la Repubblica, 30 settembre 2026
Del Vecchio, quote Delfin ferme per 6 mesi
Il giudice del Lussemburgo concede sei mesi di proroga alla Delfin per l’eventuale esercizio del diritto di prelazione sul trasferimento di azioni chiesto da tre soci. Il 30 giugno scorso Leonardo Maria Del Vecchio (Lmdv), Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico, tutti con il 12,5% delle azioni Delfin a loro intestate direttamente, avevano chiesto all’assemblea di poterle trasferire in un veicolo societario personale. L’assemblea aveva negato la possibilità ma la legge lussemburghese prevede che il trasferimento si possa fare in ogni caso dopo tre mesi offrendo il diritto di prelazione agli altri soci e il diritto di riscatto alla società stessa. Così è successo, per esempio, ai soci Luca Del Vecchio e Paola Del Vecchio che dopo 9 mesi dalla richiesta del novembre 2025 lo scorso 17 agosto hanno potuto trasferire il loro 12,5% alla società personale. Anche nel caso di Lmdv, Clemente e Rocco la Delfin ha chiesto una proroga di sei mesi per il diritto di prelazione ma a questa richiesta di proroga si era opposto Lmdv. Ieri il giudice ha ritenuto di non accogliere il ricorso e di concedere i sei mesi, come era stato per Luca e Paola. Dunque Lmdv, Clemente e Rocco dovranno attendere fine marzo per poter procedere con il trasferimento delle loro azioni.
A che cosa serve trasferire le azioni Delfin in una società? Può permettere di offrire in garanzia alle banche le azioni della società veicolo in cambio di prestiti. Le azioni Delfin, infatti, per statuto non si possono offrire in pegno se non con il consenso di tutti i soci. Dunque con l’escamotage della società personale il controllo di quei pacchetti azionari può uscire dal perimetro famigliare. Ma non è detto che tutte le banche accettino di far credito in cambio di azioni di un veicolo che comunque non può disporre fino in fondo delle azioni che ha in pancia. L’escamotage potrebbe attrarre qualche fondo avvoltoio, come vengono chiamati. E infatti Lmdv stava trattando con il fondo Apollo un miliardo di finanziamento “debt to own”, cioé in caso di mancato rimborso di prestito e interessi il creditore entra in possesso di tutta la quota data in pegno. Facendo così un affare.
La decisione del giudice penalizza in particolare Lmdv che è alla ricerca di nuova liquidità essendo già esposto con il sistema bancario per 950 milioni (oltre ad altri prestiti con il sistema non bancario) impiegati in parte per comprare le attività della sua Lmdv Capital e in parte per bisogni personali. Tuttavia le banche sono restie a concedere nuovo credito perché, a fronte dell’alto valore della partecipazione Delfin, non vedono un flusso finanziario regolare in entrata. I dividendi da Delfin, infatti, sono limitati al 10% dell’utile netto annuale per effetto dei veti incrociati tra eredi. Luca, Clemente e Paola Del Vecchio da quattro anni a questa parte si sono sempre opposti alla distribuzione di un dividendo superiore al 10%, che richiede una maggioranza di sei soci su otto. E questa situazione rischia di protrarsi a lungo in mancanza di un accordo che coinvolga tutti e otto i soci di Delfin. Lmdv aveva provato in primavera, senza successo, ad acquistare le azioni di Luca e Paola ma le banche, a fronte di un finanziamento di 10 miliardi, hanno chiesto un impegno a intervenire in caso di bisogno alla stessa Delfin. Impegno che è stato negato dal cda della finanziaria. E da allora nessuna trattativa ha trovato sp