Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  settembre 29 Martedì calendario

Stallo tra i leader della maggioranza sul sindaco di Milano

Le priorità per la prossima manovra, la raccomandazione di «niente scherzi» sull’imminente voto sulla legge elettorale e poi, soprattutto, le Amministrative nelle grandi città. A partire da Milano. Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi ieri hanno pranzato nella villa di Giorgia Meloni, immersa nel verde, a sud di Roma. Due ore di chiacchierata – ormai la «colazione del centrodestra», al di là del luogo, è un rito che si perpetua quasi tutti i lunedì— per non sciogliere però il nodo delle comunali.
Per Palazzo Marino il segretario della Lega resta «inamovibile» sulla sua vice Silvia Sardone, soprattutto alla vigilia del congresso che dovrà riconfermarlo. Al contrario, dalle parti di Forza Italia sono convinti e pronti a scommettere che alla fine la spunterà il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, grande amico di Luigi Berlusconi, ben visto anche da settori che contano di Fratelli d’Italia. Da Geronimo La Russa, che guida l’Aci e figlio del presidente del Senato Ignazio, fino al ministro della Difesa Guido Crosetto che, tra il serio e il faceto, spesso quando lo incontra nelle situazioni semiufficiali lo saluta con un simpatico «ecco Matteo, il nostro candidato sindaco a Milano».
In mezzo c’è anche Lupi, leader di Noi Moderati, che da tempo è in campo, senza alcun problema a dirlo. D’accordo ma Meloni cosa pensa? Pare che la premier non si sia espressa. Ha preso tempo, come il resto dei commensali. Fratelli d’Italia, d’altronde, ha in testa più che altro la Regione, pensa al Pirellone, al dopo Attilio Fontana.
La decisione sulle comunali dovrà attendere, come minimo, il congresso della Lega, atteso tra il 24 e il 25 ottobre. È il momento della tattica e dei veti. Salvini, per esempio, in queste ore si dice «scettico» su Perego, spiegando in giro che devono ancora convincerlo sul fatto che a Milano possa prendere i voti necessari per vincere. Situazione abbastanza in alto mare, dunque. Dentro Fratelli d’Italia vorrebbero arrivare a un annuncio «cumulativo» di tutti i candidati del centrodestra nelle grandi città che andranno al voto la prossima primavera (ancora non si sa se con le politiche): Milano, Torino, Napoli, Bologna e Roma. Cinque grandi centri amministrati dal centrosinistra non semplicissimi, sondaggi alla mano, da espugnare.
Nella Capitale, che è «il giardino proibito» di Meloni, si registra un sostanziale stallo tra il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli e la vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli. «Se si potesse li candideremmo entrambi: Fabio nelle periferie, Roberta nella ztl e nei tavoli con le associazioni di categoria», scherza, ma non troppo, Marco Perissa, colonnello romano di Fratelli d’Italia. A Torino, invece, c’è un altro derby della Fiamma al momento: tra Augusta Montaruli, vicecapogruppo alla Camera, e Maurizio Marrone, assessore regionale, nonché ex marito di Montaruli (entrambi sono «generazione Atreju» in purezza: Meloni fu la loro testimone di nozze). I candidati di Napoli e Bologna, invece, non sono ancora pervenuti. I nomi degli aspiranti sindaci, con molta probabilità, potranno spuntare fuori dal mazzo il prossimo dicembre al Circo Massimo durante la consueta festa di Atreju. Salvini ha detto ai suoi di essere sicuro che alla fine si troverà un equilibrio nel centrodestra viste le tante città al voto. Lo ha detto prima di partecipare, ai Parioli, al ricevimento organizzato dalla nuova ambasciatrice cinese S.E. Hou Yue, presente, fra gli altri, anche il collega russo Aleksej Paramonov. Durante la cerimonia è spuntato pure Beppe Grillo.