repubblica.it, 27 settembre 2026
Aldrovandi, stop al ricordo dei bambini allo stadio
I tifosi della Curva Ovest della Spal annunciano in una lunga e dura nota di aver deciso di annullare la coreografia prevista nell’intervallo di Spal-Vianese del 27 settembre, la partita più vicina al 21esimo anniversario della morte di Federico Aldrovandi, in seguito allo stop a una loro iniziativa per ricordare il giovane di Ferrara morto nel 2005. La tifoseria aveva organizzato una coreografia e anche la lettura di alcune frasi che bambini di una scuola elementare della città avevano scritto lo scorso anno in memoria del 18enne morto il 25 settembre 2005 durante un intervento di polizia, a seguito del quale quattro agenti sono stati condannati. “Perché il messaggio fosse ancora più autentico, le frasi sarebbero state lette in mezzo al campo proprio dai bambini”. Ma secondo quanto denuncia la curva, “le frasi non erano state gradite dalla Questura di Ferrara e che quindi ci veniva vietata l’intera iniziativa”. E a nulla sarebbe servita la mediazione della società di calcio, per mezzo del dg Marcel Bonnici. “Il Questore di Ferrara – scrive la curva – ha asserito come motivazione che le frasi istigavano la violenza e che avrebbe preso provvedimenti ostativi della libertà individuale nel caso in cui la lettura si fosse svolta”.
I tifosi si domandano: “Perché il ricordo di Federico Aldrovandi a distanza di 21 anni fa ancora paura? Perché in uno stato civile dove la libertà di parola dovrebbe essere garantita viene invece bandita, addirittura ad un bambino?”. E dunque l’annuncio: “Abbiamo preso la decisione drastica di annullare la coreografia prevista per l’ovetto”, lo storico marchio di cui la società è tornata in possesso. “Non siamo infatti disposti a sacrificare sull’altare del tifo il nostro pensiero, i nostri ideali, la nostra libertà”.
Il papà Lino: “C’è sempre stato rispetto per le istituzioni”
Nella notte arrivano le parole del padre di Federico, Giuliano “Lino” Aldrovandi. “Siamo ancora alle solite, dai ancora fastidio”, scrive in una lettera aperta al figlio, nella quale riporta le frasi scritte dai bambini oggetto dello stop della Questura estense, come: “Ti darei il cuore per vivere felice”. “Direi ad alta voce: voi siete dei polizuotti! Dovete difendere, non ammazzare!”, “Ti darei la mano e scapperei il più forte possibile”, “Ti difenderei e ti porterei a casa dai tuoi genitori”, “Ti aiuterei a urlare con tutta la mia voce e direi: fermi! Lasciatelo stare”. “Dalla lettura dei pensieri dei bambini non noto, se non forse in una parola, questa violenza ravvisata”, commenta Aldrovandi.
“Nessuno, né tantomeno io, ha mai puntato il dito sull’istituzione Polizia, ci mancherebbe”, scrive Lino, che ha vestito lui stesso una divisa, come agente di polizia locale. “In questi lunghi 21 anni la mia ‘famiglia allargata’ come uso dire, dalle tante realtà di questa società, non meno da quella degli ultras, in questo caso dai cari ragazzi della Curva Ovest, ha sempre dimostrato nella triste storia di Federico, di aver rispetto delle Istituzioni, nessuna esclusa, e di aver agito sempre nel rispetto delle regole e delle leggi, senza mai generalizzare. Un concetto semplice, ma che sembra non aver fatto breccia nelle menti e nei cuori dei suoi controllori”, aggiunge il papà. “Caro Federico, non ce n’era proprio bisogno di questo irrigidimento, ed è come se una ferita si fosse riaperta con tutto il suo sangue e il suo dolore. Grazie Questura (?). Grazie Lega calcio dilettanti (?) Un abbraccio alla Curva Ovest”.
Per ricordare Aldrovandi prende parola anche l’avvocato Fabio Anselmo, a fianco della famiglia di Federico in tribunale. “Abbiamo lottato insieme per ottenere verità e giustizia. Ci siamo affannati a specificare che non ce l’avevamo con la Polizia ma soltanto con coloro che erano responsabili della sua morte. Lo abbiamo fatto nonostante i colleghi che facevano le indagini si comportassero in modo per il quale sono stati poi processati. Qualcuno condannato e poi prescritto. Qualcun altro no”. “Aldro non vive più. Ma non dimentichiamolo. Per tutti e non contro nessuno”, è l’appello del legale.