Corriere della Sera, 28 settembre 2026
Leone XIV a Lourdes, condanne al fine vita e agli abusi del clero
La sera si vedono decine di migliaia di fiaccole a rischiarare il santuario lungo il fiume Gave de Pau, tra Grotta di Massabielle e la basilica; Leone XIV guida la recita del rosario e la processione con la statua della Madonna come «un pellegrino fra i pellegrini». Fin dalla messa del mattino ha avvicinato i malati in sedia a rotelle, carezzato i bambini disabili che i genitori sollevavano verso di lui, perché «bisogna venire qui con voi, cari malati, per percepire pienamente la realtà» di ciò che è venuto a dire: «So che per alcuni di voi, a causa di particolari patologie e di dolori talvolta terribili, l’orizzonte può apparire cupo, incerto, senza via d’uscita. Ma nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità. Al contrario, è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale».
Il momento era atteso in Francia, dove il 18 agosto il presidente Emmanuel Macron ha promulgato la legge sul «diritto all’aiuto a morire». Lourdes è un luogo simbolico, qui i vescovi francesi si riunirono a marzo per riaffermare il loro «no» al suicidio assistito e chiedere di «dare priorità alle cure palliative». Le parole più nette, Prevost le ha scandite nel pomeriggio all’Accueil Notre-Dame, che offre alloggio e assistenza, fino a esortare gli operatori sanitari a «prendersi cura di una persona che soffre, e non eliminarla» perché «la medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata».
Alla messa, 150.000 fedeli colmavano il terreno accanto alla Grotta e tra essi molti malati e persone che ne hanno cura: «Davanti alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte a malattia, sofferenza o vecchiaia, la Grotta di Massabielle si erge come un santuario della speranza cristiana», ha chiarito. «Qui nessuna fragilità viene respinta. Le vostre sedie a rotelle e le lacrime nascoste non sono ostacoli: sono il luogo per eccellenza in cui siete pienamente rispettati, accolti e trasfigurati dall’amore infinito di Dio».
Leone XIV chiama alla «conversione» anche la stessa Chiesa. Sono passati cinque anni dal rapporto che aveva stimato 330mila vittime di pedofilia nelle istituzioni cattoliche a partire dal 1950. «Negli ultimi anni avete affrontato con determinazione il doloroso flagello degli abusi sui minori commessi da membri del clero o in ambito ecclesiale», ha detto ai vescovi: «È necessario proseguire sulla strada intrapresa mantenendo la massima vigilanza».
Nel palazzo vescovile, come già in giugno a Madrid, ha incontrato per due ore quattro uomini e tre donne vittime di abusi compiuti dal clero. Ha parlato con ciascuno, anche «della complicità o del silenzio» di chi avrebbe potuto aiutarli e non l’ha fatto. Con alcuni ha pregato, a tutti ha confermato «il mio impegno perché il male non si ripeta per altri», ascoltato le proposte, ammesso che c’è ancora molto da fare. Uno di loro, Jérôme Guillement, ha spiegato: «C’era sincerità, è stato emozionante. Ogni parola del Papa era meditata, ogni parola aveva un senso».