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 2026  settembre 30 Mercoledì calendario

Il prezzo nascosto delle scommesse

«Una delle piaghe più significative e purulente della società, che schianta le famiglie e offende la dignità delle persone». Parole di monsignor Benoni Ambarus, per tutti «don Ben», arcivescovo di Matera, nuovo presidente della Caritas italiana e della Commissione episcopale che si occupa delle dipendenze. La Sisal pensava di fare una furbata lanciando il nuovo gioco d’azzardo Win for Italia Team (tre parole su quattro in inglese: very patriotic...) e dando agli scommettitori la novella che «il nuovo gioco realizzato in collaborazione con il CONI contribuisce al sostegno dello sport italiano e del percorso olimpico degli atleti italiani» poiché «la quota di prelievo erariale pari al 26,5% della raccolta sarà destinata al CONI per finanziare attività, programmi e iniziative dedicate agli atleti contribuendo alla loro preparazione verso i prossimi traguardi olimpici»? La risposta del vescovo, pubblicata su Avvenire, il quotidiano della Cei, è durissima: «Manca la consapevolezza della situazione sia nelle istituzioni che nell’opinione pubblica, invece l’azzardo è uno scandalo, una pietra d’inciampo e non si può fare finta di niente». Accuse in linea con quanto detto da Matteo Zuppi al convegno del Forum Famiglie sulle ludopatie: «L’azzardo deve essere combattuto e la politica deve sapere fare scelte forti, chiare, comuni, trasversali, per certi versi davvero “costituenti” per liberare la vita di tanti da una schiavitù terribile». E la scelta di girare un 5% alle Regioni «per curare l’azzardopatia»? Risposta dell’arcivescovo: «Una vera genialata... Un piatto di lenticchie per ammorbidire le legislazioni regionali fortemente restrittive sulle modalità di azzardo».
«Purtroppo in Italia il concetto di gioco d’azzardo rimane un tabù», disse tempo fa Gigi Buffon. «Si preferisce l’associazione triangolare gioco-dipendenza-rovina. Siamo un Paese democraticamente giovane, ma bigotto e bacchettone». Chissà se lo pensa ancora dopo il dramma e le confessioni di Nicolò Fagioli («Arrivai a giocare 12 ore al giorno, sempre col telefonino in mano, non cagavo i famigliari e la mia ragazza...) precipitato in un incubo fino a venir minacciato da un usuraio («Dammi i miei soldi o giuro che ti faccio smettere di giocare! Ti faccio fare il muratore!») e scoppiare in lacrime durante una partita della Juve. Vederlo tornare in nazionale, l’altro ieri, anche come premio al suo riscatto, è stato bellissimo.