ilgiornale.it, 29 settembre 2026
Mar Rosso, l’Ue non schiera abbastanza navi per scortare i mercantili
La recente conquista da parte dei ribelli yemeniti Houthi sostenuti dall’Iran del territorio direttamente prospiciente l’imboccatura dello Stretto di Bab el-Mandeb, che mette in comunicazione il Mar Rosso con l’Oceano Indiano, ha ripresentato la necessità di proteggere il traffico navale passante lungo quell’importante collo di bottiglia marittimo.
L’Unione Europea, in particolare, già a partire dal febbraio 2024 aveva avviato la missione “Aspides” col mandato – strettamente difensivo – di proteggere il naviglio passante per lo Stretto.
Questa missione ha visto l’importante contributo nazionale attraverso l’invio di assetti navali e aerei: nello specifico, la Marina Militare italiana ha utilizzato, a rotazione, fregate e cacciatorpediniere per effettuare la scorta, riscuotendo successi operativi tradottisi nell’abbattimento di droni e missili lanciati dagli Houthi.
Col nuovo conflitto nel Golfo Persico e il blocco “a singhiozzo” dello Stretto di Hormuz, a cui si aggiungono le azioni di attacco degli Houthi all’oleodotto saudita che collega il Golfo col Mar Rosso, si è pertanto reso necessario un potenziamento della scorta navale lungo Bab el-Mandeb per rassicurare i mercati e garantire l’afflusso di greggio e gas naturale da quella regione del Medio Oriente verso l’Europa.
Kallas cerca nuovi partner per Aspides
L’Unione Europea sta chiedendo pertanto ai suoi Stati membri di incrementare il numero di navi impiegate nella missione “Aspides” per voce dell’Alto Rappresentante Kaja Kallas, che lunedì ha affermato di aver “bisogno di più unità navali perché ci sono letteralmente navi commerciali in attesa di scorta, mentre noi non disponiamo di un numero sufficiente di fregate in grado di svolgere questo compito”. Nell’ultimo mese, Kallas ha sollecitato un aumento del numero di navi messe a disposizione a causa del “deterioramento della situazione” nel Mar Rosso ma i membri dell’Ue, con rare eccezioni, faticano a rispondere a quest’appello.
Attualmente, Italia e Grecia sono i principali contributori in termini di navi con la Marina Militare che ha messo a disposizione la fregata tipo FREMM “Carlo Bergamini”, che opera come nave ammiraglia per l’operazione Aspides.
La nuova situazione strategica però ha imposto una rivalutazione degli assetti necessari per garantire la sicurezza del traffico navale lungo lo Stretto che ha portato alla richiesta di avere a disposizione più di 10 navi da guerra per effettuare la scorta al naviglio in transito, che come abbiamo visto, è in attesa delle unità militari impegnate per poter passare attraverso Bab el-Mandeb.
Due Paesi Ue non identificati hanno lasciato intendere che fornirebbero ulteriori navi per la scorta, ha affermato ancora lunedì Kallas. Tuttavia, la necessità non riguarda solo la quantità di navi, ma anche la loro tipologia: sono richieste in particolare fregate e capacità di difesa aerea. Un discreto numero di forze navali dei Paesi Ue è però già presente nella regione, sebbene impiegato o messo a disposizione per missioni diverse.
Ci sono le navi di scorta ai cacciamine per Hormuz
Ad aprile, in previsione di una missione multinazionale a guida britannica e francese volta a proteggere le navi mercantili nell’area del Medio Oriente, in risposta al conflitto in corso tra Stati Uniti e Iran, alcuni Paesi europei si sono attivati nell’eventualità di condurre operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz, a condizione che fosse stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco sostenibile.
Tuttavia, non si è ancora giunti a questa situazione e le unità navali britanniche, olandesi, italiane e tedesche schierate nel Mediterraneo e nel Mar Rosso stanno rientrando o sono già tornate in patria, dato che l’avvio effettivo della missione rimane in una fase di stallo.
Le navi in questione sono un cacciatorpediniere britannico, una fregata della marina olandese insieme a un cacciamine, due cacciamine italiani, una nave rifornitrice tedesca e due fregate e due cacciamine francesi. I cacciamine, però, non sono idonei per il servizio di scorta navale riferita alla minaccia aerea, pertanto le unità navali presenti nel Mediterraneo immediatamente disponibili sarebbero solamente quattro, che si sommerebbero a quelle già operative nella missione “Aspides”.
Attualmente, né il Ministero della Difesa tedesco né quello britannico hanno diffuso informazioni recenti sullo stato dei dispiegamenti mentre la Francia si è detta disponibile “ad hoc” per il supporto ad “Aspides”, con l’Italia che resta in prima linea nella difesa dei convogli.
Il traffico lungo Bab el-Mandeb è ancora dimezzato
Nonostante la scorta dell’Ue e la missione anglo-statunitense di contrasto attivo agli Houthi in Mar Rosso (“Prosperity Guardian”) terminata a maggio 2025, il traffico navale lungo Bab el-Mandeb non è ritornato ai livelli pre 2024, nemmeno considerando il “cessate il fuoco” dei ribelli yemeniti autoimposto a ottobre 2025.
Dati alla mano, sino a dicembre 2023 lo Stretto era attraversato da circa 3,5 milioni di tonnellate di merce alla settimana, mentre ancora nel primo semestre del 2026, nonostante la cessazione degli attacchi, questo valore era pari a 1,2 milioni di tonnellate. Sostanzialmente, il traffico navale per quantità di merce si è dimezzato.
L’attuale situazione in Yemen consiglia una maggiore presenza di navi da guerra per effettuare la scorta ai convogli, sebbene gli Houthi abbiano aperto a luglio una nuova fase in cui affermano di colpire esclusivamente le navi collegate all’Arabia Saudita: al 19 agosto, gli Houthi avevano dichiarato di aver preso di mira otto petroliere saudite dall’inizio del blocco – cinque nel Mar Rosso e tre tra il Mar Arabico e il Golfo di Aden – mentre altre 48 petroliere collegabili a Riad erano state costrette a cambiare rotta.