dalla Corte d’Appello, poi dal ministero della Giustizia, quindi, solitamente, vengono fatti valere gli accordi bilaterali tra Paesi. Non è questo il caso. Il ministero valuterà eventuali trattati, ma tra l’Italia e il Camerun non ci sono intese per l’estradizione. La procura, però, ha fatto anche un’altra mossa.
Una richiesta di “internazionalizzazione” relativa al mandato d’arresto, per fare in modo che l’atto venga reso valido e legalmente riconosciuto in un Paese estero. Ad ogni modo, la “red notice” diramata in tutto il mondo ha un effetto pratico.
Se Gomes venisse fermato in un Paese con cui l’Italia collabora, allora verrebbe arrestato e accompagnato a Roma. Dove lo attende un’indagine che lo vede accusato di aver organizzato l’attentato del 16 ottobre. Tutti scaricano addosso a Tavares responsabilità importanti. Lavitola dice di avergli commissionato un lavoro meno pericoloso, di avergli detto di sparare alcuni colpi in un muro, ma lui avrebbe fatto di testa sua. Gli attentatori dicono invece che il camerunense avrebbe dato loro l’esplosivo e non avrebbe detto chi era l’obiettivo, o forse che era tutto organizzato. Lui intanto è lontano. Adesso, con una richiesta di estradizione, che pesa.