Corriere della Sera, 27 settembre 2026
Report, la redazione contro Ranucci
«O lui o noi». Gli inviati e gli autori storici di Report in questi giorni lo dicono di continuo. Fra di loro, davanti alla macchinetta del caffè, e lo fanno sapere anche in giro. Forse per esorcizzare il colpo di scena: se Sigfrido Ranucci la settimana prossima sarà rimesso in sella dal tribunale del lavoro faranno gli scatoloni. Se lui sarà reintegrato dal giudice, loro se ne andranno. «Questione di opportunità e incompatibilità», annuncia al Corriere il gruppo. «Caro Sig, auguri e arrivederci». Ma sul serio. Non come l’ex conduttore che continua a stare nella sua stanza in via Teulada, primo piano della palazzina ex Tg, e che di tanto in tanto esce per gettare dei fogli dentro a degli scatoloni, piantati a terra, in attesa di un trasloco che tarda ad arrivare.
La stanza di Sigfrido
«Ranucci-Gabanelli» c’è scritto sulla targhetta della porta dell’«amico fraterno» di Valter Lavitola (vittima, secondo i magistrati, dell’attentato ordinato dal ristoratore-faccendiere). Ranucci – quando non riempie le piazze con il suo show – occupa i silenzi della redazione, che per lui fu come il vulcano per Efesto. Capita almeno due o tre volte a settimana. È un suo diritto. Ha ancora quindici giorni per scegliere un’altra destinazione (corrispondente dal Cairo, RaiNews e Tg3). La scorta lo lascia nel piazzale. Lui sale, entra, saluta, ricambiato dai suoi ex ragazzi («Senza trasporto») e si chiude nella sua “officina”. «Occhio, è arrivato», è il passaparola che circola nella nuova chat di Report da cui l’ex frontman è ormai stato estromesso. E subito i nuovi co-conduttori Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi – ma anche i co-autori Giulio Valesini e Bernardo Iovene – si scrivono e si danno appuntamento in un’altra ala. Non vogliono farsi sentire. Soprattutto se devono fare il punto con il resto della squadra. «Se c’è lui a volte discutiamo nei corridoi per non farci sentire», racconta un inviato. Il tutto si svolge, per ammissione dei protagonisti, in un clima «grottesco e surreale». Da una parte «Sigfrido di Montecristo», che come il Conte di Dumas è pronto a tornare animato dalla furia del riscatto, e dall’altra il resto dei giornalisti che dice di aver cresciuto e lanciato, pronti a voltare spalle e pagina.
Novità e bonifiche
L’8 novembre partirà la stagione di Report con un nuovo studio e forse un logo rivisto. Per il debutto è già in cucina (ma non al bistrot Cefalù di Lavitola) un editoriale con il quale si spiegherà al pubblico perché Ranucci non c’è più. Salvo sorprese, appunto. Intanto Report è la redazione degli spiriti. Se la situazione volgerà per il meglio, i giornalisti hanno deciso di chiedere alla Rai una bonifica dei locali per scacciare le ombre di questa storia e magari anche possibili microspie piazzate non si sa da chi. Forse addirittura da Lavitola che per almeno due volte salì in redazione? Non si sa. Nel dubbio il «metodo della casa» è noto: mai lasciare nulla al caso. Il clima per ora è questo: paranoia, mestizia e anche un pizzico di fatalismo. Nella squadra è rimasto uno zoccolo duro di «ranucciani» accusato di spifferare quel poco che sa all’ex grande capo. Il quale ogni tanto fa arrivare segnalazioni e dritte. Che però non vengono prese in considerazione.
I sospetti e il futuro
L’attesa del Tribunale del lavoro è animata dal sospetto di Forza Italia. Il senatore Maurizio Gasparri: «La decisione è finita nelle mani di Donatella Casari che ha fatto parte del Tribunale dei ministri per il caso Almasri chiedendo di procedere contro Mantovano, Piantedosi e Nordio». Se anche si arrivasse al reintegro (come accaduto per i casi Santoro, Ruffini e Di Bella) la Rai potrebbe opporsi. Inoltre, pende su Ranucci ancora un provvedimento disciplinare dell’azienda. Ma tutto può succedere. Anche il ritorno di Sigfrido nella trasmissione che ha condotto per quasi dieci anni: «Buonasera, cari telespettatori: dove eravamo rimasti?». E, soprattutto, perché gli altri non ci sono?