lastampa.it, 28 settembre 2026
Partito dal Texas il primo volo orbitale di Starship
Dodici minuti di tensione, uno dei motori della Starship si era spento, ma alla fine la gigantesca astronave di SpaceX, ha aumentato la spinta degli altri, e per la prima volta è in orbita terrestre. Il colosso alto 124 metri si è staccato per la quattordicesima volta dalla piattaforma (già una volta distrutta, e poi ricostruita) della “Starbase”, la base di lancio spaziale di SpaceX, a Boca Chica Texas, e a ridosso dell’oceano. Il lancio è avvenuto con 18 minuti di ritardo rispetto all’orario previsto. Le 14.48 ora italiana, le 7,48 in Texas. Questo lancio numero 14 segna una tappa fondamentale per l’evoluzione della gigantesca astronave alta 52 metri Starship di SpaceX, che sempre senza equipaggio a bordo (ma progettata per ospitare equipaggi anche numerosi) è stata lanciata a poco meno di 300 chilometri dalla Terra, per tentare il primo volo in orbita terrestre.
Essendo il primo test in orbita, tutto poteva succedere dal punto di vista dei tempi e durata della missione. Il programma prevede sei giri attorno al nostro pianeta, considerando che sino ad ora l’astronave di SpaceX aveva solo compiuto voli suborbitali di circa un’ora. Ed è il primo di una serie di tentativi di voli in orbita tra i quali quello nella versione “lunare” per la missione Artemis 3, che nella seconda metà del 2027 vedrà impegnato Luca Parmitano, astronauta dell’ESA e pilota dell’astronave Nasa-ESA “Orion”, proprio per agganciare e distaccare una Starship in orbita terrestre (e in seguito anche un prototipo di lander lunare Blue Moon di Blue Origin).
Il booster, cioè il primo stadio del complesso spaziale, chiamato Super Heavy è poi ricaduto come previsto nell’Oceano sette minuti e mezzo dopo il distacco da terra, con il solito vulcano di fiamme scaturito dai 32 motori “Raptor” che bruciano metano e ossigeno liquidi. Due dei 32 motori nel lancio di oggi si sono spenti prematuramente: nessun problema per lanciare la Starship, ma più complicato per un eventuale recupero a terra tramite la torre di lancio. Una scelta, quella del metano, migliore dal lato ambientale rispetto al kerosene usato nei motori del Falcon 9, il razzo di SpaceX che viene utilizzato con regolarità da anni, e che in futuro, su Marte, sarebbe perfettamente abbinabile a risorse locali prodotte sul Pianeta rosso.
Starship ha debuttato nell’aprile 2023 (con un’esplosione dopo pochi secondi di volo dell’intero complesso). Poi, i dodici successivi, hanno portato la navetta dello stadio superiore di Starship (nota semplicemente come “Ship") su una traiettoria suborbitale. Nel corso del volo partito oggi volo, tuttavia, la Ship, ha poi raggiunto una velocità sufficiente a entrare in orbita. Una volta in orbita, rilascia 26 satelliti Starlink di “Versione 3” (di nuova generazione) targati SpaceX: i primi elementi di una costellazione che, secondo Elon Musk, arriverà a contare 100.000 satelliti.
La Ship deve restare in orbita compiendo sei giri attorno alla Terra prima di ammarare nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste del Cile, attorno all’una ora italiana della prossima notte. Anche questa zona di ammaraggio è una novità: i precedenti voli di Starship avevano come obiettivo l’Oceano Indiano, al largo dell’Australia occidentale. Il booster di Starship invece, il Super Heavy, ha effettuato un ammaraggio perfetto nel Golfo del Messico. Quindi ancora non con il tentativo di recupero dai bracci della torre di lancio (come per la prima volta ottobre 2024). SpaceX infatti, intende recuperare sia la Ship che il Super Heavy direttamente alla rampa di lancio, utilizzando proprio i bracci meccanici – soprannominati “chopstick” (cioè bacchette) – della torre di lancio. L’azienda ha già effettuato questa operazione con il Super Heavy in tre voli precedenti, ma non ha ancora tentato di farlo con la Ship. Tutte queste operazioni potranno avvenire nel 2027. Ma al momento tutto è concentrato sugli attuali test, e per risolvere i problemi, comunque ancora persistenti di questa grande e ambiziosa astronave.