Corriere della Sera, 29 settembre 2026
Kiev, attaccata l’Accademia delle Scienze. Putin aumenta le truppe a un milione e mezzo
L’immagine che resterà è quella di studenti aggrappati ai cornicioni dell’Accademia Nazionale delle Scienze con il fumo nero che esce alle loro spalle. Erano in ufficio, in pieno orario di lavoro, in una zona del centro di Kiev finora rimasta ai margini dei raid russi: a un isolato dai palazzi governativi, vicino all’ambasciata tedesca, alla cattedrale e al Teatro dell’Opera. Un drone a reazione ha colpito l’edificio nel primo pomeriggio, incendiando gli ultimi piani e costringendo chi era dentro a uscire dalle finestre per non restare intrappolato; i soccorritori hanno evacuato almeno una persona con una scala aerea. Il bilancio della giornata nella capitale è di una donna uccisa e 21 feriti, tre dei quali bambini, secondo la procura cittadina e il sindaco Vitali Klitschko. Nella stessa giornata un secondo raid ha centrato un centro medico, con sette feriti, sei dei quali dipendenti. «Ogni partner dell’Ucraina deve vedere, da questo terrore e da questi attacchi, che sostenerci significa davvero sostenere la vita delle persone, sostenere il principio che il terrore non deve mai e in nessun luogo diventare normale», ha commentato Volodymyr Zelensky.
Non è stata solo la capitale. In mattinata un drone ha colpito un centro direzionale nel centro di Dnipro: tre morti e 15 feriti, con l’incendio divampato nel palazzo e persone rimaste bloccate ai piani alti, evacuate con una scala aerea – 47 in tutto. Poco prima, a Synelnykove, un attacco ha centrato la sede di una società logistica: un morto e tre feriti, tra cui un ragazzo di 15 anni in condizioni critiche. Il bilancio della giornata nel Dnipropetrovsk è di quattro civili uccisi e almeno 18 feriti.
Un drone a reazione ha colpito il territorio ucraino a circa due chilometri dal valico di frontiera di Dorohusk, sul lato polacco. Lo ha confermato su X il vicepremier e ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz, definendo l’episodio «l’ennesimo attacco della Russia in Ucraina occidentale». Il ministro ha precisato che «non si è verificata alcuna violazione dello spazio aereo polacco»: «I nostri sistemi di difesa aerea e i nostri caccia erano pronti all’intervento. Dopo la revoca dell’allerta, gli aerei sono tornati alle basi, mentre i sistemi di difesa sono tornati in modalità di osservazione e vigilanza». Già il 13 settembre due droni erano esplosi sul lato ucraino dello stesso attraversamento di Dorohusk-Yahodyn. Varsavia ha annunciato nuovi elementi di difesa aerea al confine e batterie Patriot nei due voivodati che confinano con l’Ucraina.
A Bruxelles i ministri della Difesa dell’Ue hanno discusso per la prima volta il «Protocollo di sicurezza d’emergenza»: una sorta di articolo 4 europeo, per i casi che non raggiungono la soglia dell’aggressione armata. Il commissario Andrius Kubilius ha riassunto la dottrina: «Se affrontiamo una guerra ibrida, ci serve una difesa ibrida», e ancora: «Se le azioni ibride sono dolorose, la nostra risposta deve esserlo altrettanto». Mark Rutte ha rivendicato opzioni già pronte, non sempre pubbliche né simmetriche. Restano i nodi: la diffidenza di diversi diplomatici verso l’ennesimo tavolo di coordinamento, il rischio di indebolire l’articolo 5, e l’avvertimento dei servizi danesi su un possibile attacco militare limitato contro un Paese dell’Alleanza. Ursula von der Leyen ha commentato: «La minaccia è chiara, Putin non si fermerà». Sul tavolo, un «manuale anti-ibrido» europeo: attivato da uno Stato membro, convoca tutti gli altri per coordinare una risposta comune, perché gli strumenti calibrati sull’aggressione armata non coprono incendi dolosi, cyberattacchi e droni che paralizzano gli aeroporti.
In questo quadro il presidente russo Vladimir Putin ha firmato ieri un decreto che aumenta di 15.000 unità il numero di militari nelle forze armate, portandole a un milione e 550 mila.