repubblica.it, 29 settembre 2026
Albania, 50 milioni di euro per rimpatriare 100 migranti.
Cinquanta milioni di euro nel 2025, sostanzialmente solo per rimandare a casa un centinaio di migranti. Tanto è costata l’operazione Albania che continua a funzionare a scarto ridottissimo visto che, al momento, il centro di Gjader può essere utilizzato esclusivamente come Cpr e non come centro per le procedure accelerate di frontiera per i richiedenti asilo come il governo riteneva di poter fare.
A rivendicare la costosissima operazione è stato ancora ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. “Soldi ben spesi”, ha detto al congresso di Rimini del sindacato di polizia Siap.
Il costo dall’Italia enormemente inferiore
E poco importa se, stando al decreto del Viminale che aggiorna annualmente il costo medio sostenuto dallo Stato per il rimpatrio forzato, lo stesso numero di rimpatri, effettuati da un qualsiasi Cpr italiano, avrebbe comportato una spesa assai inferiore di 400.000 euro.
Cinquanta milioni, ovviamente, non è la cifra necessaria per il costo del volo, la scorta di polizia, le procedure, il periodo di trattenimento, bensì la spesa che lo Stato ha dovuto affrontare nel solo 2025 per tenere in piedi la struttura del centro di Gjader, in gran parte inutilizzata secondo il progetto originario che decine di sentenze della magistratura ha valutato come illegittimo.
Gjader può essere utilizzato solo come Cpr
E allora, a fronte dello stesso spaventoso costo, il governo ha deciso di utilizzarlo solo come Cpr, trasferendo lì poche decine di persone destinate al rimpatrio che poi, comunque, per essere imbarcate su un volo verso il Paese d’origine, devono necessariamente essere riportate prima in Italia. Persone che avrebbero tranquillamente essere trattenute in attesa di rimpatrio in uno dei dieci Cpr italiani dove ci sono posti disponibili.
Ma per il governo l’operazione Albania è una questione di principio. E allora ecco Piantedosi rivendicare la spesa di cinquanta milioni per espellere “pluriomicidi, violentatori seriali e di minorenni”. “Proprio sul Centro in Albania – ha ricordato Piantedosi – siamo in attesa della decisione della Corte di giustizia europea, sollecitata dalla magistratura italiana, per vedere se è possibile praticarvi le funzioni immaginate e applicare le procedure accelerate di frontiera. Una cosa è certa – ha concluso il titolare del Viminale – Noi andremo avanti, fare una guerra di contrapposizione ideologica a un modello di gestione che sta facendo scuola nel mondo è come scalare una montagna con le mani”.