corriere.it, 29 settembre 2026
Trento, arrestato un 17enne suprematista
Il blitz della Digos di Verona insieme ai colleghi di Trento è scattato venerdì. A casa del diciassettenne sono state trovate alcune armi, pare di proprietà del padre e legalmente detenute, poi diverso materiale di propaganda neonazista. E proprio l’analisi del contenuto dei dispositivi informatici avrebbe convinto gli investigatori a intervenire. È stato arrestato poco dopo la perquisizione a casa il minorenne, residente in una valle del Trentino orientale, finito al centro dell’indagine dei carabinieri del Ros e della Digos sulle chat che inneggiavano al neonazismo e al suprematismo. Propaganda neonazista, supremazia della razza bianca, promozione di odio e violenza contro ebrei, neri e la comunità Lgbtq+: questi alcuni contenuti condivisi nelle chat tra il gruppo di minori.
Le chat con i «camerati»
La notizia è trapelata nelle scorse ore e ieri il ragazzo è stato sentito dal gip per l’interrogatorio di convalida dell’arresto. Al momento non trapela molto sul contenuto dei device sequestrati al ragazzo, ma oltre ai messaggi di propaganda c’erano video estremisti. Poi le armi. Nel corso dell’operazione, che ha coinvolto quattordici minorenni e tre maggiorenni, sono stati acquisiti filmati di stragi e aggressioni, ma anche tutorial su come costruire un ordigno artigianale. Qualcuno, oltre a inneggiare a Hitler, avrebbe invitato i «camerati», come si definivano, a far saltare moschee. Saranno le indagini a chiarire se dietro ai messaggi estremisti ci fosse solo propaganda da parte di ragazzini che non hanno capito la gravità dei contenuti diffusi o l’intento di entrare davvero in azione.
Le indagini
L’indagine è partita dalla Digos di Verona e ha interessato numerose province, da Roma a Milano, da Como a Catanzaro, Bologna, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo e Trento. Si indaga per istigazione a delinquere, propaganda e istigazione per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e addestramento ad attività con finalità di terrorismo.
L’operazione è nata dal monitoraggio della galassia estremista online. Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Venezia, per mesi hanno seguito profili e gruppi riconducibili all’accelerazionismo, al suprematismo bianco e al neonazismo. Ma le chat non erano solo il teatro di discussioni e confronti ideologici, venivano condivisi e promossi manifesti e documenti estratti delle stragi compiute da attentatori suprematisti con descrizioni minuziose delle armi e delle dinamiche utilizzate. Erano due i gruppi estremisti. Il primo, denominato «Chat del Nuovo Ordine Europeo», attraverso il quale si condividevano numerosi video, immagini e documenti focalizzati sulla propaganda dell’ideologia nazista, la supremazia della razza bianca, l’antisemitismo, il negazionismo dell’Olocausto, mentre il secondo gruppo era il Fronte Fascista Italiano («F.F.I.»). Secondo gli investigatori venivano promossi odio e violenza contro ebrei, neri e la comunità Lgbtq+.