ilgiornale.it, 25 settembre 2026
Pacchi extra-Ue, l’Europa alza il conto: 2 euro per articolo oltre al dazio
L’Europa aggiunge un altro tassello alla stretta sull’e-commerce che arriva da fuori dei confini comunitari. Dopo il dazio introdotto sulle spedizioni di modesto valore, Bruxelles fissa ora a 2 euro per articolo la commissione destinata a sostenere i costi di gestione dei prodotti acquistati online e importati da Paesi terzi. Un intervento che riguarda direttamente il modello dell’e-commerce low cost, alimentato soprattutto dall’enorme flusso di merci provenienti dall’Asia.
La nuova commissione da 2 euro
La cosiddetta handling fee viene fissata a 2 euro per articolo nell’atto delegato della Commissione europea consultato dall’ANSA dovrebbe applicarsi dal 1° novembre 2026. Non si tratta di un normale dazio doganale, ma di un contributo destinato a compensare almeno in parte i maggiori costi amministrativi e operativi sostenuti per gestire, analizzare e controllare una quantità crescente di spedizioni provenienti dall’esterno dell’Unione.
Il boom dei pacchi mette sotto pressione le dogane
Alla base della misura c’è l’esplosione dell’e-commerce internazionale e, in particolare, degli acquisti di piccolo importo effettuati sulle piattaforme extra-Ue. Secondo i dati della Commissione europea, nel 2025 sono entrati nell’Unione 5,9 miliardi di articoli di basso valore acquistati online, un volume quattro volte superiore a quello registrato nel 2022. Numeri che hanno moltiplicato il lavoro delle dogane e aumentato i costi legati ai controlli, alla sicurezza dei prodotti e alla verifica della loro conformità alle norme europee.
Ai 2 euro si aggiunge il dazio sui piccoli pacchi
La nuova commissione è distinta dal dazio applicato alle importazioni di modesto valore e non lo sostituisce. Dal 1° luglio 2026, con il superamento dell’esenzione doganale per le spedizioni inferiori a 150 euro, l’Unione ha introdotto in via transitoria un prelievo forfettario di 3 euro previsto nell’ambito della riforma. Per gli acquisti interessati dalle due misure, dunque, il nuovo costo di gestione si inserisce in un sistema che rende progressivamente meno conveniente il tradizionale modello delle spedizioni dirette a bassissimo prezzo.
La partita con le piattaforme extra-Ue
Il bersaglio economico della riforma è soprattutto il gigantesco mercato delle vendite dirette provenienti dai Paesi terzi. La crescita delle piattaforme asiatiche ha consentito a milioni di consumatori europei di acquistare singoli prodotti a prezzi molto contenuti, generando però un flusso di pacchi difficile da controllare con gli strumenti doganali tradizionali. Bruxelles punta quindi ad attribuire maggiori responsabilità alle piattaforme, sia sul fronte degli adempimenti sia su quello della corretta riscossione degli importi dovuti all’ingresso delle merci nel mercato europeo.
Verso una dogana europea più digitale
La stretta sui mini-pacchi rappresenta infine soltanto un capitolo della più ampia riforma delle dogane Ue. Il progetto europeo punta a centralizzare maggiormente dati e controlli e a costruire un sistema capace di individuare più rapidamente merci irregolari o non conformi. Il nuovo Data Hub doganale europeo dovrà diventare uno degli strumenti centrali della trasformazione, mentre per l’e-commerce il passaggio al nuovo modello è previsto a partire dal 2028. L’obiettivo è adattare una struttura pensata per il commercio tradizionale a un mercato nel quale miliardi di piccoli acquisti attraversano ogni anno le frontiere europee.