Corriere della Sera, 27 settembre 2026
Il «fish and chips» va in crisi
Davanti al Seashell di Lisson Grove, sino a qualche anno fa, la sera dopo la chiusura dei pub c’era immancabilmente la fila. Tuttora l’amato chippie a pochi passi dalla Baker Street di Sherlock Holmes fa affari d’oro, ma il suo successo, grazie anche a una storia che risale alla fine della Prima guerra mondiale, non si ripete tra le tante friggitorie del Regno Unito, oggi sempre meno frequentate per via delle nuove tendenze salutiste, l’aumento dei costi e il proliferare di cibi da asporto di ogni tradizione culinaria.
È un momento di crisi per il fish and chips, il piatto britannico per antonomasia? Gli organi di stampa se lo chiedono da diversi anni ma dati recenti indicano l’esistenza di difficoltà concrete, con diversi locali storici obbligati a chiudere e la scomparsa della pietanza dai menù scolastici, dove il venerdì era un punto fisso prima delle riforme del governo contro l’obesità infantile. Stando a una ricerca della National Federation of Fish Friers, il 47 percento dei circa 8.000 gestori di fish and chips si definisce estremamente preoccupato per il futuro, mentre il 20 percento ha intenzione di lasciare l’attività nei prossimi 12 mesi. Le grandi catene sembrano soffrire quanto i locali indipendenti: il gruppo Harry Ramsden durante l’estate ha chiuso nove dei suoi punti vendita, un terzo del totale.
I clienti denunciano un altro fenomeno, quello che vede porzioni sempre meno generose e costi sempre più alti. Al Seashell, il merluzzo con le patatine viene 19 sterline, circa 22 euro, ma anche fuori Londra quella che per tradizione è una pietanza semplice, che un tempo veniva avvolta nella carta di giornale, ha visto un’impennata dei prezzi. La media è di 12 sterline, circa 14 euro, un aumento di circa il 60 percento negli ultimi cinque anni. «Credo che la gente sia un po’ scioccata, per una famiglia non è più un modo poco caro di risolvere la cena», ha spiegato al Guardian Andrew Crook, presidente della federazione dei friggitori di pesce. Il problema è che il costo del pesce e in particolare del merluzzo è raddoppiato negli ultimi tre anni mentre è scesa da un milione a 285.000 tonnellate la quota di cattura nel mare di Barents. Oggi, inoltre, ci sono centinaia di alternative: pizza, panini di ogni tipo, ristoranti cinesi e tutta la gamma dei fast food ad orario continuato.
Se Winston Churchill definì pesce fritto e patatine «i buoni compagni» ed escluse il fish and chips dai razionamenti della Seconda guerra mondiale per tenere su il morale della popolazione, il piatto è anche un’espressione del rapporto del Paese con la sua immigrazione. Storicamente sono stati gli immigrati a gestire le friggitorie: gli italiani in Scozia, i cinesi a Liverpool, gli indiani, i pakistani, i greci e i turchi nell’Inghilterra del Nord. E si dice – anche se mancano certezze – che la ricetta per il pesce fritto in una pastella alla birra sia arrivata dal Portogallo assieme agli ebrei sefarditi.