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 2026  settembre 30 Mercoledì calendario

Storia degli attentati aerei

Gli aerei sono da sempre un target per terroristi, criminali comuni e individui spinti da ragioni personali, rabbia, risentimento. Azioni ben preparate mescolate a gesti improvvisi.
Uno dei primi attentati è avvenuto nel 1933, negli Stati Uniti, con l’uso di un ordigno. Episodio irrisolto seguito da altri compiuti da persone che cercavano di organizzare truffe oppure avevano dei conti da regolare. E i casi si diffonderanno ovunque.
Successivamente, dopo la guerra dei Sei Giorni in Medio Oriente (1967), nasce la stagione del terrore nei cieli. Ad aprirla sono alcune fazioni palestinesi. Nel febbraio 1970 i militanti fanno esplodere in volo un Convair svizzero usando una bomba particolare, con timer barometrico, sistema che diventerà una minaccia costante unita al ricorso al plastico facilmente occultabile. 
Insieme alle trappole ad alta quota dilagano i dirottamenti. Un momento su tutti: i jet costretti ad atterrare sulla vecchia pista di Zarqa, in Giordania. Colpo spettacolare ancora dei palestinesi, parte dei piani ideati dalla mente operativa, Wadi Haddad. Sarà lui a coinvolgere estremisti stranieri in queste missioni: Carlos, i tedeschi, i giapponesi. Morirà avvelenato dal Mossad. 
In parallelo il fenomeno si estenderà nei Caraibi, con una lunga serie di sequestri di aerei, dove i pirati costringono il comandante a dirigersi a Cuba.
Il moltiplicarsi delle incursioni spinge i governi a reagire. Nascono forze speciali, teste di cuoio addestrate a “liberare” gli ostaggi, sono schierati a bordo gli “sceriffi”. Gli aeroporti vengono protetti in modo più attento, si cercano tecnologie che aiutino a difendersi mentre i terroristi contro-manovrano elaborando micro-bombe smontabili, usando persone insospettabili oppure inconsapevoli. La ragazza alla quale regalano un mangianastri riempito d’esplosivo, la sposa promessa alla quale infilano nella valigia un ordigno, l’attentatore che sale sul jet con moglie e figlio (per poi piazzare la bomba durante uno scalo). I fronti palestinesi faranno scuola, saranno imitati da gruppi sciiti ispirati dall’Iran, dai nordcoreani.
Le misure di sicurezza e alcune azioni fallite – Entebbe, Mogadiscio – indurranno gli estremisti a rivedere i piani. Il dirottamento lascia spazio alle valige bomba: le stragi di Lockerbie nel1988 e dell’UTA nel Sahel, attribuite entrambe ai libici ne sono la prova. 
Questi drammi sono i lampi finali di una campagna che si evolverà sotto la mano dei qaedisti. Che non rinunceranno del tutto agli esplosivi ma sorprenderanno il mondo l’11 settembre 2001 trasformando i jet i missili da crociera. In realtà arrivano a questo risultato dopo un primo tentativo studiato nel 1995, il piano Bojinka. L’idea era di far saltare una dozzina di aerei passeggeri diretti negli Stati Uniti.
Lo choc dell’assalto all’America da parte dei jihadisti porterà ad una nuova svolta nella lotta al terrorismo con misure più severe negli scali, screening, controlli su liquidi e scarpe, le porte blindate della cabina di pilotaggio. I killer non si daranno per vinti, ci proveranno ancora: l’esplosivo nelle suole delle sneaker, nelle mutande, dentro un computer, nelle cartucce di una stampante, in una lattina di una bibita o in una carrozzina, in un tritarcarne. Un duello mai chiuso, con qualche mossa dello Stato Islamico per rilanciare la tattica.
In parallelo a iniziative di movimenti o gruppi ci sono stati eventi con membri dell’equipaggio a trasformarsi in assassini, facendo schiantare l’aereo contro una montagna, nelle profondità del mare, in una giungla. Citiamo la storia più controversa. Il 31 ottobre 1999 un Boeing dell’Egypt Air, decollato da New York, finisce in picchiata nell’Atlantico: 217 morti. Per gli americani si è trattato di un gesto suicidario di uno dei piloti, per il Cairo di un’avaria improvvisa. Attorno molte teorie, gli scambi di accuse, veleni, sospetti mai sopiti. Altre storie – ad esempio il disastro della Germanwings sulle Alpi – faranno emergere verifiche superficiali sullo stato mentale degli ufficiali.
Con il tempo assisteremo ad altre tragedie analoghe, a latitudini diverse. Gli investigatori non sempre troveranno risposte certe, avranno in mano supposizioni oppure dati incompleti, interpretazioni dei fatti influenzate da assicurazioni e interessi nazionali. Ancora oggi non sappiamo in quale punto dell’Oceano sia finito il volo malese MH370, svanito nel marzo 2014 (qui il web reportage che ricostruisce la storia), e se uno dei piloti è il colpevole. E alla fine, quale sia la matrice di un gesto è certamente rilevante ma è altrettanto profondo l’impatto “sociale”.