il Fatto Quotidiano, 28 settembre 2026
Sale il peso dell’import israeliano nella difesa europea
Tra l’eternizzarsi della guerra in Ucraina e la campagna di riarmo europea, i produttori d’armi israeliani stanno vivendo un boom. Elbit per esempio ha visto aumentare di cinque volte il valore delle sue azioni rispetto al 2022. Nel 2025 le vendite all’Europa hanno rappresentato il 36% delle esportazioni globali di armi di Israele, nel 2024 oltre il 50% delle esportazioni israeliane era destinato a clienti europei. A livello globale, il volume delle esportazioni di armi israeliane è raddoppiato negli ultimi cinque anni, raggiungendo 16,7 miliardi di euro nel 2025.
L’import di armi offre a Israele anche un potenziale controllo politico e militare sui paesi europei, che fanno sempre più affidamento sui sistemi israeliani per le loro funzioni più basilari. I produttori di armi possono raccogliere informazioni preziose su come i governi le utilizzeranno e possono anche bloccarne l’uso, negando aggiornamenti software o forniture di ricambi. “È estremamente difficile sapere se il produttore abbia mantenuto una back door per controllare i sistemi”, spiega a Investigate Europe Nikos Toskas, ex viceministro della Difesa greco.
E sebbene Israele rappresenti ancora una quota relativamente piccola delle importazioni dell’Ue rispetto, ad esempio, agli Stati Uniti, i sistemi che vende riguardano settori chiave come la difesa aerea, i droni, la cibernetica, i sistemi di puntamento. Persino la protezione del jet presidenziale del francese Emmanuel Macron o i componenti degli aerei spia acquistati dall’Italia sono israeliani. I sistemi di protezione avanzata di fabbricazione israeliana installati sui carri armati in tutta Europa possono rappresentare una piccola parte del valore complessivo del carro armato, ma il loro ruolo è fondamentale.
Non ci sono aerei da combattimento israeliani nelle varie forze aeree europee (né in quelle israeliane, del resto), ma se i loro sistemi di puntamento sono israeliani, come avviene in molti Paesi, allora gli aerei dipendono da Israele per la loro funzione più importante. La Grecia, nel più grande accordo di esportazione della storia di Israele, ha appena accettato di sborsare 3 miliardi di euro per sistemi di difesa aerea multistrato di Tel Aviv. Germania, Finlandia, Serbia, Slovacchia, Romania e Cipro hanno acquistato grandi quantità di armi israeliane.
L’Italia importa “solo” 85 milioni di euro in armi israeliane, ma sta consolidando una flotta di aerei spia, i G550, che compra da Elta Systems, una controllata dell’israeliana Iai, dal 2016.
“Per l’Italia sarebbe più difficile recedere da accordi militari con Israele che ad esempio con la Spagna”, spiega Pieter Wezeman, ricercatore all’Istituto di Ricerca per la Pace a Stoccolma (Sipri): “Ha acquistato da Israele aerei da ricognizione molto avanzati: si tratta di una capacità fondamentale, non facile da sostituire”.
Alcune vendite di armi israeliane favoriscono poi una dipendenza diretta dal governo di Israele, poiché gli acquisti passano dal ministero della Difesa in un processo noto come vendite “da governo a governo”. In tali accordi la parte che fornisce le armi detiene un diritto di veto effettivo sul loro utilizzo e acquisisce un’influenza politica sullo Stato acquirente. Quel diritto, detto “restrizione sull’utente finale”, è già stato usato: quattro anni fa il ministero della Difesa israeliano vi avrebbe fatto ricorso impedendo ai tre Stati baltici di inviare i propri missili anticarro israeliani all’Ucraina. Israele, che intrattiene rapporti complessi e delicati con la Russia, non fornisce armi a Kiev.
Il veto del governo israeliano è ugualmente valido anche per i sistemi prodotti in collaborazione. I missili anticarro a cui è stato impedito di raggiungere l’Ucraina sono stati prodotti da Eurospike, una joint venture europea tra la società israeliana Rafael Advanced Defense Systems e le tedesche Diehl Defence e Rheinmetall Electronics. Altre joint venture tra aziende israeliane ed europee includono Eurotrophy (protezione per carri armati) ed Europuls (lanciarazzi multipli). E poi c’è la Germania con l’acquisizione recente di uno stabilimento Volkswagen della società israeliana Rafael Aerospace. L’ex stabilimento automobilistico passerà alla produzione di veicoli e attrezzature per il sistema di difesa aerea israeliano Iron Dome, destinati alla vendita in Europa. Ma i potenziali acquirenti europei sono sconosciuti. Secondo il quotidiano Haaretz, “Rafael sarebbe in trattative per vendere Iron Dome a Paesi come la Romania e Cipro”.