Corriere della Sera, 1 ottobre 2026
Zamparini, la disfida per l’eredità
Salomone a Busto Arsizio. Alle prese non con un bimbo da tagliare in due per capire quale mamma sia quella vera, ma con l’eredità di Maurizio Zamparini da «congelare» prima di capire a chi debba essere dato, e in quale misura, il patrimonio dell’imprenditore friulano morto a 80 anni nel 2022 dopo aver fatto fortuna con i centri commerciali Mercatone Zeta, riempito la ribalta calcistica negli anni da patron del Palermo e del Venezia e con il record di allenatori esonerati in serie A, e punteggiato anche le cronache giudiziarie e le diatribe con il Fisco.
Con un doppio sequestro giudiziario, simultaneo e incrociato sui rispettivi patrimoni evocati, il Tribunale civile bustocco pareggia al momento le geometrie della disfida familiare che infuria tra i quattro figli (nati dal primo matrimonio di Zamparini concluso con un divorzio) e la seconda moglie (madre del quinto figlio Armando, morto a 23 anni nel 2021 a Londra) per la spartizione dell’eredità, stimata sulla carta sino a 250 milioni teorici a fronte di un asse ereditario inventariato sinora in soli 9 milioni.
Ai figli e alla moglie fu lasciato da Zamparini il 50% dell’eredità. Ma il nodo della causa civile è stabilire il 50% di cosa, e cioè a quanto ammontasse davvero la massa ereditaria da dividere. Al Tribunale civile bustocco, competente perché Vergiate è stata l’ultima residenza di Zamparini, i quattro figli Silvana-Andrea-Diego Paolo-Greta (assistiti dagli avvocati Bonetta-Lucisano-Banfi) nella causa di successione impugnano il testamento del 31 agosto 2020 e invocano cautelarmente il sequestro almeno di 37 milioni di cespiti della seconda moglie, tacciata di volerli celare alla massa dell’eredità. Per converso la seconda moglie Laura Giordani, con una speculare controrichiesta che assume invece come parametro un differente testamento del 27 settembre 2020 e valorizza un file di Zamparini trovato in un suo tablet a due anni dalla morte, con gli avvocati Dal Ben-Rosa-Molinari reclama invece il riconteggio nella massa ereditaria anche delle donazioni e intestazioni fiduciarie per 75 milioni che sostiene Zamparini in vita avesse fatto ai figli, e il sequestro di alcune società loro conferite dal padre (molte però in liquidazione) con in pancia «crediti da finanziamento soci» che farebbero lievitare alle stelle il valore nominale dell’eredità.
Ora la giudice civile Annarita D’Elia, inondata dai documenti e dalle doglianze delle due parti belligeranti, le accontenta e delude entrambe, e ordina sia il sequestro giudiziario chiesto dai figli a carico della seconda moglie (che aveva già subìto il sequestro penale di un immobile a Zagabria), sia il sequestro perorato da lei a carico dei figli: doppia mossa della giudice nel presupposto che, in una causa di successione che si annuncia lunga e travagliata, entrambi i fronti abbiano buone ragioni in astratto per temere che la controparte nel frattempo renda di fatto inutile la futura sentenza di merito, e dunque sia meglio che intanto a gestire il patrimonio (e, prima ancora, a farne un inventario più preciso e meno influenzato dai reciproci interessi, magari con una apposita consulenza) sia un custode giudiziario, nominato dal Tribunale di Busto Arsizio nel commercialista milanese Gualtiero Terenghi. Sigilli, dunque, sul lato della seconda moglie a 37 milioni di liquidità, alla società Valle Silvana sas, alla società cipriota Miposteria Limited e a società estere in Austria e Lussemburgo; e sul lato dei quattro figli alla Zfc srl, ai «crediti da finanziamento soci» riferibili a loro, alla Zouga due srl, alla Finbest srl. E se in giro ci sono gioielli e opere d’arte di Zamparini, anche quelli dovranno essere sequestrati in mano a chiunque oggi siano.