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 2026  settembre 27 Domenica calendario

Ricchezza, l’Italia è sempre più divisa: il 5% delle famiglie possiede la metà dei patrimoni

La ricchezza delle famiglie italiane continua ad aumentare, ma a un ritmo inferiore rispetto alle principali economie europee. E, soprattutto, cresce la distanza tra chi possiede di più e il resto della popolazione. Oggi il 5% delle famiglie più abbienti concentra oltre la metà della ricchezza netta nazionale, mentre alla metà meno ricca del Paese resta appena il 7,3%. È il quadro che emerge dall’Osservatorio sulla ricchezza delle famiglie della Fondazione Fiba di First Cisl, elaborato sui dati di Bce ed Eurostat, e ripreso dal Sole 24 Ore. Lo studio evidenzia come la minore crescita dei redditi e la progressiva riduzione della capacità di risparmio abbiano contribuito ad ampliare le disuguaglianze.
Il confronto
Alla fine del 2025 la ricchezza netta delle famiglie italiane ammontava a 11.333 miliardi di euro, contro i 19.867 miliardi della Germania, i 14.054 della Francia e gli 8.484 della Spagna. Rispetto al 2015 l’incremento registrato dall’Italia è stato del 22,8%, molto distante dall’87,3% tedesco, dal 56,6% spagnolo e dal 42% francese. Di conseguenza, il peso dell’Italia sul totale della ricchezza delle famiglie dell’Eurozona è sceso dal 21,7% al 16,5%. Una parte rilevante dell’aumento della ricchezza è riconducibile alle attività finanziarie. Dal 2015 circa il 45% della crescita complessiva, pari a 937 miliardi di euro, è derivato da azioni non quotate e altre partecipazioni, strumenti detenuti quasi esclusivamente dalle famiglie più facoltose. L’accelerazione si è concentrata soprattutto nel quinquennio successivo alla pandemia, tra il 2020 e il 2025.
La dinamica dei redditi
A frenare la crescita della ricchezza contribuisce anche la debole dinamica dei redditi. Tra il 2015 e il 2025 il reddito disponibile lordo delle famiglie italiane è salito da 1.132,8 a 1.455 miliardi di euro, con un incremento del 28,4%. Nello stesso periodo la crescita è stata del 48,3% in Germania, del 41,1% in Francia e del 53,8% in Spagna. Si assottiglia inoltre uno dei tradizionali punti di forza dell’economia italiana: il risparmio delle famiglie. In dieci anni il risparmio lordo è passato da 125,7 a 161,1 miliardi di euro, segnando un aumento del 28,2%, ben inferiore a quello registrato negli altri principali Paesi europei. Nel 2025 il tasso di risparmio lordo si è fermato al 10,7%, il livello più basso tra le maggiori economie dell’Eurozona e lontano dalla media dell’area euro, pari al 14,3%.

Il patrimonio immobiliare
Anche il patrimonio immobiliare, che resta centrale per le famiglie italiane, ha mostrato una crescita più contenuta rispetto al resto d’Europa. Secondo l’Istat circa il 74% dei nuclei familiari vive in una casa di proprietà, ma i prezzi delle abitazioni sono aumentati molto meno rispetto agli altri Paesi dell’Eurozona. Assumendo pari a 100 il valore del 2015, nel 2025 l’indice italiano raggiunge quota 116,1 contro 153,7 dell’Eurozona, 152,7 della Germania, 127,3 della Francia e 180,6 della Spagna. Il dato più significativo riguarda però la distribuzione della ricchezza. Nel 2010 il 10% delle famiglie più ricche possedeva il 52% del patrimonio netto complessivo; alla fine del 2025 la quota è salita al 60,6%. Ancora più marcata la concentrazione al vertice: il 5% più abbiente è passato dal 39,9% al 50,2% della ricchezza totale, una delle percentuali più elevate dell’Eurozona.
Le attività finanziarie
Le attività finanziarie risultano fortemente concentrate nelle mani delle famiglie più ricche. Il 10% più abbiente detiene oltre il 93% delle azioni quotate, il 98,3% delle partecipazioni non quotate, più dell’82% delle quote dei fondi comuni e oltre tre quarti dei titoli di debito e delle polizze vita. Al contrario, le famiglie appartenenti alla metà meno ricca della popolazione sopportano quasi il 38% dell’indebitamento complessivo. Per la Cisl il rischio è che il divario continui ad ampliarsi. Secondo la segretaria generale Daniela Fumarola, negli ultimi quindici anni la ricchezza si è progressivamente concentrata nelle fasce più abbienti della popolazione, mentre il ceto medio ha perso potere d’acquisto a causa dell’inflazione e della stagnazione dei redditi. Da qui la richiesta di una politica dei redditi capace di sostenere salari e crescita economica.
Il commento
Sulla stessa linea il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani, secondo cui senza un aumento duraturo del Pil e delle retribuzioni la quota di patrimonio detenuta dalle famiglie più ricche è destinata a crescere ulteriormente. Tra le proposte avanzate dal sindacato figura la creazione di un fondo nazionale per convogliare parte del risparmio privato verso l’economia reale, con il supporto di garanzie pubbliche e il coordinamento della Cassa Depositi e Prestiti.