Corriere della Sera, 28 settembre 2026
Arrigo Cipriani analizza i problemi di Venezia
«Se l’Unesco non fosse un carrozzone e volesse sul serio bene a Venezia, dovrebbe toglierle il bollino di patrimonio mondiale dell’umanità».
Scherza?
«Per niente. Almeno qualcuno vedrebbe finalmente in faccia la realtà».
Arrigo Cipriani, 94 anni, il Grande Vecchio venessian («Pian col vecio: dentro de ani me ne sento la metà») padrone e Vate del mitico Harry’s Bar, ama pazzamente la sua città. Le sue pietre, le sue acque, le sue anime «gentili che non vivono su strade diritte ma seguendo i canali. Togli i veneziani a Venezia ed è morta». Per questo ribolle. Di indignazione e di amore.
I numeri sono numeri: i bambini sotto i 10 anni, nella città storica, sono 2.711, voi anziani con più di ottantacinque, 3.566.
«Peggio: questa città di anziani non ha rispetto per gli anziani. Siamo pedine. La mia Venezia era una grande casa dove le calli erano i corridoi e i campi erano i salotti. A San Vio, dove sono cresciuto, c’erano quattro macellai, tre fruttivendoli, due luganagheri. Traboccava di vita. Chiamavo il fruttivendolo: mandami una foglia di insalata. E lui me la mandava».
Perché suo papà inventò il bar più famoso del mondo!
«No. Voglio dire c’era un rapporto diretto. Che andava oltre. Era la condivisione di una città speciale. Ci si dava del tu. Tutti. Adesso non c’è più niente. Ho immaginato un annuncio: “Vendesi Inattività”»
Pensa ai panifici?
«Erano un centinaio, ne restano forse una ventina. Sono stati tra i primi a ridursi drammaticamente. Ricordo le “mantovanine”. Bianche. Malinconia».
Mai come l’emorragia di bambini: a Cannaregio l’asilo delle Ancelle ha chiuso dopo essere passato da 200 a 25 scolari. Quelli sotto i 14 anni sono l’8,2% dei residenti, contro il 12% italiano. Quasi la metà rispetto al 14,5% dell’Europa...
«Una disperazione. Che futuro c’è senza bambini? Nelle calli i bambini “erano” la città. Sono cresciuto giocando a “massa e pindolo”. Una specie di cricket. Ogni tanto sentivi gridare: “Ocio al gèbi!!”, “occhio al vigile” che poteva farti la multa».
Magari ora la daranno alle barche a remi colpevoli del moto ondoso...
«Lei ride? Il capo dei vigili l’ha proposto davvero. Venezia vietata a certe ore alle barche a remi. Per “non ostruire il traffico”! Ma il Canal Grande è sempre stato delle barche a remi! Pensi al Guardi o al Canaletto. Nel canale della Giudecca il moto ondoso rende spesso impossibile attraversarlo a remi: onde gigantesche. A sollevarle, però, sono le barche spesso abusive che partono dal Tronchetto per scaricare cinquanta persone a botta a San Marco! E il sindaco lo sa: “Poareti, i ga da lavorar anca lori”»
Cosa farebbe col moto ondoso che fa danni alle rive?
«Metterei a sorpresa, sempre, una barca della Finanza o della Capitaneria di porto qua e una là. Un po’ di legnate e non corre più nessuno. A costo zero».
Posti letto turistici: 1,07 per ogni veneziano residente.
«È il problema numero uno. All’Harry’s Bar abbiamo 80 dipendenti. È spaventosamente difficile trovare alloggio per loro. L’affitto di un monolocale porta via la paga. Difatti gli immigrati che lavorano ai banchetti dormono ammucchiati. Noi apriamo alle 11 la mattina, chiudiamo alle 11 di sera. Se un cameriere abita a Marcon per tornare a casa può impiegare un’ora e mezza, se riesce a prendere l’autobus. Andata ritorno tre ore».
Quanti sono i veneziani, all’Harry’s Bar?
«Forse uno su dieci. Poi friulani, pugliesi, stranieri... Bravissimi. Ma purtroppo i veneziani sempre meno...».
Il commissario prefettizio Vittorio Zappalorto denunciò già nel 2015 alla Camera lo stravolgimento della città.
«Una relazione formidabile. Ricca di verità scomode. Aveva capito tutto. Rileggendola mi ha colpito che lì, in Commissione parlamentare, dopo venti minuti che denunciava un quadro terribile, gli dicevano di tagliar corto. Come se le angosce su Venezia li annoiassero».
Disse che in una città patrimonio del mondo come Venezia, con l’abnormità di affitti turistici e l’espulsione degli abitanti lo stesso dogma della proprietà privata dovrebbe venir moderato dall’art. 41 della Costituzione che prevede che la proprietà privata «sia soggetta a un’utilità sociale»...
«Giustissimo. Per anni molti che non abitavano qui han comprato casa per venirci una volta al mese. Ma troppe di quelle case sono diventate affitti turistici. E troppi albergatori stanno zitti perché anche loro talvolta, in mancanza di camere...».
Zappalorto raccontava che metà degli stessi dipendenti pubblici dopo tre mesi chiede altre sedi perché non trova casa.
«È così. Trasferiti in terraferma i grandi uffici privati, anche la Giustizia sta perdendo personale. Venezia sta diventando una sede disagiata. E l’Italia non vede».
Ce l’ha con Giorgia Meloni?
«Non parla mai di Venezia. Mai. Ma così anche la Schlein, Conte e gli altri. Zero. Non ne faccio una questione di destra o sinistra. Osservo che Venezia, purtroppo, non è al centro degli interessi della politica».
Lei cosa farebbe?
«Come a New York, che fa pagare l’8,875% di sales tax cittadina su tutto. Dopodiché risarcisci i residenti facendogli pagare meno tutti i servizi».
E Venezia capitale mondiale della sostenibilità, sede di ricerca e studio?
«Se s’intende l’idea di portar qui i cervelli a studiare e incontrarsi sono d’accordo. Scommetto che verrebbero fuori delle idee. Per capire Venezia bisogna viverci. Mica come certi sindaci».
Ce l’ha con Luigi Brugnaro.
«L’ho detto e lo ripeto: pessimo. Non si può fare il sindaco di Venezia e vivere a Mogliano. Non ha mai capito niente. Sugli affitti turistici tante città storiche, a partire da Barcellona, si sono mosse. Noi zero».
Il ticket?
«Per carità! Han tirato su orrendi albergoni a Mestre e intruppano tutti a San Marco. L’altro ieri una famiglia mi fa: “Please, the square of pigeons?”. Cercava “la piazza dei colombi”. Sarebbe questo l’argine al turismo di massa? Vengono dal Giappone credendo di dormire a Venezia e si trovano in un casermone di Mestre!».
A proposito di San Marco: Renzo Rosso dice che dovrebbe ospitare solo oreficerie come Place Vendôme.
«Meglio sicuramente dei negozi di paccottiglia».
E gli altoparlanti in faccia alla Basilica in piena estate?
«Per me non hanno senso. Magari uno arriva dal Giappone o dalla California per vedere San Marco e se lo trova coi catafalchi... Meglio la piazza libera».
Rimpiange Massimo Cacciari?
«Cacciari era veneziano e si vedeva. È stato bravissimo come sindaco, specie nel primo mandato. Solo che poi si è stufato. Lo vede in tivù? È così. Perdeva la pazienza anche sul Mose. Che ha avuto costi incredibili. Sfacciati. Ma funziona».
Secondo gli esercenti due anni fa c’erano già in città storica 1.090 bar e ristoranti... Uno ogni 43 residenti.
«Venezia ha sempre accolto tutti ed è giusto sia così. Certo, anche qui c’è modo e modo».
Cioè?
«Il degrado non è solo colpa del turista squattrinato. Davanti alla Grand Central Station a New York ci sono una trentina di tavoli pubblici con posti a sedere anche per chi vuole mangiarsi il proprio panino. Se vuoi prendi una lattina, se no no. Ci sono cestini dove buttare i resti. Con la manutenzione curata da chi gestisce i servizi. A Venezia se uno si siede sui gradini per mangiare perché non ha soldi per il ristorante, è cacciato via. I Giardini Reali potevano offrire tavoli e sedie a un prezzo giusto: sarebbero stati un luogo vissuto della città. Invece...».
È «vietato il picnic e il consumo di bevande alcoliche».
«Appunto. L’alcol capisco. Il resto no».
E i bagni pubblici? Ai Giardini chiudono alle 18.
«Pesano secoli di educazione cattolica. Sono visti come una cosa sporca... All’estero non è così. Non ha senso che la gente debba implorare l’accesso a una toilette...».
Tra le sue denunce c’è il dilagare della paccottiglia.
«Banchetti di ogni genere. A ogni angolo. Quello vicino a noi vendeva 300 prodotti non a norma. Trecento! Su tutti delle mutandine da donna col cuoricino e su scritto “facciamo l’amore Venezia”. Miserie...».
Lei cosa farebbe?
«Chiederei a ciascuno: “Mostrami quanti incassi hai dichiarato negli ultimi cinque anni”. Cinquemila euro in totale? Perfetto: “La licenza te la ricompra il Comune”. Almeno andiamo a stanare una parte del “nero”».
È così diffuso?
«Euh!».
Cosa vuol dire «euh!»?
«Troppo».
Diranno che anche lei a New York ebbe problemi sulle tasse.
«Lì aveva sbagliato il fiscalista. Abbiamo pagato. Fine».
Lisa Gerard Sharp, per amore di Venezia, ha scritto sul National Geographic: «Noi turisti siamo così tossici che sarebbe meglio stare a casa».
«Sinceramente: esagerava. Però sì, occorre ripartire da Venezia come era. Dalle sue origini. Dalla sua cultura. Una città dell’uomo per l’uomo. Un po’ alla volta, si può fare. Guardi la Giudecca, appena arrivano nuovi abitanti torna la pescheria, la macelleria, il negozio d’artigianato... Non c’è scampo: bisogna ricominciare. E se lo dico io che sono un giovanotto…».