ilmessaggero.it, 28 settembre 2026
La vittoria elettorale non è bastata a Magdalena Andersson per formare un governo. La leader dei socialdemocratici svedesi ha comunicato di non essere riuscita a trovare un accordo tra i partiti del centrosinistra: «Alla luce delle discussioni che ho avuto, posso concludere che, allo stato attuale delle cose, non mi è possibile formare un governo»
La vittoria elettorale non è bastata a Magdalena Andersson per formare un governo. La leader dei socialdemocratici svedesi ha comunicato di non essere riuscita a trovare un accordo tra i partiti del centrosinistra: «Alla luce delle discussioni che ho avuto, posso concludere che, allo stato attuale delle cose, non mi è possibile formare un governo».
Si apre così una nuova fase di incertezza politica in Svezia.
Alle elezioni del 13 settembre il blocco di centrosinistra aveva conquistato una maggioranza risicatissima, 176 seggi contro i 173 del centrodestra. Tre deputati di differenza, sufficienti sulla carta per avere la maggioranza, ma non per garantire la nascita di un esecutivo.
Ora il mandato passa a un altro leader
Dopo il passo indietro di Andersson, il presidente del Parlamento dovrà riprendere le consultazioni con i partiti e proporre un nuovo candidato alla carica di primo ministro. Il nome più probabile è quello di Ulf Kristersson, leader dei Moderati e premier uscente.
Kristersson potrebbe quindi tentare di riportare al governo il centrodestra, anche se i suoi 173 seggi non costituiscono una maggioranza assoluta. Nel sistema svedese, però, non è necessario ottenere 175 voti a favore: una candidatura viene approvata se non viene respinta da almeno 175 dei 349 deputati. In altre parole, anche un governo di minoranza può nascere se riesce a evitare una maggioranza parlamentare contraria.
È proprio questo il margine sul quale potrebbe giocarsi il prossimo tentativo di Kristersson: trovare un’intesa, un sostegno esterno o almeno una formula che consenta alla sua candidatura di non essere bocciata dal Riksdag.
Quattro tentativi, poi le elezioni
Il fallimento di Andersson non porta automaticamente gli svedesi alle urne. Il presidente del Parlamento ha infatti quattro tentativi per proporre un candidato alla guida del governo.
Ogni candidatura viene sottoposta al voto del Riksdag. Se almeno 175 parlamentari votano contro, il candidato viene bocciato e il presidente deve tornare a consultare i partiti prima di avanzare una nuova proposta.
Soltanto se tutti e quattro i tentativi fallissero, la Svezia sarebbe obbligata a convocare elezioni straordinarie entro tre mesi. È un’ipotesi prevista dalla Costituzione svedese, ma estremamente rara: nella storia democratica del Paese un’elezione straordinaria nazionale si è svolta soltanto una volta, nel 1958.
Il paradosso del voto: la maggioranza c’è, ma non c’è un governo
La situazione nasce dal risultato particolarmente equilibrato del 13 settembre. Il centrosinistra ha ottenuto complessivamente 176 seggi, ma i quattro partiti che lo compongono non hanno una posizione comune sulla formazione del governo.
Le trattative si sono rivelate quindi più difficili del previsto. Già quando Andersson aveva ricevuto dal presidente del Parlamento l’incarico di esplorare la possibilità di formare un esecutivo, il mandato era stato definito come la ricerca di un governo che potesse essere «tollerato» dal Riksdag.
Il problema, dunque, non è soltanto contare i deputati dei due schieramenti. È capire quali partiti siano disposti a sostenere, o almeno a non bocciare, il futuro primo ministro.
Cosa succede nei prossimi giorni
Il nuovo Parlamento svedese si è riunito il 28 settembre per l’insediamento e l’elezione del presidente e dei vicepresidenti. Il 29 settembre è prevista l’apertura della nuova sessione parlamentare. La prima votazione per il primo ministro può avvenire già dal 29 settembre.
Nel frattempo, il governo uscente resta in carica per gestire gli affari correnti fino alla nomina del nuovo esecutivo. La partita, dunque, è appena entrata nella seconda fase: Andersson ha fallito il primo tentativo politico di costruire un governo, ma il risultato elettorale non viene cancellato. Ora la parola passa al presidente del Parlamento e agli altri leader. Se nessuno riuscirà a superare il voto del Riksdag entro quattro tentativi, per la Svezia si aprirà la strada di nuove elezioni.