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 2026  settembre 30 Mercoledì calendario

Da Malthus, Lucrezio e Einstein al prospetto in Borsa dell’AI: ecco chi ha scritto di «rischi di estinzione»

«Verba volant, scripta manent».
La locuzione latina che si fa risalire a Caio Tito (e che peraltro, al tempo del senatore romano, significava esattamente il contrario di quanto immaginiamo oggi: solo le parole passano di bocca in bocca mentre gli scritti non vanno da nessuna parte) segna il nuovo capitolo dell’Odissea artificiale dell’umanità, il racconto dell’Apocalisse a causa dell’Intelligenza artificiale.
Dopo averlo sentito raccontare da Dario Amodei, Sam Altman, Bill Gates et al., oggi possiamo leggere, nero su bianco di «Rischi esistenziali per l’umanità».
Lo ha scritto Anthropic nel presentare il prospetto per la quotazione (Ipo) a Wall Street da circa due trilioni di dollari (2.000 miliardi di dollari), più alta di quella da record conclusa da Space X lo scorso luglio (Chi ha inventato le azioni che hanno reso Elon Musk trilionario? E chi è stato l’uomo più ricco della storia?).
Non è inusuale che nei documenti da presentare alla Borsa americana prima delle Ipo ci sia una lista di rischi anche drammatica (nei file di Space X, per esempio, si parlava del pericolo di milioni di satelliti in orbita intorno alla Terra con possibili collisioni ed effetti a cascata (un fenomeno noto come sindrome di Kessler, una teoria enunciata nel 1978 secondo cui il numero di detriti potrebbe anche impedire per generazioni l’esplorazione spaziale confinando di fatto l’umanità sulla Terra).
Ma, certo: niente a che vedere con la lettura dei «rischi esistenziali per l’umanità». Scripta manent, nel senso moderno del termine. Sembra un documento non solo per gli storici ma anche per un antropologo del futuro che potrà forse analizzare tra mille anni noi come noi stessi facciamo con gli uomini dell’anno Mille.
Però non è la prima volta che questa frase viene scritta nella storia dell’umanità.
Sottolineo anche in questo caso «scritta», perché è facile ricordare che la fine dell’umanità è un tema anche biblico ed è ontologicamente collegata con diverse religioni e forse con tutte le culture. Il diluvio universale ne è solo un esempio. Ma non è il solo. La storia ha dato credito più volte a questa paura. Basterebbe ricordare il timore dell’umanità di fronte al passaggio finale dell’anno 1000, citato prima. Sembra che la matematica abbia sempre fatto paura, non solo a scuola, anche quando il numero è puramente arbitrario come in questo caso. 
Ci deve essere un curioso demone nascosto dietro le cifre quando incontrano il nostro inconscio collettivo. 
Lo stesso tema della fine del mondo comparve anche tra i flagellanti, non solo quelli del Duecento influenzati dalle profezie millenaristiche di Gioacchino da Fiore (che identificava il 1260 come l’inizio dell’«Era dello Spirito Santo») ma soprattutto quelli del Trecento, che vedevano nella Peste nera ricordata dal Boccaccio il segno dell’ira del Signore. E, peraltro, proprio la Peste nera (portata molto probabilmente dalle navi genovesi di ritorno dall’Asia e dal Bosforo) creò le condizioni per una possibile estinzione: si stima che la popolazione europea, ancora il centro del mondo allora, si ridusse di 50 milioni di abitanti sui 75 milioni complessivi.
Dunque il «Decamerone» può essere considerato un documento – anche se letterario – sul rischio di estinzione. 
D’altra parte Lucrezio, nel «De Rerum Natura», aveva già affrescato la fine del mondo: «Un solo giorno la manderà in rovina, e la mole e la macchina del mondo, sostenuta per molti anni, crollerà». 
È interessante notare che fino all’Ottocento le cause dell’estinzione venivano colte dalla letteratura pescando nella natura stessa, come nel racconto «The Last Man» di Mary Shelley o «The Extinction of Man» di H. G. Wells. Almeno fino all’arrivo di Samuel Butler che iniziò a giocare con la tecnologia (come ricordato qui: Torna il marketing dell’Apocalisse, che c’era anche ai tempi di Darwin e di Vespasiano.).
Tuttavia esistono anche casi in cui, più che un timore religioso o una ispirazione letteraria, il rischio di estinzione è stato oggetto di teorie, studi e ammonimenti simili, formalmente, a quello comparso nei documenti della quotazione di Anthropic (il cui fine, va sottolineato, è solo legale: se ci fosse sul serio il rischio di estinzione gli avvocati, che sono antropologicamente intelligenti, avrebbero evitato di scriverlo. Se non ci sarà più nessuno, nessuno potrà fare causa o chiedere i soldi indietro. 
Un pizzico di cinismo talvolta aiuta a relativizzare e razionalizzare).
Un episodio storico è quello legato a Thomas Robert Malthus, un pastore anglicano del Settecento che ha avuto una diffusa influenza sull’economia e anche sul naturalismo di Darwin, nonostante la sua teoria fosse di fatto errata. 
Secondo Malthus, che aveva largamente sottostimato il ruolo dell’innovazione scientifica e tecnologica, il destino dell’uomo sarebbe stato segnato dalla bomba a tempo creata dall’intreccio mortifero tra progressione geometrica della popolazione e progressione aritmetica del cibo proveniente dall’attività agricola. Di fatto, secondo Malthus, le politiche dei Paesi avrebbero dovuto controllare le nascite perché non ci sarebbe stato pane per tutti. Parliamo di un periodo in cui la popolazione mondiale era ancora sotto il miliardo di persone.
Un altro episodio di «scripta manent» sul tema rischio di estinzione dell’umanità è il manifesto firmato da Bertrand Russell e Albert Einstein nel 1955. Il filosofo inglese e lo scienziato premio Nobel (che peraltro morì pochi mesi dopo) invitavano gli scienziati e gli intellettuali di tutto il mondo a riunirsi per affrontare il rischio per l’umanità prodotto dalle armi nucleari. Il primo di una lunga serie di appelli e di riflessioni internazionali sul tema. Che però, a differenza di quelli attuali, non venivano dalle parti in causa.
Oggi sembra che i vari Amodei, Altman, Musk e Gates, vogliano recuperare il ruolo ambivalente e ambiguo che per secoli hanno giocato gli sciamani e i santoni all’interno delle tribù: quello di voler essere i narratori ma anche i padroni del proibito. Salvatori e untori, medicina e male allo stesso tempo. Un rituale che sembra funzionare ancora nella Borsa del 2026, dove tribù irrazionali di investitori sono pronte a festeggiare con due trilioni di dollari una tecnologia che potrebbe causare «l’estinzione». Il Boccaccio con le sue feste profane di fine mondo non avrebbe potuto fare di meglio.
*L’umanità ha rischiato veramente di estinguersi e molto prima che lo potessimo scrivere. Circa 930.000 anni fa: una ricerca genetica pubblicata nel 2023 su Science (alla quale hanno partecipato anche scienziati italiani come Giorgio Manzi dell’Università la Sapienza e Fabio Di Vincenzo dell’Università di Firenze: eccola) ha proposto che gli antenati degli esseri umani abbiano attraversato un collo di bottiglia demografico estremamente grave, con una popolazione riproduttiva forse ridotta a circa 1.280 individui per decine di migliaia di anni.