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 2026  settembre 28 Lunedì calendario

Il foie gras agita il voto Usa di Midterm

A Washington il voto di novembre porterà sulle schede anche una questione lontana dai grandi temi della politica nazionale: il futuro del foie gras. Gli elettori del District of Columbia saranno chiamati a decidere se vietarne vendita e distribuzione, dopo la raccolta di quasi 32 mila firme promossa dagli attivisti per i diritti degli animali. Il referendum, noto come “Initiative 86”, contrappone chi considera il foie gras una pratica crudele a chi difende una tradizione gastronomica e mette in discussione il diritto di stabilire per legge cosa possa essere consumato.
Quando il 3 novembre gli abitanti di Washington DC si recheranno alle urne per le elezioni del Congresso, troveranno sulla scheda anche un quesito dedicato al foie gras. La proposta punta a vietare nella capitale americana la vendita e la distribuzione del prodotto, ottenuto dai fegati ingrossati delle anatre attraverso l’alimentazione forzata.
Per arrivare al referendum, gli attivisti hanno dovuto raccogliere le firme del 5 per cento degli elettori registrati nel District of Columbia. Le sottoscrizioni verificate sono state quasi 32 mila, un numero superiore a quello ottenuto nel 2014 dalla proposta che portò alla legalizzazione della cannabis nella capitale.
Il nome “Initiative 86” richiama il gergo utilizzato nei ristoranti americani, dove “86” indica un prodotto che non è più disponibile nel menu
. In questo caso, l’obiettivo dichiarato dai promotori è proprio quello di far sparire il foie gras dai ristoranti e dagli esercizi commerciali della città.
Tra coloro che stanno facendo campagna per il divieto c’è James Nance, volontario dell’iniziativa. Durante una giornata di affissioni nella zona nord di Washington, mentre applicava sui lampioni i cartelli con la scritta “Save the ducks”, “Salvate le anatre”, ha spiegato così la propria posizione: “Mettono un tubo nella gola dell’anatra per farle ingrossare il fegato. Non è una cosa bella”.
La contestazione degli animalisti riguarda dunque il gavage, cioè la pratica di alimentazione forzata utilizzata nella produzione tradizionale del foie gras. Per gli attivisti di Pro Animal DC, il referendum rappresenta un’occasione per estendere a Washington un divieto già introdotto in altri territori degli Stati Uniti, tra cui la California e Pittsburgh.
"DC è in realtà il terzo maggior consumatore di foie gras di tutto il Paese. Quindi eliminare questo prodotto crudele da DC avrebbe un impatto davvero significativo sull’industria del foie gras”, ha dichiarato Natalie Fulton, portavoce del gruppo.
La battaglia dei ristoratori
Dall’altra parte della contesa ci sono i ristoratori e chi lavora nella filiera del foie gras. Tra gli oppositori più visibili dell’Initiative 86 c’è Bart Hutchins, chef e proprietario del Butterworth’s, ristorante di lusso vicino a Capitol Hill frequentato anche da esponenti e sostenitori dell’amministrazione Trump.
Per Hutchins il foie gras non è un semplice ingrediente, ma una presenza centrale della sua cucina. Lo utilizza per il tartare, per le salse, sotto forma di paté e persino nella preparazione del gelato.
Lo chef non nasconde il proprio pessimismo sulla possibilità di fermare il divieto e teme soprattutto le conseguenze per i ristoranti francesi della capitale.
"È questa cosa molto moderna per cui continuiamo semplicemente a buttare via il passato”, ha detto Hutchins.
E ha aggiunto: “L’anno prossimo sarà il turno di qualcos’altro di relativamente piccolo... finché non mangeremo tutti solo crocchette di pollo e non avremo più alcuna eredità culinaria”.
Secondo il ristoratore, inoltre, molti suoi colleghi preferiscono non esporsi pubblicamente nella campagna contro il referendum. “Molti chef stanno rimanendo molto in silenzio su questa questione, e capisco il motivo perché hanno una sorta di paura dei manifestanti”, ha affermato.
Anche Jordan Grinor, direttore di Hudson Valley Farms, uno dei soli due produttori commerciali di foie gras negli Stati Uniti, contesta con forza l’accusa di crudeltà.
Grinor sostiene che l’ingrossamento del fegato abbia un precedente naturale: secondo la sua posizione, le anatre selvatiche si alimentano abbondantemente prima della migrazione e accumulano grasso nel fegato. Il gavage, inoltre, viene da lui descritto come una pratica tradizionale dell’allevamento.
La questione, secondo il produttore, va quindi oltre il singolo alimento e riguarda il potere delle istituzioni di intervenire sulle scelte alimentari dei cittadini.
"I governi dovrebbero avere il potere di decidere cosa possiamo mangiare? È davvero questa la domanda che si pone qui”, ha detto Grinor.
Il produttore ha inoltre avvertito delle possibili conseguenze occupazionali di un divieto nella capitale. Secondo Grinor, una misura di questo tipo potrebbe mettere a rischio il lavoro di almeno un terzo dei 150 dipendenti impiegati nella produzione di foie gras nello Stato di New York.
Un movimento animalista con un carnivoro
La campagna per il divieto non è composta esclusivamente da persone che hanno eliminato la carne dalla propria alimentazione. Tra gli attivisti incontrati durante una giornata di volantinaggio e affissioni c’è proprio James Nance, che non è vegetariano e pubblica abitualmente sui social immagini dei suoi piatti di carne preferiti.
Nance riconosce che esistono questioni politiche che considera più urgenti. “Ci sono questioni più importanti, come la difesa della democrazia, come opporsi alle intrusioni dell’amministrazione Trump nella democrazia”, ha detto.
Ma il foie gras sarà comunque sottoposto al voto degli abitanti di Washington. E per questo, ha aggiunto, “ho pensato che avrei potuto dare una mano”.
Una scelta che va oltre il piatto
Il confronto sul referendum si sviluppa così lungo due direttrici molto diverse. Da una parte gli animalisti, che considerano il metodo di produzione del foie gras una forma di crudeltà e puntano a ridurne il consumo anche per colpire l’industria. Dall’altra ristoratori e produttori, che difendono una tradizione gastronomica e contestano l’idea che le istituzioni possano stabilire quali alimenti siano ammessi sul mercato.
Nel mezzo ci sono gli elettori di Washington, molti dei quali, secondo i promotori della campagna, conoscono poco le modalità di produzione del foie gras. Proprio la scarsa conoscenza del prodotto viene indicata dagli attivisti come uno degli ostacoli principali alla loro battaglia.
"Molte persone non sanno cosa sia, e penso che sia per questo che è stato consentito per così tanto tempo, nonostante quanto sia crudele”, ha dichiarato l’attivista e lavoratore nel settore tecnologico Mike Accardi.
Il 3 novembre, dunque, la capitale americana non voterà soltanto per il Congresso. Tra i quesiti sulla scheda ci sarà anche quello che potrebbe decidere se il foie gras continuerà a essere servito nei suoi ristoranti oppure se, per Washington, quel prodotto diventerà davvero un “86": fuori dal menu.