Corriere della Sera, 27 settembre 2026
L’esercito Usa si muove per poter agire contro Cuba
E dopo l’Iran, potrebbe davvero toccare a Cuba. Ieri, il presidente statunitense Donald Trump si è detto convinto che Stati Uniti e Cuba raggiungeranno un accordo per un cambio di regime. «Riusciremo a trovare un’intesa. Non penso che sarà necessaria un’operazione militare», ha detto ai giornalisti presenti alla Casa Bianca, ribadendo che l’isola «è in declino e vogliamo aiutarla. Vogliamo aprire le porte di Cuba alla nostra gente. Abbiamo molti cubano-americani che vogliono tornare lì». Nelle stesse ore, parlando all’Assemblea delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri dell’Avana, Bruno Eduardo Rodríguez Parrilla, ha accusato gli Stati Uniti di voler «eliminare ogni forma di sopravvivenza per Cuba».
Una sfida a distanza che non esclude colpi di scena improvvisi, com’è già accaduto, lo scorso gennaio, con il blitz statunitense che ha portato alla cattura del dittatore venezuelano Nicolás Maduro. Secondo indiscrezioni divulgate dalla rete Cbs News, infatti, la Riserva della US Army sta valutando la possibilità di fornire al Comando Sud, responsabile per l’America centrale e meridionale, forze di polizia, personale medico e altre unità di supporto entro i prossimi quattro mesi. Non si parla esplicitamente di Cuba, ma la richiesta di rinforzi rientra, secondo gli analisti, nella pianificazione di un possibile intervento militare sull’isola comunista. Il deputato repubblicano della Florida Díaz-Balart, intervistato da El Pais, ha avvalorato tale ipotesi: «Dopo l’Iran, verrà Cuba». Ma non è detto che la missione (militare o diplomatica) nei Caraibi sia più facile o più indolore di quella in Medio Oriente.