corriere.it, 27 settembre 2026
Turisti europei in fuga dagli Usa e viceversa
All’appello del turismo degli Stati Uniti manca circa un milione di visitatori dell’Europa occidentale che negli ultimi due anni si sono «polverizzati», scegliendo altre destinazioni: il Canada, l’Asia, il Sudamerica, soprattutto. E se fino al 2025 resistevano i flussi degli italiani in vacanza a New York e Boston, Miami e San Francisco, Los Angeles e Las Vegas – tanto da segnare un incremento —, nei primi otto mesi di quest’anno è calato in modo significativo anche il numero dei connazionali che hanno scelto di sorvolare l’Atlantico per concedersi qualche giorno di relax.
In parallelo balza ulteriormente il numero di turisti americani in Europa, e questo sta avendo conseguenze significative – e differenti – sui bilanci delle compagnie aeree dei due lati dell’oceano. È quanto emerge dall’analisi che il Corriere ha effettuato sui dati preliminari forniti dalle dogane statunitensi e dall’International Trade Administration, oltre che sui resoconti interni di alcuni vettori. Nemmeno i Mondiali di calcio hanno aiutato i flussi dal Vecchio Continente.
Le motivazioni alla base del calo dei viaggiatori europei negli Usa sono diverse. Non c’è più soltanto l’«effetto Trump», assieme ai timori di una politica d’ingresso più rigida rispetto al passato. A questo si sono aggiunti i costi più elevati da sostenere una volta in America (gli alberghi – anche a causa dei Mondiali – hanno raggiunto prezzi record), le diverse crisi internazionali e i timori di una recessione globale, che spingono gli europei a riconsiderare gli spostamenti.
Nel periodo gennaio-agosto di quest’anno, 6,3 milioni di residenti nell’Europa occidentale sono entrati negli Stati Uniti per motivi turistici, confermano i dati delle dogane americane. Meno dei quasi 7,1 milioni dello stesso periodo del 2025 e dei quasi 7,3 milioni del 2024. All’appello, insomma, mancano 936 mila visitatori del Vecchio Continente rispetto a due anni fa.
A calare sensibilmente sono soprattutto i visitatori danesi (-30,5%), svizzeri (-20,4%) e tedeschi (-19,2%). Ma a sorprendere è in particolare il crollo degli italiani, che nel 2025 avevano fatto notizia per essere stati – assieme agli spagnoli – i più «fedeli» agli Usa sul fronte turistico, mentre nei primi otto mesi di quest’anno sono in calo di ben il 14,4%, passando dai 694 mila di gennaio-agosto 2025 ai 594 mila di gennaio-ottobre 2026. L’unico dato positivo, tra i Paesi elencati nel documento delle dogane, è quello della Croazia, con un +22,1%, ma con numeri decisamente bassi rispetto al resto dei Paesi.
Per quanto riguarda l’Italia, resta sostanzialmente stabile il numero di ingressi per motivi di lavoro (poco meno di 105 mila), mentre calano ulteriormente i ragazzi italiani che volano oltreoceano per motivi di studio (da 13.704 del 2025 a 13.533). Nel complesso, oltre 665 mila connazionali hanno preso un aereo, poco meno di 19 mila sono sbarcati in nave (con le crociere) e poco più di 28 mila hanno attraversato le frontiere terrestri (dal Canada e dal Messico).
Dal momento che ogni turista europeo spende negli Usa una media di 2.000 dollari a persona, voli esclusi, questo significa, nei primi otto mesi dell’anno, una spesa inferiore di 1,5 miliardi di dollari per alloggio, cibo, trasporti terrestri, shopping e musei rispetto allo stesso periodo del 2025. Se poi si includono anche i voli, i ricavi mancati salgono a circa 2,3 miliardi di dollari.
Nella direzione opposta, invece, i flussi dagli Usa all’Europa continuano a segnare progressioni. Nei primi sei mesi – stando al bollettino di inizio settembre – oltre 10,7 milioni di cittadini statunitensi si sono recati nel nostro continente, la maggior parte per turismo, un dato in aumento del 2,2% rispetto al primo semestre dell’anno scorso, anche se il solo mese di giugno ha segnato un dato negativo.
Il calo dei turisti europei mette più in difficoltà le compagnie aeree del Vecchio Continente, dal momento che sono le società di riferimento del territorio. Al contrario, in questo momento godono di ottima salute sui voli transatlantici i vettori statunitensi: l’80% dei loro passeggeri, in media, ha come punto di origine gli Usa, e questo garantisce entrate sicure e anche in aumento. Questo spiega, in parte, perché da United ad American e Delta si sia assistito a un’espansione delle rotte europee, mentre dall’altra parte iniziano a esserci le cancellazioni.