repubblica.it, 30 settembre 2026
Usa, sospesa a meno di un’ora dall’esecuzione la pena di morte per Christa Pike in Tennessee
Le esecuzioni capitali in America hanno ripreso a pieno ritmo. Ieri in Florida era prevista la condanna a morte di un uomo di 77 anni, Curtis Wilkie Beasley, che nel ’95 aveva ucciso una donna. Oggi doveva toccare alla prima donna a essere giustiziata in Tennessee in più di duecento anni: Christa Pike, 50 anni, in carcere dal ’95, condannata alla pena di morte per un crimine commesso quando aveva 18 anni. L’ultima volta che una donna era stata giustiziata nello Stato risale al 1820. Tutto ero pronto fino a quando una corte d’appello federale negli Usa ha bloccato la sua esecuzione: i testimoni si erano già radunati presso l’istituto penitenziario di massima sicurezza di Riverbend a Nashville quando l’ordine è stato emesso poco prima di un’ora dall’esecuzione. Non è ancora chiaro se il procuratore generale del Tennessee abbia presentato ricorso contro la decisione o per quanto tempo l’esecuzione possa essere ritardata: i giudici vogliono verificare se le denunce di abusi sessuali e stupri subiti dalla donna da bambina siano state pienamente prese in considerazione prima che venisse condannata a morte.
Secondo il Death Penalty Information Center, se l’esecuzione verrà eseguita, sarà la prima persona nella storia moderna degli Stati Uniti a venire giustiziata per un crimine commesso quando aveva 18 anni. E sarà la 19esima donna da quando la pena di morte è stata ripristinata nel 1976.
Il governatore del Tennessee, Bill Lee, aveva respinto la richiesta di clemenza presentata dagli avvocati, che avevano chiesto di tenere conto del fatto che Pike, quando torturò e uccise assieme ad altre due persone una ragazza, era molto giovane, aveva problemi mentali ed era stata vittima fin da bambina di abusi sessuali e violenze. «Dopo un’attenta considerazione della richiesta di clemenza, confermo la sentenza del Tennessee e non intendo intervenire», aveva dichiarato Lee. L’esecuzione – per iniezione letale – era prevista alle 10 del mattino, ora locale (le 17 in Italia), nel Riverbend Maximum Security Institution di Nashville.
Dei tre giovani coinvolti nel delitto, solo Pike è stata condannata a morte. Il suo fidanzato ricevette l’ergastolo, e non le pena capitale, perché aveva solo 17 anni. La terza persona coinvolta, una ragazza di 19, testimoniò contro gli altri due e ottenne la libertà vigilata. Pike e Colleen Slemmer, 19 anni, erano studentesse in un programma federale di formazione professionale, quando Pike attirò la compagna in un bosco, il 12 gennaio ’95, in parte perché temeva che la ragazza fosse interessata al suo fidanzato, Tadaryl Shipp. Lei e il suo ragazzo aggredirono Colleen con un taglierino e un grosso pezzo di asfalto. Shipp confessò di aver inciso un pentagramma sul corpo della vittima.
La componente satanica del delitto attirò l’attenzione dei media americani, ma anche quello che successe dopo avrebbe meritato uguale attenzione. Secondo i legali di Pike, il processo non tenne mai conto delle condizioni psicologiche della ragazza. Gli avvocati d’ufficio che l’avevano difesa erano risultati privi di esperienza e poco interessati a seguire il caso.
Il “boia di stato” in America, in ogni caso, non si fermerà in Tennessee. Il 7 ottobre verrà giustiziato in Texas Jamaal Howard, che nel 2000, a 20 anni, durante una rapina uccise la commessa di una stazione di benzina sparandole al petto. Il 20, in Florida, toccherà a William Reaves, che nell’86 sparò quattro colpi alla schiena di un vice sceriffo, uccidendolo.
Nel 2026 sono state eseguite 29 condanne a morte, di cui oltre la metà in Florida. L’anno scorso, con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, sostenitore della pena capitale, erano state 47. Un dato in aumento rispetto alle 25 del 2024.