la Repubblica, 29 settembre 2026
Israele, veleni sul viaggio di Netanyahu negli Emirati
Netanyahu vola negli Emirati per incontrare il potente presidente Mohammed Bin Zayed, etanyahu vola negli Emirati per incontrare il presidente Mohammed Bin Zayed, una visita difficile da tenere segreta: la posta in gioco giustificava il rischio. Tra un mese si vota in Israele e la storia dei presunti avvertimenti ricevuti e ignorati dal premier israeliano prima del sette ottobre ha il potere di decidere del suo futuro politico e della sua libertà personale, ma anche di cambiare il racconto costruito dal governo su tre anni di guerre israeliane in Medioriente.
Netanyahu ha raggiunto gli Emirati con un jet privato che aveva già usato in altre occasioni, attraversando i cieli sauditi e giordani, e il tracciato è stato subito intercettato da Flightradar. Ha avuto una conversazione di un’ora con il presidente Mohammed Bin Zayed, l’uomo che per primo tra i leader arabi del Golfo ha rotto il tabù della normalizzazione con lo stato ebraico, e secondo l’Ap e Haaretz gli avrebbe chiesto di tacere. O meglio di smentire le inchieste di stampa che hanno rivelato una circostanza inquietante e politicamente esplosiva: Netanyahu sapeva, nei giorni prima del sette ottobre, che una tempesta avrebbe potuto abbattersi su Israele. Che Yahya Sinwar a Gaza stava preparando qualcosa di grosso. Ad avvertirlo era stato proprio Mbz in una telefonata allarmata che Bibi non condivise con i capi della sicurezza e dei servizi. Il premier anzi rispose in un modo che sorprese l’emiratino: Israele era perfettamente in controllo della situazione a Gaza, la minaccia veniva dalla Cisgiordania.
Nei mesi precedenti al massacro di Hamas, l’Idf aveva effettivamente concentrato i suoi battaglioni a Nord. Nella West bank c’erano stati scontri, sfollamenti e molti morti, più di un centinaio. In una riunione tenuta con i vertici della sicurezza prima del 7 ottobre, Netanyahu sostenne anche, con i suoi stessi ufficiali, che non era il momento di intervenire nella Striscia perché qualunque operazione militare lì avrebbe mandato all’aria il tentativo di normalizzazione i rapporti con Riad. Bibi era convinto di poter comprare con i soldi la pace con Hamas.
L’ufficio del premier e lo stesso Netanyahu hanno smentito più volte di aver ricevuto l’allarme da Mbz, annunciando querele. Lo Shin Bet, il servizio segreto interno, ha addirittura presentato una denuncia contro Channel 12 per aver rivelato il viaggio ad Abu Dhabi, una fuga di notizie che avrebbe messo a rischio “la sicurezza del primo ministro, dell’operazione e delle forze sul campo”. Con l’emiratino Netanyahu avrebbe parlato anche della guerra in Iran, ma a tenere banco in Israele sono le rivelazioni sul sette ottobre.
Abu Dhabi non è l’unico pezzo del puzzle. Anche l’ex capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, avvertì il premier di un imminente attacco contro Israele prima del 7 ottobre. Gli avvertimenti furono addirittura tre, uno pochi giorni prima dell’attacco, scrive il Wall Street Journal, che conferma un’inchiesta del The Atlantic.
L’egiziano avrebbe detto a Netanyahu che lo sblocco di fondi ad Hamas avrebbe potuto calmare le cose a Gaza, ma ad Hamas già arrivavano valigette con milioni dal Qatar proprio per volere di Netanyahu. La politica di appeasement con il gruppo palestinese è stata al centro dello scontro politico in Israele fin dal giorno dopo gli attentati. Ieri l’ex direttore dello Shin Bet, Ronen Bar, silurato da Netanyahu dopo un lungo braccio di ferro con la Corte suprema, ha annunciato una denuncia per diffamazione contro il premier che l’aveva accusato di essere a conoscenza della minaccia di un attentato nella notte tra il 6 e il 7 ottobre, ma scelse di non informalo. Ho avvertito Netanyahu di “un disastro imminente di proporzioni senza precedenti, e il primo ministro ha ignorato questi avvertimenti”, ha ribadito l’ex agente.