repubblica.it, 28 settembre 2026
Russia, identità dei giornali rubate per inquinare la democrazia
Un attacco sistematico colpisce l’informazione occidentale, sfruttando la reputazione delle testate più autorevoli per diffondere propaganda e minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche.
È quanto emerge da un’indagine condotta da Alice Lee e Madeline Roache, ricercatrici e analiste di NewsGuard, società specializzata nel monitoraggio dei media e nella valutazione dell’affidabilità delle notizie, che ha portato alla luce un ecosistema ingannevole di ampie proporzioni.
Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina avviata dalla Russia nel 2022, le operazioni di influenza collegate al governo di Mosca hanno realizzato 906 articoli e servizi video completamente falsi, attribuendoli illegittimamente a 163 giornali e canali televisivi appartenenti a 21 Paesi differenti.
Il report dimostra come queste campagne abbiano l’obiettivo strategico di indebolire il sostegno militare e finanziario fornito dai Paesi occidentali a Kyiv, facendo leva sulla fiducia che i lettori ripongono nei marchi giornalistici tradizionali.
Una crescita pianificata
Il fenomeno ha registrato un’accelerazione marcata, a dimostrazione del fatto che le autorità russe considerano la disinformazione un’arma di guerra psicologica efficace. Stando ai dati raccolti dal team di analisti di NewsGuard, il numero di articoli fittizi attribuiti a fonti rispettabili è passato da quarantaquattro nella prima metà del 2025 a 421 nella prima metà del 2026, segnando così una crescita dell’850%.
Le operazioni russe riproducono fedelmente i loghi, i font e le grafiche ufficiali dei giornali, arrivando in diversi casi a registrare domini sul web con indirizzi quasi identici a quelli autentici per trarre in inganno gli utenti meno esperti e mascherare la falsità dei contenuti. Spesso, gli articoli contengono anche dichiarazioni inventate e attribuite a esperti realmente esistenti.
I nomi autorevoli finiti nella rete dei cloni
In Italia il fenomeno è limitato, sono stati presi di mira giornali come La Repubblica con due contenuti falsi e Il Fatto Quotidiano con uno, oltre alle quattro incursioni registrate a danno di Vatican News, il portale informativo ufficiale della Città del Vaticano.
A La Repubblica, in particolare, è stata addebitata la falsa notizia mai pubblicata secondo la quale il candidato alla presidenza francese Édouard Philippe, sindaco di Le Havre, nel 2023 avrebbe acquistato una villa in Sicilia del valore di 15 milioni di euro e, a latere, la notizia secondo cui la polizia di Stato avrebbe intensificato i controlli tra le comunità ucraine residenti in Italia a ridosso delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, a causa di una crescente infiltrazione ucraina in gruppi terroristici.
Al di fuori dei patri confini praticamente nessun gigante dell’informazione è stato risparmiato dalla rete dei falsari. Tra le 163 testate colpite figurano la BBC, l’emittente radiotelevisiva pubblica del Regno Unito, oltre alle testate Bloomberg, Politico e la CNN.
L’emittente più colpita in assoluto è risultata essere Euronews, il canale televisivo multilingue con sede in Francia che trasmette in tredici lingue, alla quale sono stati falsamente attribuiti 82 contenuti fittizi.
Tra i media più usurpati compaiono numerose testate francesi come Libération con 39 falsi, il canale all-news BFMTV e la rivista satirica Charlie Hebdo, entrambe con 35 falsi. A seguire la tv pubblica France 24 con 34 falsi, Le Figaro con 31 e Le Parisien con 28.
Anche in Germania il fenomeno è rilevante, con 28 contenuti attribuiti falsamente alla Deutsche Welle, la radio-televisione pubblica tedesca, e 25 al quotidiano Frankfurter Allgemeine.
La concentrazione sui media dell’Ue è spiegata dagli analisti con il fatto che l’Europa è il principale sostenitore economico dell’Ucraina e, nondimeno, ospita oltre 5 milioni di rifugiati ucraini.
Le tre operazioni segrete e la strategia dei video
Dietro questa vasta produzione di materiale ingannevole agiscono tre strutture principali riconducibili a Mosca: Matrioska, Storm-1516 e Doppelganger.
La campagna Matrioska, il cui nome evoca le celebri bambole ad incastro della tradizione russa, è specializzata nella fabbricazione seriale di brevi filmati propagandistici di scarsa qualità che imitano lo stile dei network di informazione e che vengono diffusi a ritmo continuo su X e su alcuni canali Telegram.
L’operazione Storm-1516 adotta invece una tattica più sofisticata e mirata, tendendo a costruire narrazioni articolate che prendono spunto da un singolo falso reportage attribuito a un giornalista o a un’organizzazione reale e che, in seguito, viene fatto circolare attraverso una fitta rete di profili coordinati fino a raggiungere decine di milioni di visualizzazioni.
La terza struttura, Doppelganger, pioniera nel clonare i siti web delle testate occidentali, appare al momento inattiva. Sebbene la pratica di impersonare entità straniere risalga all’epoca sovietica, l’adozione diffusa dei sistemi di IA, ha reso la produzione di bufale rapida ed economica.
Dalle calunnie personali alle interferenze elettorali
I contenuti veicolati attraverso queste falsificazioni spaziano dai tentativi di denigrazione personale alle ingerenze politiche dirette.
Tra le narrazioni più diffuse figurano le accuse infondate rivolte al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di essersi appropriato indebitamente dei fondi destinati agli aiuti di guerra o di fare uso di sostanze stupefacenti. Un altro video fasullo con il logo della BBC sosteneva invece che Olena Zelenska, la first lady ucraina, avesse chiesto asilo all’estero a causa della rottura del matrimonio.
Allo stesso modo, sono state lanciate calunnie infondate di pedofilia contro il presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron e contro il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
In altri casi, i falsi sono stati usati per orientare il voto dei cittadini, come avvenuto nel marzo 2026 in Ungheria, per esempio mediante un finto articolo firmato Euronews nel quale veniva attribuita al leader europeista Péter Magyar la frase in cui definiva il presidente degli Stati Uniti Donald Trump un nonno senile.
L’obiettivo di danneggiare Magyar nella corsa alle elezioni parlamentari è stato infruttuoso, giacché le urne lo hanno visto davanti all’ex leader sovranista Viktor Orbán.
L’inquinamento delle IA e la trappola per i motori di ricerca
Un aspetto messo in luce dal report riguarda la contaminazione dei chatbot e degli strumenti basati sulle IA. A fare da cassa di risonanza alla propaganda russa è la rete Pravda, un network composto da 280 siti filorussi che nel corso del 2025 ha pubblicato circa 6,3 milioni di articoli, rilanciando 115 false affermazioni. Questa enorme quantità di testo inonda i motori di ricerca e condiziona gli algoritmi di IA che scandagliano la rete per fornire risposte agli utenti.
Ad aprile del 2026, per esempio, la rete Pravda ha diffuso in dodici lingue la notizia fasulla di un presunto articolo del settimanale francese Le Point, secondo cui 20mila soldati ucraini trasferiti in Francia per cure mediche avrebbero disertato per arruolarsi nella criminalità organizzata.
Nonostante Le Point non avesse mai scritto nulla del genere e i dati dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ovvero l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite per la salute pubblica, confermino che dal 2022 i soldati e civili evacuati all’estero siano stati in tutto 6.400 senza casi di diserzione, la bufala è stata recepita come vera dal sistema Google AI Overview, che l’ha proposta ai lettori come un fatto accertato.
Interpellata da NewsGuard, Google ha risposto per bocca di un portavoce sostenendo di adottare standard elevati e che dalle verifiche interne non è stato possibile replicare il medesimo risultato restituito da Google AI Overview.
L’attacco sistematico ai controllori delle notizie
Oltre a ingannare i lettori e addestrare male gli algoritmi, le operazioni russe puntano a paralizzare il lavoro dei fact-checker, i professionisti incaricati di verificare la veridicità delle notizie.
Come evidenziato in un rapporto da Viginum, l’organismo governativo francese preposto al monitoraggio delle ingerenze digitali straniere, le campagne Matrioska e Storm-1516 inviano migliaia di email ai giornalisti con link a notizie false, chiedendo provocatoriamente di verificarne il contenuto per saturare i loro tempi di lavoro.
Anche il Center for Countering Disinformation (CCD), il Centro per il contrasto alla disinformazione che costituisce l’agenzia governativa ucraina contro le minacce informative, monitora costantemente queste aggressioni.
Le operazioni hanno colpito anche aziende private come SpaceXAI e Microsoft e organizzazioni non profit come Human Rights Watch e Reporter Senza Frontiere, usandone i marchi per inventare violazioni dei diritti umani da attribuire all’Ucraina.
In una videointervista rilasciata a NewsGuard, Cécile Mégie, direttrice delle strategie editoriali del gruppo pubblico France Médias Monde, di cui fanno parte il canale France 24 e la radio RFI (Radio France Internationale), ha espresso profonda preoccupazione per il clima di sospetto generale che queste pratiche generano nel pubblico, minando la credibilità di tutto il sistema dell’informazione.
A livello istituzionale, il SEAE, il Servizio europeo per l’azione esterna che rappresenta l’organismo diplomatico dell’Unione europea, ha confermato in un documento ufficiale che la struttura Storm-1516 è ormai in grado di infiltrarsi nei dibattiti pubblici reali delle democrazie occidentali, mettendo a rischio la stabilità della Nato, l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, ovvero l’alleanza militare difensiva tra i Paesi occidentali.
Casi emblematici e smentite ufficiali
L’analisi dettagliata delle singole notizie false offre un quadro preciso delle tecniche di manipolazione utilizzate.
Un caso ha riguardato il già citato Édouard Philippe. Attraverso il sito clone BFM-TV.net, registrato cinque giorni prima della diffusione della bufala, è stato pubblicato un articolo corredato da un filmato in cui si sosteneva che a Philippe fosse stata diagnosticata una grave forma di demenza frontotemporale che avrebbe compromesso la sua candidatura alle presidenziali.
Céline Poizat, la responsabile dell’ufficio stampa di Philippe, ha smentito seccamente la notizia confermando di aver adito le vie legali. Un altro falso video con logo Euronews ha sostenuto che il NABU, l’Ufficio Nazionale Anticorruzione dell’Ucraina ovvero l’agenzia governativa di Kyiv preposta al contrasto della corruzione, avesse perquisito l’abitazione di Oleksandr Zelensky e Rymma Zelenska, genitori del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Nel video veniva mostrato un finto articolo attribuito alla giornalista Anastasiia Prots del quotidiano Ukrainska Pravda il cui cognome è stato storpiato in Protz. L’ufficio stampa del NABU, congiuntamente alla stessa Prots e al responsabile dei contenuti di Euronews Peter Barabas, hanno smentito con fermezza la notizia.
Allo stesso modo, l’agenzia statunitense Associated Press e l’ambasciata ucraina a Washington hanno smentito un filmato fasullo secondo cui Cole Tomas Allen, l’attentatore alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, avesse visitato l’ambasciata prima dell’attacco. Infine, un finto articolo apparso sul sito Politico24.com (sito clone di politico.com) affermava che la Germania fosse pronta ad accogliere 400mila profughi palestinesi, circostanza smentita categoricamente da Elena Singer, portavoce ufficiale del ministero dell’Interno tedesco.
Tra le tecniche più avanzate è stato individuato anche un video con grafica di Fox News in cui una voce clonata con un’IA rilevata con una probabilità del 99% dal software Hive Moderation, affermava che la presidenza americana avesse vietato lo slogan pro-Ucraina Slava Ukraini.
Il censimento dice quante imitazioni sono state trovate, ma lascia aperta la questione dell’effetto sul pubblico. Viginum ha giudicato ancora molto limitata la capacità osservata di Matrioska di orientare le opinioni nel rapporto del 2025; ha rilevato anche che alcune operazioni hanno tratto visibilità dall’attenzione dei media. La crescita dei contenuti prodotti non equivale quindi, da sola, a una crescita dell’influenza esercitata.
Resta il danno per chi viene imitato. Cécile Mégie, ha detto a NewsGuard che la diffusione di fake news può danneggiare la fiducia nei media. Il meccanismo ha in sé qualcosa di subdolo perché testate e giornalisti chiamati in causa devono spendere tempo e credibilità per difendersi da parole che mai hanno riportato o pronunciato.