il Fatto Quotidiano, 30 settembre 2026
Sentenza Regeni, i giornali egiziani ignorano la notizia
In Egitto vige il silenzio sulla sentenza del caso Giulio Regeni. Il regime militare di Al Sisi continua a ignorare le proprie responsabilità e quelle degli uomini della sua intelligence stabilite nel verdetto di lunedì dalla Prima Corte d’Assise di Roma. Dai principali quotidiani del Paese come Al-Ahram, Al-Masry Al-Youm, Al Youm Al Sabea, Cairo24, Al-Shorouk e Masrawy ai siti e i canali delle emittenti televisive quali Al Qahera News, Nile News e Extra News, non arriva altro che un totale silenzio stampa. Una censura che sottolinea il pugno di ferro con il quale il regime inibisce le fonti d’informazione e ribadisce la linea strategica consolidata dal Cairo e dalla procura generale egiziana, che considerano il processo italiano privo di fondamento giuridico.
In un clima di silenzio imposto dalla paura, le uniche voci indipendenti a strappare il velo d’indifferenza calato sulla faccenda dal regime sono quelle delle testate indipendenti Al Manassa e Mada Masr. Le due piccole realtà hanno continuato la loro battaglia per la libertà d’informazione riportando la notizia senza filtri politici tramite articoli e post sulle pagine social.
Fondato nel 2015 dall’ex giornalista del Washington Post Nora Younis, Al Manassa ha già assaggiato la repressione del regime. Nel 2020 agenti in borghese fecero irruzione nella sede del sito sequestrando laptop e arrestando Younis rendendola una delle prime giornaliste egiziane ad essere colpita dalla legge sul cybercrimine del 2018. Ancora peggiore la pena inflitta al vignettista Ashraf Omar: prelevato di notte nel luglio 2024, il collaboratore di Al Manassa è stato sottoposto a percosse e minacciato con scosse elettriche e rimane ancora oggi in detenzione preventiva. Purghe simili sono state inflitte anche a Mada Masr. Dopo la pubblicazione di un inchiesta sul figlio di Al Sisi nel novembre 2019, agenti in borghese fecero irruzione negli uffici della testata, sequestrando computer, telefoni e documenti ed arrestando la direttrice Lina Attalah, mentre il giornalista Shady Zalat era già stato prelevato dalla sua casa la notte precedente. I due sono stati rilasciati solo grazie alla pressante mobilitazione civile e diplomatica internazionale. Nonostante il loro valoroso coraggio, la voce delle due testate giunge oggi come un sussurro in un concerto. Complice il giro di vite della giunta militare sui canali d’informazione, i due siti sono sconosciuti alla maggior parte degli egiziani, anche fra gli strati sociali più istruiti, come confermato dalla fonte consultata per questo articolo. La triste sorte di Giulio Regeni rimane così assente dal dibattito pubblico egiziano e ignorata dall’ampia maggioranza della popolazione locale. All’ombra delle piramidi, gli apparati del regime militare continuano così ad agire con impunità.