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 2026  settembre 29 Martedì calendario

Tokyo “stringe” sui lavoratori stranieri (nonostante il calo della manodopera)

Sognate di vivere in Giappone, e di acquisire la tanto sospirata (e ambita) “residenza permanente” nel Paese del Sol Levante? Ebbene dovrete passare attraverso la “porta stretta” di due requisiti.
Primo: essere capaci di «vivere in modo indipendente». Secondo: avere «una vita stabile senza il rischio di diventare un peso».
Parola dell’Agenzia dei Servizi per l’Immigrazione del Giappone. Dietro questa formulazione apparentemente fumosa, c’è in realtà una manovra politica condita di motivazioni identitarie: Tokyo sta per inasprire le regole per accedere alla residenza permanente, vale a dire lo status che garantisce il diritto di lavorare e soggiornare a tempo indeterminato nel Paese. In cosa consiste, esattamente, la stretta? In base alle nuove regole, che saranno operative da giovedì prossimo, i candidati dovranno avere un reddito superiore a quello medio delle famiglie giapponesi. Già dallo scorso mese di aprile, è scattata un’altra “tagliola”: chi aspira alla residenza permanente dovrà disporre di un fondo pensione equivalente a 30 anni di versamenti. Non solo: sarà necessario «parlare giapponese a un livello intermedio». E ancora: chi desidera stabilirsi permanentemente in Giappone dovrà sborsare 20 volte di più, ovvero 200mila yen (1.257 dollari). Come riporta la “Cnn”, lo scopo dell’impennata delle tariffe è quello di creare «una società ordinata in cui stranieri e cittadini giapponesi coesistano», secondo le dichiarazioni del governo di Tokyo. Lo spostamento verso una politica migratoria “selettiva e condizionata” collide però con la voragine che si è spalancata all’interno della società giapponese: la mancanza di manodopera, frutto “avvelenato” del crollo demografico che sta terremotando gli equilibri del Paese. I dati restituiscono una sorta di puzzle impazzito. Il numero di cittadini giapponesi è diminuito di oltre 900mila persone tra gennaio 2025 e gennaio 2026. Come riporta il “Japan Times”, il tasso di fertilità totale – il numero medio di nascite per donna durante gli anni fertili – «è sceso a 1,14 nel 2025, con un calo di 0,01 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Si tratta del decimo anno consecutivo di declino e l’ennesimo minimo storico». Le previsioni per il futuro sono altrettanto fosche. L’Istituto nazionale giapponese per la ricerca sulla popolazione e la sicurezza sociale ha stimato che la popolazione del Paese potrebbe scendere a circa 91,6 milioni entro il 2065 e a 87 milioni entro il 2070. A quel punto, quasi quattro giapponesi su dieci avranno 65 anni o più. Sul fronte dei residenti stranieri, i numeri catturano invece un trend opposto. Di crescita. Lo scorso anno il loro numero ha raggiunto quota 4,1 milioni, pari a circa il 3,4% della popolazione giapponese. Un record. Più di 930mila cittadini cinesi risiedono nel Paese, costituendo oggi il gruppo più numeroso. «Il Giappone ha bisogno di lavoratori stranieri a causa della carenza di manodopera. Ma se le condizioni per un insediamento a lungo termine diventassero più difficili, ciò potrebbe potenzialmente ridurre l’attrattiva del Giappone per i lavoratori stranieri che considerano il Paese come un luogo dove costruire la propria vita a lungo termine», ha spiegato ad “al-Jazeera” Risa Hagiwara, professoressa di economia all’Università Meikai di Urayasu. Dall’urto tra queste due dinamiche – difesa dell’identità nazionale versus apertura alla presenza degli stranieri emergerà il volto del Giappone del futuro.