Corriere della Sera, 27 settembre 2026
Consolato Usa, maxi risarcimenti e permessi di soggiorno
Maxi risarcimenti ai lavoratori anche per i danni morali dello sfruttamento in cantiere, oltre 19 milioni di euro tra rimborsi e arretrati di stipendi dovuti, 238 speciali permessi di soggiorno a chi era vittima di caporalato, 60 indennità di disoccupazione Naspi, 11 milioni di euro di ristori all’Inps e all’Ispettorato del lavoro. Se nella pubblicità tv una telefonata allunga la vita, nella realtà è invece una inchiesta della Procura di Milano a cambiare la vita di circa 300 operai stranieri (per lo più indiani) sfruttati nel cantiere del nuovo Consolato americano in costruzione a Milano in piazzale Accursio, nell’area dell’ex Tiro a segno.
Caddell Construction – la grande società americana (da 1,5 miliardi di fatturato l’anno) appaltatrice in partnership con il colosso turco Enka della realizzazione delle sedi diplomatiche statunitensi in giro per il mondo, e commissariata in maggio per caporalato dal pm Paolo Storari – sceglie di versare agli operai non soltanto (come si era già impegnata tempo fa) 9,6 milioni di euro per pareggiare gli stipendi che avrebbero dovuto essere pagati a norma di contratto, e 3 milioni per restituire loro i soldi che ai lavoratori venivano indebitamente detratti per il vitto e l’alloggio nel residence in provincia di Milano dove venivano piazzati dopo il reclutamento in India; ma aggiunge altri 7 milioni (il 70% in più rispetto alla somma alla quale ogni lavoratore abbia diritto) a titolo di risarcimento dei danni morali per quello che ad avviso dei magistrati era il «sistematico sfruttamento» 12 ore al giorno di operai «retribuiti fra 1,50 e 1,91 euro l’ora» e costretti a «riprendere immediatamente l’attività lavorativa» anche se «febbricitanti, feriti o reduci da cure ospedaliere», taglieggiati con prelievi forzati sugli stipendi di 850 euro al mese di spese di vitto e alloggio, in una «vera e propria scelta datoriale» fondata per la gip Angelica Cardi sulla «negazione dei più basici diritti» a forza di «condotte intimidatorie, umiliazioni, aggressioni verbali e minacce di rimpatrio» a opera di due manager turco e indiano poi arrestati.
E non finisce qui l’effetto dell’intervento della Procura: su richiesta del pm le Questure di Milano e di Pisa hanno rilasciato speciali permessi di soggiorno a 238 lavoratori vittime di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (articolo 18 ter, 12 mesi rinnovabili); e 60 lavoratori del cantiere rimasti disoccupati sono stati ammessi dall’Inps alla Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego). Tutto in aggiunta ad altri 7,2 milioni con i quali Caddell chiude le proprie pendenze con l’Inps, e ad altri 4 milioni con cui ristora l’Ispettorato territoriale del lavoro.
Un pacchetto complessivo che dunque le costa 31 milioni di euro, e che Caddell tiene a precisare «non costituisce in alcun modo un’ammissione di responsabilità penale o civile o amministrativa», pur se le vale l’apprezzamento della Procura: nel parere favorevole alla scarcerazione (dopo quasi 4 mesi di arresti) del turco Ulas Demir difeso dall’avvocato Giuseppe Iannaccone, il pm fa infatti presente al gip l’«importante sforzo fatto da Caddell», assistita dall’avvocato Francesco Sbisà, al fine di ripristinare la legalità nel cantiere del nuovo consolato americano. Resta la singolarità, non ancora del tutto messa a fuoco, dei rapporti tra il gruppo americano e la partner conglomerata turca Enka, nonché la natura dei rapporti tra Caddell e i due dirigenti di cantiere arrestati, il turco Demir e l’indiano Aji Appukuttan, con i quali non ha mai rotto i ponti ma che anzi «hanno convintamente esortato la società ad adottare misure volte a garantire che i lavoratori interessati ricevano un significativo risarcimento per il danno subito».