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 2026  settembre 27 Domenica calendario

Gli Eiffel 65 parlano della loro carriera

Il cielo degli Eiffel 65 è sempre più Blue (Da Ba Dee). In una manciata di giorni un super show e l’uscita di un’autobiografia. Questa sera al Geox di Padova l’ Eiffel 65 & Friends vedrà sul palco accanto al duo torinese un bel pezzo della dance italiana di fine Anni 90-primi Duemila. Martedì esce invece per Rizzoli Illustrati Viaggia insieme a noi. I nostri 2000 come non li hai mai sentiti, libro nel quale Jeffrey Jey (Gianfranco Randone) e Maury (Maurizio Lobina) raccontano la loro storia: due ragazzi di provincia diventati icone pop con il loro progetto musicale. Ovviamente al fianco di Gabry Ponte. A dicembre suoneranno in Messico, poi in Argentina, Uruguay e Cile a marzo.
Il sindaco di New York Mamdani, in un’intervista a Rolling Stone, ha inserito gli Eiffel 65 tra i suoi riferimenti musicali, citando in particolare Too much of Heaven. Sorpresi?
«Ci stiamo sorprendendo adesso, non lo sapevamo. È un buongustaio, perché Too much of Heaven è anche la nostra canzone preferita. All’epoca il nostro successo in Usa fu molto grande. Eravamo nelle orecchie di tutti».
Mamdani ha ammesso però di avere comprato un cd pirata… Qui la parola chiave è per me cd: il successo del vostro album d’esordio è coinciso con l’ultimo periodo nel quale i dischi si sono venduti sul serio…
«Ormai il supporto fisico è defunto, poverino. Quando arrivò Napster ci rendemmo conto della forza del digitale che stava per travolgere tutto. Come accadde con la nascita del vinile, una rivoluzione che cambiò il modello del mercato. Il digitale ha reso la musica liquida, noi abbiamo preso l’ultimo treno, è stata una grande fortuna».
L’esplosione di Blue fu clamorosa, il suo riverbero continua ancora. Possiamo dire che Albertino ci aveva visto lungo?
«Alberto all’epoca aveva un potere pazzesco, il suo Deejay Time era un punto di riferimento per il mondo della dance. Se un brano passava di lì, potervi essere sicuro che avrebbe funzionato. Ma il primo a credere in Blue, sebbene a livello locale, fu Marco Ravelli di Discoradio».
Johnson Righeira ha detto che i proventi generati da Vamos a la playa sono la sua pensione, e quelli di una hit mondiale come Blue?
«Premesso che stiamo parlando di un brano che ha venduto almeno 15 milioni di copie, negli ultimi due anni abbiamo toccato il picco come diritti Siae. Dopo 26 anni dalla sua uscita... crediamo di avere risposto alla tua domanda».
È stato più complesso gestire il successo o la crisi del progetto artistico e discografico?
«Il successo. Sapevamo che una hit dance moriva nel giro di due o tre mesi. Perciò prendevamo tutto ciò che arrivava, tornavamo a casa quattro giorni al mese. Siamo stati in giro due anni. Eravamo paradossalmente più sereni nel pre-Blue. Quel successo non ce lo siamo goduti perché eravamo sempre a 200 all’ora. Il denaro non rende la vita meravigliosa».
Nessuna band italiana aveva conquistato il pubblico americano come è successo a voi: nessun rimpianto?
«Ma va, per noi è stata una gita. Due mesi a suonare in giro per l’America, sembrava di essere in un film. La nostra ossessione era creare qualcosa che durasse, ci siamo riusciti».
Stasera celebrerete la dance Anni 90-2000. Era davvero così bella o vince l’effetto nostalgia?
«Ad ogni concerto vince l’effetto nostalgia, ci andiamo per sentire le vecchie canzoni e non quelle dell’ultimo album. Ci piace che ci riportino indietro nel tempo, sono legate a dei ricordi».
In quel periodo Torino era un punto di riferimento musicale, non solo per la dance: non è un caso che lì sia nato un punto di sintesi come i Subsonica. Gli Eiffel 65 in quel contesto come si collocavano?
«Anche noi volevamo fare qualcosa di non tradizionale. Ci dicevamo: perché la dance deve solo fare ballare e non può anche emozionare?».
In estate siete saliti sul palco accanto a Gabry Ponte a San Siro, che è riuscito a trasformarlo in un’enorme discoteca.
«Ha fatto uno show incredibile. Più che una discoteca, ha trasformato San Siro in una festa di piazza importante. È stato molto emozionante ritrovarci in tre sul palco. Anche se le nostre carriere si sono separate, il legame è rimasto sempre forte. Quella fase degli Eiffel 65 l’abbiamo vissuta come tre compagni in gita scolastica».