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 2026  settembre 28 Lunedì calendario

Ustica, l’inchiesta non verrà archiviata

La procura di Roma va verso il ritiro della richiesta di archiviazione sulla strage di Ustica, dopo l’appello dei famigliari delle vittime e dopo l’intervento del governo, tramite l’Avvocatura dello Stato. “Francesi e americani non hanno finora mai risposto alle rogatorie. Ma so che Giorgia Meloni ne ha parlato premier francese Macron”, aveva dichiarato la presidente dell’associazione dei famigliari Daria Bonfietti in mattinata, collegata in conferenza al Senato, insieme a diversi parlamentari di centrosinistra. E proprio grazie ai documenti arrivati dalla Francia, a quanto pare, si andrebbe adesso verso il ritiro della richiesta di archiviazione, su quello che successe nei cieli di Ustica il 27 giugno 1980. La richiesta dovrebbe venire ufficializzata davanti al gip, nell’udienza prevista il 30 settembre. “Se davvero la procura ritirerà la richiesta di archiviazione è una notizia molto importante – commenta Bonfietti – e speriamo che i documenti in arrivo dalla Francia siano importanti a loro volta”.
La ricostruzione
Alla fine di giugno il governo aveva annunciato che si sarebbe opposto alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta presentata dalla procura di Roma tramite l’avvocatura dello Stato, insieme ai famigliari delle vittime. La nota di Palazzo Chigi era arrivata alle nove di sera, proprio nel quarantaseiesimo anniversario di quella maledetta notte del 27 giugno 1980, in cui il Dc9 dell’Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo precipitò nel mar Tirreno, facendo affondare con sé tutte le 81 persone che viaggiavano su quel volo. E aprendo una lunghissima stagione di silenzio e depistaggi.
La nuova inchiesta sulla strage è stata aperta nel 2008, dopo le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che indicava nei francesi i responsabili dell’abbattimento del Dc9 Itavia. Nel giorno dell’anniversario anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva sottolineato che ricostruire quanto era avvenuto il 27 giugno 1980 per l’Italia era “un dovere irrinunciabile”. Perché “nella storia della Repubblica il segno di quella catastrofe non è cancellabile”. Tanti corpi non trovarono sepoltura, aveva scandito il capo dello Stato, “e la ricostruzione di quanto accaduto è rimasta a lungo nebulosa. La via della verità tuttavia è stata percorsa e ha portato risultati significativi”. Per questo nel portare “un pensiero di vicinanza ai famigliari delle vittime, straziati da un evento inaccettabile”, Mattarella aveva sottolineato anche la necessità di “ricomporre quanto avvenne nel mar Tirreno”.
L’opposizione del governo all’archiviazione, a giugno, fu accolta come “un passo importante”, dalla presidente dei famigliari delle vittime Daria Bonfietti, che aveva incontrato la premier Meloni, chiedendole di assumere un impegno preciso, tramite l’Avvocatura, e di fare pressioni sugli Stati “amici e alleati, perché mettano a disposizione della nostra magistratura ogni elemento in loro possesso, alla ricerca della verità”, come recitava la lettera aperta scritta da Bonfietti e sottoscritta anche da diversi parlamentari di centrosinistra.
Anche il legale dell’associazione dei famigliari delle vittime, Alessandro Gamberini, a giugno aveva sottolineato che il passo da fare diventava politico: “Meloni è la presidente del consiglio e vista la ripresa dei rapporti cordialissimi con Macron forse a questo punto si può sperare di ottenere dalla Francia risposte meno evasive e meno bugiarde di quelle avute in passato, su quanto accadde”.
La verità, ha ribadito stamattina in Senato Bonfietti, “la conosciamo dal 1999, dall’ordinanza del giudice Priore: il dc9 è stato abbattuto in un’operazione di polizia internazionale, della quale nessuno ha dato spiegazioni. Poi nel 2008 l’allora presidente del consiglio Cossiga disse che erano stati i francesi ed è stata riaperta un’inchiesta. Ma nel 2025 i pm hanno detto: vogliamo archiviare perché non siamo riusciti a dimostrare chi sono stati gli autori materiali. In quelle quattrocento pagine hanno però descritto anche alcuni elementi di certezza, come quello della presenza della portaerei francese nel mar Tirreno, quella notte. Questi sono elementi certi”.
La svolta della Francia
L’ambasciata francese, in base a quanto si apprende, ha inviato nei giorni scorsi una nota alla Farnesina in cui annuncia la disponibilità del trasferimento all’Italia di tutta la documentazione relativa alla strage Ustica. Si tratta anche di documenti del ministero della difesa Transalpina che potrebbero fare riferimento alle passate rogatorie della Procura di Roma. Inoltre le autorità francesi si dicono disponibili ad assecondare ulteriori richieste che arrivassero dall’Italia sul caso. Il materiale copre un lungo periodo che arriva agli anni 90.La Farnesina, tramite Presidenza del Consiglio, ha trasmesso l’incartamento al ministero della Giustizia che, a sua volta, l’hai inviato alla Procura di Roma.