Corriere della Sera, 27 settembre 2026
Eni valuta di lasciare il tetto fino alla fine dell’anno. Il nodo della concorrenza
Gli italiani attendono il tetto ai prezzi dei carburanti come il Natale. E il price cap a 1,99 euro al litro per la benzina e a 2,19 per il gasolio messo dall’Eni a partire da domani potrebbe essere visto come un regalo anche costoso.
Al Cane a sei zampe il tetto potrebbe costare 100 milioni, visto che – in base ai dati dell’ultima semestrale – l’Eni vende in media 600 milioni di litri al mese a livello retail. Se venderà la stessa quantità – e verosimilmente sarà anche di più visto che ci sarà la corsa – considerando una riduzione di 17 centesimi rispetto ai prezzi di due giorni fa, il costo sarà di 100 milioni solo per 30 giorni. E il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha anche detto che l’iniziativa potrebbe essere prolungata fino a fine anno. Ma il Natale potrebbe essere più complesso, per un tema di quantità di prodotti raffinati e per le reazioni degli altri operatori e distributori riguardo all’impatto sulla concorrenza.
I convenzionati
Il primo aspetto sono i «convenzionati». L’Eni ha 3.847 distributori sparsi per tutto il Paese, circa il 75% di proprietà, a gestione diretta o indiretta, i restanti sono convenzionati, cioè distributori che hanno l’insegna Eni e Enilive e che si impegnano a comprare i prodotti raffinati della compagnia che dà il brand. I prezzi preannunciati sono solo consigliati dal venditore (in questo caso l’Eni) alle stazioni convenzionate. Enilive, come risulta dalla mail ricevuta dai convenzionati, ha già informato del prezzo consigliato in modalità self e ha annunciato un contributo flat a titolo di rimborso giacenze di 1.500 euro. Ma alcuni gestori hanno quantitativi di giacenze tali da non ritenerlo sufficiente. I «benzinai» hanno già comprato i carburanti che venderanno lunedì. L’associazione Gestori Carburanti Treviso ha scritto a Eni chiedendo l’impegno «a rimborsare la perdita economica derivante da una riduzione dei prezzi di tale entità specificando modalità e scadenze per la comunicazione delle giacenze». Eni – fa sapere l’azienda – provvederà alla compensazione dei costi che ne deriveranno.
Ma se anche tutti applicheranno il tetto, quei quasi 4 mila distributori sono meno di un quinto dei 22 mila totali. E l’Eni anche producendo al massimo della sua capacità non potrà soddisfare tutta la domanda del Paese. Se poi lunedì e nei giorni successivi ci sarà la corsa, il rischio è quello che la stessa Eni esaurisca i prodotti, come accaduto a marzo in alcune stazioni. Eni fa sapere che cura e organizza da sempre al meglio la logistica e la capacità di raffinazione per fare fronte ai picchi di domanda, ma non è possibile escludere a priori eventuali problematiche di stock derivanti da variazioni particolarmente forti ed eccezionali di domanda.
Le major e i piccoli
Che cosa faranno gli altri? Gli occhi sono puntati sulle altre major come Ip, Q8 e Tamoil, che per ora stanno alla finestra. E gli altri? Ci sono piccoli distributori che assicurano la metà della domanda di carburanti retail. E per loro sarà impossibile abbassare così tanto i prezzi. «Anche azzerando i margini – fa presente Andrea Rossetti, presidente di Assopetroli-Assoenergia – non potremo mai scendere a quei prezzi. Consideriamo la misura dell’Eni distorsiva del mercato. Domani mattina riuniremo il nostro comitato di presidenza per scrivere una lettera al governo. Oltre a mettere fuori mercato la concorrenza, l’iniziativa è anche insufficiente, a cominciare dal fatto che non riguarda l’extra rete».