lastampa.it, 30 settembre 2026
Strage di Brandizzo, udienza rinviata: aule troppo piccole
Stallo alla prima udienza preliminare sulla tragedia ferroviaria di Brandizzo. Tutta colpa della capienza – insufficiente – delle due Aule in cui si sta celebrando stamattina, 30 settembre, la discussione sugli eventuali rinvii a giudizio dei 24 imputati. Le difese di questi ultimi e anche di alcune parti civili, i familiari delle vittime, hanno sollevato un tema di «decoro» per via dell’assenza di posti disponibili, che ha obbligato alcuni dei legali, degli imputati e dei parenti delle vittime a rimanere in piedi. In particolare è stato chiesto di valutare il trasferimento di un eventuale processo nella aula bunker delle Vallette a Torino dove, hanno spiegato i legali, «si sono già celebrati diversi maxi processi». Uno spazio che si trova, è stato sottolineato, «a circa 30 minuti di Ivrea». Sul punto ha replicato la procuratrice capo di a Ivrea Gabrielle Viglione: «È in avanzato stato la realizzazione della maxi aula, finanziata con 500 mila euro dalla Regione. Speriamo che possa essere pronta per la fase dibattimentale». Tutti i difensori degli imputati, rappresentati dal legale Luigi Chiappero che assiste Rfi, hanno chiesto la revoca dell’udienza del 14 ottobre.
La rabbia per la capienza degli spazi
Quando verso le 12,30, escono dall’aula i parenti delle vittime, non nascondono la rabbia per la capienza degli spazi: Massimo Laganà, padre di Kevin: «Dopo tre anni e un mese ci aspettavamo un’aula che potesse ospitarci tutti. Volevamo vedere in faccia i colpevoli di quello che è successo. Si poteva fare di più. Ci sentiamo trascurati». Aggiunge il figlio Antonino: «Speriamo che la prossima udienza sarà più dignitosa: è stata una mancanza di rispetto per mio fratello e per i suoi colleghi che non ci sono più». Lo stesso sostiene Edoardo Aversa, fratello di Giuseppe: «Abbiamo chiesto aule unificate. Oggi non abbiamo nemmeno potuto vedere gli imputati in faccia». Aggiunge: «Siamo delusi anche per il rinvio. Dopo così tanto tempo, non è il massimo».
«Nordio dovrebbe vergognarsi»
Per Marco Bona, uno degli avvocati delle parti civili: «Il ministro Nordio si dovrebbe vergognare. Le aule che accolgono questo processo sono una vergogna. Non c’è nessuna dignità e nessun rispetto nei confronti dei familiari delle vittime e dell’avvocatura che è parte integrante del sistema giustizia». «La discussione è stata surreale – dice anche Giuseppe Santomauro, Filt Cgil Piemonte, tra i sindacati presenti in aula – Non è possibile che non sia dia la possibilità di avere un’aula dignitosa per celebrare un processo come questo». Aggiunge: «Pur di non posticipare il processo siamo disponibili a celebrarlo anche in piedi».
Il dolore dei parenti delle 5 vittime
Per i parenti delle vittime «Oggi è un punto di partenza. Chiediamo giustizia». Così Antonino Laganà, fratello di Kevin, la più giovane delle cinque vittime. Davanti al tribunale, Antonino appare provato e arriva accompagnato dal padre Massimo, da altri familiari e dal loro avvocato, Enrico Calabrese. «Li hanno mandati a morire – dice Massimo –; non è stato un incidente sul lavoro: lo sapevano che lì passavano i treni, ne erano consapevoli».
Per la famiglia, l’inizio del procedimento rappresenta un momento atteso a lungo, nel quale cercare di ricostruire quanto accaduto quella notte e accertare le eventuali responsabilità. Prima di loro sono arrivati i familiari di Giuseppe Aversa, anche loro presenti per seguire l’udienza e affrontare una giornata particolarmente delicata.
Alla sbarra 24 imputati, Massa all’udienza con la Bibbia
L’udienza preliminare è la prima tappa del processo per la strage di Brandizzo: 24 imputati tra cui tre società Rfi, Clf e Sigifer di Borgovercelli per la quale lavoravano le cinque vittime. In aula a sostenere l’accusa c’è la procuratrice Gabriella Viglione con le sostitute Valentina Bossi e Maria Baldari.
In aula è presente anche l’imputato Antonio Massa. Barba lunga e occhiali scuri, Massa è il preposto di Rfi che quella notte tra il 30 e il 31 agosto 2023 è scampato alla strage insieme ad Andrea Gibin. La sua presenza segna l’avvio di un processo chiamato a ricostruire la dinamica dei fatti e le circostanze che portarono alla morte dei cinque operai.
Dall’aula Massa uscirà col capo chino, occhiali scuri, nessuna parola. L’ex preposto di Rfi, che quella notte era sulla banchina ad assistere i cinque operai che stavano lavorando sui binari e sono stati travolti del treno marciare, lascia parlare i suoi avvocati. «È molto provato, anche lui è un padre di famiglia» dicono i legali Maria Grazia Cavallo, Antonio Maria Borello e Ilaria Cortese. Finora Massa, uno dei ventiquattro imputati, non ha mai parlato di quello che è successo. «Ha sempre espresso il proprio dolore attraverso i nostri comunicati – vanno avanti i legali – Ci chiediamo se sarà pronto a parlare e pensiamo di sì anche se la psicologa ce lo sconsiglia». La scelta di essere presente oggi? «Un dovere – aggiungono – anche se non sta ancora bene. Abbiamo fatto fatica anche a riportarlo sui binari di Brandizzo. Ma il suo cuore e il suo animo è rimasto lì». Per il tutto il tempo, durante l’udienza, Massa ha letto la Bibbia. «È molto provato – concludono gli avvocati – È sempre stato solidale con i parenti delle vittime».
La solidarietà dei parenti delle vittime di altre stragi
Fuori dal tribunale di Ivrea i familiari delle altri stragi ferroviarie, tra cui ad esempio quella di Viareggio: «Siamo qui per portare la nostra solidarietà ai familiari delle vittime. Siamo lavoratori e lavoratrici e sappiamo, forse più di altri, che è necessario lottare ogni giorno per tutto l’anno, contro ogni peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita imposte da un sistema barbaro, insostenibile e indifendibile, che antepone il profitto alla sicurezza e alla salute».