corriere.it, 27 settembre 2026
La Svizzera ha votato: no a essere «più neutrale» (e le sanzioni alla Russia restano)
Urne chiuse a mezzogiorno, valanga di voti poco dopo: il 71% degli elettori svizzeri ha detto no, nei referendum di domenica mattina, alla possibilità di irrigidire il concetto di neutralità che informa la politica estera del Paese.
Si è votato, nei diversi Cantoni della Svizzera, su due questioni. Una era l’introduzione di regole più stringenti sull’alimentazione naturale. L’altro dei due quesiti referendari chiedeva agli elettori svizzeri se inserire nella Costituzione una definizione più rigida della secolare neutralità del Paese.
Se fosse passato il sì, tra le conseguenze più concrete nell’immediato ci sarebbe stata l’impossibilità per la Svizzera di imporre sanzioni alla Russia; a meno che queste non fossero approvate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove però Mosca dispone del diritto di veto. Non c’è bisogno di dire che, come scrive Politico.eu, la Russia ha sostenuto l’iniziativa apertamente.
Ma quanto si può essere effettivamente neutrali nell’attuale scenario della sicurezza europea, dove persino altri Paesi storicamente neutrali, come Austria e Irlanda, cercano di aumentare la spesa per la difesa?
Al momento il diritto internazionale riconosce già l’eccezionale neutralità permanente della Confederazione elvetica. Il governo di Berna ha la possibilità di applicarla con qualche discrezionalità. Non può far partecipare la Svizzera a guerre, o inviare aiuti militari; ma può decidere se imporre sanzioni economiche o cooperare con alleanze militari, pur senza aderire.
Al centro del referendum di domenica c’è stato proprio questo margine. Si chiedeva cioè agli elettori se la neutralità deve avere limiti ancora più rigidi. Per esempio, appunto, riguardo alle sanzioni.
Dal 2022 il governo svizzero ha seguito le sanzioni dell’Unione europea contro Mosca, e questo in patria ha i suoi critici. Il referendum è stato infatti lanciato da un gruppo nazional-conservatore, Pro Schweiz, legato ai cristiano-democratici che sono un pilastro della destra svizzera e anche l’unico partito che sostiene il referendum. Il governo di Berna si è opposto alla proposta. Il rischio, si legge sulla stampa svizzera, è che la neutralità finisca per diventare isolamento. I sondaggi sembravano mostrare che due terzi degli elettori fossero contrari all’iniziativa; dallo spoglio emerge che sono molti di più.
Con oscillazioni regionali: in Ticino, dopo lo spoglio di 86 comuni su 100, è emerso il 51,2% di opposizioni. Operazioni già concluse invece nei Grigioni, dove i «no» hanno raggiunto il 66,6%.
Le origini della neutralità svizzera vengono spesso fatte risalire alla sconfitta dei Confederati nella battaglia di Marignano del 1515. Fu formalmente riconosciuta dagli altri Paesi europei nel 1815 e inserita nella Costituzione nel 1848. La Svizzera riuscì ad attraversare entrambe le guerre mondiali senza schierarsi ufficialmente: ma durante la Seconda un atteggiamento «pragmatico» la portò a contribuire allo sforzo bellico della Germania, oltre che a chiudere le frontiere agli ebrei d’Europa che cercavano rifugio.
Il Paese ha partecipato alle sanzioni contro l’Iraq nel 1990; e ora l’invasione dell’Ucraina ha costretto di nuovo Berna a confrontarsi col significato concreto della neutralità.