Corriere della Sera, 1 ottobre 2026
Regeni, lo Stato chiederà al Cairo il risarcimento di 150 mila euro
I soldi, almeno, se non la giustizia. A due giorni dalla sentenza della I Corte d’Assise sulla vicenda Regeni, mentre l’Egitto non sembra intenzionato a cedere sui condannati, la maggioranza promette che insisterà con Il Cairo per ottenere le somme dovute all’Italia, parte civile al processo contro gli agenti della National security egiziana. I giudici hanno fissato a 150 mila euro i ristori destinati alla presidenza del Consiglio con una provvisionale «immediatamente esecutiva». E il ministro degli Affari europei, Tommaso Foti, intervistato da La7, assicura: «Quando la sentenza sul caso Regeni verrà depositata, lo Stato chiederà il risarcimento. Il governo italiano c’è stato. Abbiamo ribadito e affermato il principio di legalità». E poi chiarisce: «Quando la sentenza sarà passata in giudicato, ne chiederemo l’esecuzione».
Poco prima, dall’opposizione, il presidente dei 5 Stelle Giuseppe Conte aveva fatto notare come, tra le pieghe del dispositivo di condanna, si nascondesse l’esigenza di darsi da fare: «È vero che la sentenza è di primo grado e bisogna aspettare che sia definitiva e passi in giudicato, però la condanna al pagamento e al risarcimento della famiglia è immediatamente esecutiva, quindi lo Stato deve favorire l’immediato recupero delle somme. Il governo non deve nascondersi, su questo piano può e deve agire».
Il tema si porta dietro altro. Versare i risarcimenti vorrebbe dire confermare responsabilità che l’Egitto, fin qui, ha negato di avere: «Il Cairo non reagirà, non ha seguito lo svolgimento del processo», scrive il quotidiano Asharq Al-Awsat, citando fonti diplomatiche che sottolineano come «i giudici hanno condannato singoli individui e non le istituzioni». Mentre Palazzo Chigi ha smentito la notizia, diffusa da media del Cairo, di una telefonata tra i vertici italiani ed egiziani prima della sentenza: l’ultimo contatto tra Giorgia Meloni e Al Sisi risale al 23 luglio.
Si torna così al punto di partenza. Che fare con Al Sisi? La segretaria dem Elly Schlein rincara la dose contro la maggioranza: «Una parte della sentenza è “immediatamente esecutiva”. Tajani aveva parlato di una sentenza limitata, non è affatto limitata, quello che è stato del tutto assente è stata la collaborazione da parte delle autorità egiziane».
Lo scontro sulla postura da tenere con l’Egitto non è rientrato. Sulla questione interviene, a margine di un question time alla Camera, il ministro della Giustizia Carlo Nordio: «Ho sentito quello che hanno detto il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri e sono perfettamente d’accordo, nulla da aggiungere o da cambiare». Interviene anche la Lega: «Serve prudenza – dice il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo – fare l’opposizione è facile per tutti, quando si governa bisogna usare il cervello e il buonsenso».