Corriere della Sera, 30 settembre 2026
«Naza», successo al debutto. È il film più visto d’Italia
Che ci fosse grande attesa per l’uscita in Italia di Naza, il doc di Yuval Abraham e Rachel Szor, vincitore del premio speciale della giuria a Venezia 83, si sapeva. Alcune delle oltre 500 sale dove era in programmazione come evento speciale, erano già sold out da tempo. Ma il risultato al box office del primo giorno, lunedì, ha superato ogni aspettativa: il film più visto con 451.872 euro di incasso e una media per schermo di 1.153 euro. Oltre 60 mila spettatori, che, come indicano le rilevazioni Cinetel, lo hanno preferito a Avengers. Endagame Extra (179.612 euro) e Ultimo. Tutto, live a Tor Vergata (145.534).
Distribuito in Italia da IWonder, visto il successo rimarrà nei cinema anche dopo l’uscita evento, prevista fino a oggi. È stato realizzato a partire dalle rivelazioni delle inchieste, durate anni, di un team di reporter di testate indipendenti, come +972 Magazine e Local Call, coordinate dal Guardian, che risulta tra i produttori del film tra i quali compare anche Jonathan Glazer, il regista de La zona di interesse. I l doc si basa sulle testimonianze, coperte da anonimato, filmate di notte sui tetti di Tel Aviv, di 24 ex militari Idf e esponenti dei servizi di sicurezza.
Già vincitori di un Oscar per il miglior documentario con No other land, insieme ai colleghi palestinesi Basel Adra e Hamdam Ballal, i due registi hanno spiegato il senso dell’opera. «Abbiamo realizzato questo film spinti dal senso del dovere di utilizzare la nostra posizione di filmmaker e giornalisti israeliani per analizzare i meccanismi che stanno dietro al massacro di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile. Non parliamo di crimini di guerra sporadici commessi da soldati ribelli che hanno disobbedito agli ordini, piuttosto di un sistema di cui sveliamo gli ingranaggi».
Il doc sarà disponibile gratuitamente online da novembre, sul sito del Guardian dopo l’uscita nelle sale cinematografiche di oltre 50 Paesi nel mondo. Le reazioni del governo israeliano al film, fin dalla presentazione a Venezia, sono state durissime. Il doc è giudicato «vile», gli autori «traditori in tempo di guerra» che meritano di veder revocata la cittadinanza israeliana. Molte le proteste anche sui social contro Abraham e Szor, che hanno ribadito l’intenzione di tornare in patria.