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 2026  ottobre 01 Giovedì calendario

Base Raf, Londra accusa l’Iran ma l’attacco resta un mistero

Crescono i misteri riguardo al presunto attentato alla base militare angloamericana di Fairford, in Inghilterra, da dove sono partiti caccia Usa per gli attacchi in Iran. Non solo i cinque sospettati sono stati rilasciati dalle autorità, seppur in libertà vigilata, ma ora si scopre che ad avvertire la polizia sarebbe stato, nella notte tra sabato e domenica, proprio uno di loro. E la sua telefonata al numero di emergenza 999 sarebbe arrivata prima di quella di una donna del villaggio di Whelford, definita eroina dai giornali inglesi, dopo aver notato i cinque con un passamontagna sul volto e tre furgoni bianchi parcheggiati in paese.
Ci sono inoltre “forti indicazioni” che l’Iran abbia avuto un ruolo nella vicenda, ha affermato il premier britannico Andy Burnham parlando ai media a chiusura del congresso laburista di Liverpool. Il primo ministro ha spiegato di non poter aggiungere dettagli, essendo l’indagine della polizia ancora in corso.
La telefonata del sospetto
Sinora, infatti, si presumeva che fosse stata la contadina, di ritorno da una festa, a far scattare l’allarme intorno a mezzanotte e mezza, con la polizia arrivata in forze solo 25 minuti dopo. Invece, secondo quanto trapela oggi, gli agenti erano già stati allertati proprio da uno dei cinque giovani britannici, di età tra 23 e 25 anni e tutti residenti a Londra, che poi sarebbero stati arrestati e spogliati – probabilmente perché gli agenti temevano che potessero essere kamikaze.
Perché il giovane ha chiamato la polizia? Non è chiaro e, in attesa di altri elementi, si entra nel campo delle speculazioni. Forse si è pentito di un’azione terroristica che i cinque stavano per compiere? Oppure si è reso conto di esser parte di un piano molto più pericoloso di quanto pensasse o di partecipare a un atto terroristico, dopo esser stato reclutato online da uno Stato straniero, per un’azione di disturbo o sabotaggio in tono minore?
Il mistero degli “esplosivi”
Ma ecco un altro mistero. I cinque sono stati arrestati domenica mattina prima per presunti reati relativi a possesso di esplosivi, e successivamente riarrestati per terrorismo, per poi essere rilasciati su cauzione il giorno dopo, perché evidentemente non ponevano una minaccia imminente per il pubblico. Una decisione che ha scatenato le critiche del presidente americano Donald Trump. Metà villaggio di Whelford, invece, è stato evacuato per quasi due giorni con gli artificieri al lavoro. In genere, questo tipo di operazioni dura ore ma non giorni, per quanto complessa.
Alla fine, la polizia ha comunicato ufficialmente di non avere ritrovato esplosivi attivi nei tre furgoni ma soltanto “una quantità di benzina”. Forse per essere utilizzata per un rogo o un incendio? Non lo sappiamo, ma curiosamente i tre furgoni bianchi dei sospetti – che rimangono indagati e in libertà vigilata – avevano la scritta di una falsa società di carburanti “Fuel4You”, con un falso numero di telefono.
La pista iraniana
Ma allora cosa si sarebbero apprestati a fare i cinque sospetti? E perché? Il capo dell’antiterrorismo britannico Laurence Taylor ha detto lunedì: “Stiamo valutando qualsiasi ipotesi, anche che possa trattarsi di attività condotte da soggetti per procura, o che, magari inconsapevolmente, operano per conto di uno Stato straniero”. Del resto, l’Iran aveva ufficialmente dichiarato Fairford “un obiettivo”. Ma Taylor sottolinea che gli inquirenti stanno ancora seguendo tutte le piste, per poi lasciare intendere che i sospettati forse sono stati attratti dal “denaro facile” e dunque reclutati, senza però coltivare una ideologia terrorista.
Teheran ha smentito categoricamente ogni coinvolgimento, parlando di macchina del fango. Gli inquirenti britannici, ufficiosamente, considerano la pista iraniana ancora quella più calda e lo stesso segretario di Stato americano Marco Rubio ha esplicitamente accusato “uno Stato straniero” dietro il presunto attentato. Oltre a quella di un sopralluogo o una prova per un attacco da compiere successivamente, un’altra ipotesi che circola molto tra gli esperti in queste ore è quella non tanto di un attentato vero e proprio ma di un avvertimento di uno Stato straniero, mediante il reclutamento di giovani “freelance”, contro gli americani – e gli inglesi – mandando una minaccia chiara, anche per scatenare il panico, e dire: possiamo colpirvi in qualsiasi momento. Ma anche su questo mistero di Fairford, per ora non ci sono certezze.