Corriere della Sera, 28 settembre 2026
Donald esulta e loda i britannici. Poi riapre ai negoziati con Teheran
«L’arresto in Gran Bretagna è stato fantastico, un lavoro incredibile» ha detto ieri il presidente Trump affermando che la collaborazione tra Washington e Londra «ha funzionato alla grande». Trump rispondeva alle domande dei giornalisti al suo arrivo a Chicago, dove ha partecipato ieri alla «President’s cup» in veste di presidente onorario della competizione, una dei più importanti tornei di golf maschile al mondo.
Il presidente ha aggiunto che i cinque arrestati avevano intenzione di fare «grossi danni» ed erano sotto indagine da parte delle autorità britanniche e americane «da lungo tempo». Da quella base sono partiti i bombardieri americani usati per colpire i siti missilistici iraniani che attaccano le navi in transito nello Stretto di Hormuz. I Guardiani della rivoluzione avevano avvertito che le basi usate per aiutare gli americani sarebbero state nel mirino.
«Con gli Stati Uniti abbiamo lavorato a stretto contatto», ha confermato il segretario di Stato del Regno Unito, Wes Streeting, aggiungendo che nel corso della giornata di ieri è «rimasto in contatto con Pete Hegseth», il segretario della Guerra negli Stati Uniti, in merito all’incidente. Sui «grossi danni» menzionati da Trump, Streeting non si è sbilanciato: «Sono sicuro che comprenderete che non intendo commentare un’operazione in corso né questioni relative alla sicurezza operativa».
Trump ha anche affermato proprio ieri, in un’intervista con Axios, che si aspetta che i suoi negoziatori, Steve Witkoff e Jared Kushner, continuino a trattare con gli iraniani già questa settimana, nonostante il presidente americano abbia respinto una proposta di Teheran sabato scorso.
Il Qatar e gli altri meditori vogliono che i negoziati continuino. Il problema è che mentre l’Iran vuole trattare sullo Stretto di Hormuz e sul blocco navale che impedisce le sue esportazioni di petrolio, gli Stati Uniti esigono concessioni sul programma nucleare. Oggi il dialogo indiretto – attraverso i mediatori – dovrebbe riprendere, ma non è chiaro se la distanza tra le due parti possa essere colmata. «Mi aspetto nuovi colloqui con l’Iran – ha detto Trump —. Loro vogliono fare un accordo ma non è l’accordo che voglio fare io. È quello che avremmo dovuto decidere insieme un anno fa. Hanno tirato troppo la corda».
Martedì scorso il ministro degli Esteri iraniano Abbas Arachchi ha presentato a Witkoff e a Kushner le condizioni di Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz e per la ripresa dei colloqui sul programma nucleare: si tratta di una proposta di rimuovere il blocco dello Stretto e riprendere i negoziati sul nucleare tra una settimana, se gli Stati Uniti sospenderanno il proprio blocco navale, le sanzioni sulla vendita di petrolio iraniano e se accetteranno un cessate il fuoco in tutta la regione. Anche se Trump ha rifiutato, i mediatori qatarini non hanno mai smesso di lavorare alla ricerca di un compromesso, incontrando separatamente le due parti per valutare la possibilità di modifiche al testo.
I qatarini dovrebbero incontrare di nuovo, separatamente, Araghchi e Witkoff a partire da oggi. In un’intervista con la tv americana Nbc, il ministro iraniano ha affermato che le elezioni di midterm – a differenza di quanto dichiarato da Trump nel suo discorso alle Nazioni Unite – non fanno parte dei calcoli della Repubblica islamica: «Ci interessano soltanto i nostri interessi nazionali. Siamo pronti ai negoziati».
Il sito Axios ha chiesto a Trump se stia ancora prendendo in considerazione nuovi attacchi contro l’Iran. Trump ha replicato: «Ci penso sempre». Nel frattempo, il presidente ha sottolineato che le forze armate americane hanno consentito nello scorso fine settimana il passaggio di «oltre 20 milioni di barili» di petrolio attraverso lo Stretto, la più grande quantità dall’inizio della guerra.