Corriere della Sera, 30 settembre 2026
Così sono nate le milizie Hagmar che terrorizzano i territori occupati
I giorni in cui i tribunali israeliani usavano il pugno di ferro contro i terroristi ebrei sono lontani: il rapporto di Peace Now sottolinea che la maggior parte degli episodi di violenza – dagli abusi verbali agli omicidi – non viene né documentata né conteggiata ufficialmente, poiché non raggiunge la soglia di notiziabilità. Non solo. Oltre a non punire gli abusi dei coloni, oggi le autorità israeliane spesso li incoraggiano, li coprono, e in certi casi vi partecipano direttamente. Questa evoluzione – o meglio involuzione – è strettamente connessa con il clima che si è creato a partire dal 7 ottobre 2023. Dopo il massacro compiuto da Hamas, che ha scatenato un desiderio di vendetta ma anche un’atmosfera da «liberi tutti», in Cisgiordania si sono moltiplicate le formazioni di riservisti delle forze di difesa israeliane che operano in una zona grigia: l’inquadramento formale è quello delle Hagmar (acronimo di Hativat Haganah Merhavit, alla lettera «brigate di difesa territoriale regionale»). Si tratta di unità della riserva incorporate nella catena di comando militare, ma che di fatto godono di ampia autonomia decisionale, agiscono in stretto coordinamento con i leader degli insediamenti e sono spesso accusate di prendere parte a intimidazioni ai danni dei palestinesi. In altre parole, sono bande armate che si muovono con l’autorità dell’esercito senza rispondere alla disciplina né alle direttive del comando. Questo paralizza anche l’intervento dell’esercito convenzionale che, sebbene non abbia mai brillato per solerzia nel proteggere i palestinesi, in teoria avrebbe il mandato di sedare gli scontri. Come ha raccontato al Guardian un soldato in servizio in un’unità regolare della Cisgiordania, ormai si è consolidato un pattern micidiale: i coloni attaccano, i militari vengono chiamati sul posto, ma quando arrivano trovano già le Hagmar sulla scena, spesso intente a dare man forte agli estremisti, e quasi sempre a impedire che qualcun altro li fermi. È evidente che i coloni non hanno più limiti e che le autorità non hanno alcuna intenzione di contenere le loro violenze. Il 28 luglio 2026 i Commanders for Israel’s Security (Cis), l’associazione di veterani dell’esercito e dell’intelligence, hanno inoltrato una lettera aperta al presidente americano Donald Trump. La violenza incontrollata dei coloni in Cisgiordania, avvertono, rischia di incendiare l’intera regione, senza contare che l’apparato di sicurezza israeliano è estremamente efficace contro Hamas, ma gravemente limitato contro i terroristi ebrei. Inoltre il documento accusa alcuni membri del governo di proteggere i terroristi messianici.