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 2026  settembre 30 Mercoledì calendario

Truffa dei lingotti, spariti 89 milioni. Solo in Trentino-Alto Adige quasi 300 vittime

La strada è sempre più in salita per i migliaia di investitori, tra cui 185 trentini e 111 altoatesini, finiti nella «trappola» della truffa dei lingotti d’oro, pubblicizzati dalla Global group consulting sas. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile, insieme ai ricorsi proposti da alcune parti civili, della Procura generale di Milano contro i patteggiamenti di Giorgio Maria Marone, Moreno Alestra, Valerio Tirelli, Nicola Meneghetti e Giovanna Piera Deledda, che avevano chiuso i conti con la giustizia con pene comprese tra i 2 anni e 11 mesi e i 3 anni e 10 mesi per associazione per delinquere e abusivismo finanziario. I patteggiamenti erano stati ratificati dalla gip Rossana Mongiardo il 5 febbraio nell’ambito del primo filone di inchiesta delle pm Francesca Celle e Giancarla Serafini. La Procura generale aveva contestato la sentenza ritenendo irregolare l’ammissione dei patteggiamenti. La Quinta Sezione penale della Corte Suprema ha però respinto il ricorso e quindi i patteggiamenti sono definitivi, come chiariscono gli avvocati dei risparmiatori Cristiano Cominotto e Claudio Parisi.
Pensioni e risparmi volatilizzati
Al termine del procedimento erano stati confiscati sei milioni (poca cosa rispetto agli oltre 89 milioni volatilizzati) e fino ad ora sono stati recuperati due milioni su conti bancari, il resto in oro messo in vendita dagli inquirenti. Ma nell’affare dei lingotti d’oro c’era chi aveva investito la pensione e chi i risparmi di una vita. Pensionati finiti sul lastrico o quasi. Una situazione complessa e ora per avere giustizia dovranno aspettare. «Da questo primo processo non arriverà alcun risarcimento, ma la vicenda – spiegano gli avvocati – non è ancora chiusa».
Le vittime
Resta aperto il procedimento a carico di Samuel Gatto e Stefania Conti Gallenti, nel quale i risparmiatori si sono costituiti parte civile. Indicati dall’accusa come i vertici dell’organizzazione, Gatto e Gallenti si dovranno difendere davanti al Tribunale di Milano. Siamo all’inizio del processo. La coppia, latitante dal gennaio, avrebbe promosso l’acquisto di oro senza l’autorizzazione della Consob. La truffa era emersa grazie alla denuncia di due donne – madre e figlia milanesi – agganciate nel luglio del 2023 da una conoscente mentre si trovavano in vacanza a Ortisei. Da quel momento erano state coinvolte nel raggiro perdendo 30 mila euro. Alle due donne era stato proposto l’acquisto di lingotti d’oro, metallo prezioso che sarebbe stato reinvestito dalla società Global group consulting nell’acquisto di prodotti ospedalieri. 
Lo «schema Ponzi»
Agli investitori era stato assicurato un rendimento mensile del 4%, secondo il tipico «schema Ponzi». Le persone sarebbero state invogliate a investire anche attraverso una sorta di sistema a premi, che prevedeva l’elargizione di oggetti di lusso ai clienti fidelizzati. Dal 2019 la società avrebbe accumulato oltre 89 milioni, di cui più di quattro milioni sottratti a 185 investitori trentini. I creditori ora dovranno aspettare il processo a carico di Gatto e della moglie, ma resta aperta anche la strada della causa civile contro i cinque imputati che hanno patteggiato.