il Fatto Quotidiano, 25 settembre 2026
Da 40 anni “Dylan Dog” scava nelle nostre paure
Venerdì 26 settembre 1986 i giornali accennano all’approvazione della legge finanziaria da parte del governo Craxi avvenuta mentre gli stessi quotidiani vanno in stampa, il mondo è decisamente più lento di oggi e per informarsi non c’è alternativa a radiogiornali, tg e carta stampata. Nelle edicole, nel settore spesso laterale riservato a fumetti e pornografia, compare anche il primo numero di un albetto lanciato da Sergio Bonelli, già editore del leggendario Tex Willer. Chi quel giorno compra Dylan Dog numero 1 L’alba dei morti viventi – disegnato da Angelo Stano con copertina di Claudio Villa – spendendo 1.300 lire e poi lo conserva oggi, se ancora in buone condizioni, potrebbe aver tra le mani un giornaletto da almeno 500 euro. Ma al di là delle cifre si tratta di un pezzo di storia del fumetto ormai asceso all’Olimpo del genere e, forse, non solo del genere. Tiziano Sclavi è il genio che s’inventa il mondo di Dylan, il maggiolino cabrio targato Dyd 666, l’aiutante sosia di Groucho Marx, l’ispettore Bloch, la residenza di Craven Road 7 in omaggio al regista horror Wes Craven, ma nella realtà intitolata all’uomo d’affari e politico del XVII secolo William Craven; d’altra parte Sclavi decide di ambientare le storie di Dylan nella capitale inglese senza mai esser stato a Londra.
Domani Dylan Dog, tra un mistero e l’altro, tra un mostro e l’altro, tra un amore e l’altro, compie 40 anni, ben portati, vissuti tra altissimi, bassi e di nuovo alti, con un brutto film americano del tutto trascurabile alle spalle (del 2011), e con una giovinezza e freschezza ritrovate da quando Barbara Baraldi ha preso il timone della testata. “Più che ‘ritrovato’ direi che Dylan – risponde Baraldi al Fatto – è per me oggetto di ricerca continua, utilizzando gli strumenti forniti da Tiziano Sclavi nella creazione del personaggio, in primo luogo l’orrore come metafora del mondo di oggi e l’ironia come avamposto di resistenza all’ipocrisia”. E per continuare a celebrare questo importante compleanno Baraldi ha un asso nella manica per il mese dei morti, e quando altrimenti? “A novembre proponiamo un albo a colori celebrativo dedicato a Carlo Ambrosini (compianto fumettista ‘amico’ di Dylan, ndr), realizzato sulla sua ultima sceneggiatura da artisti che lo hanno affiancato nel suo percorso artistico. Del resto, il focus resta soprattutto sulle storie e sulla proposta degli albi in edicola. Ci stiamo avvicinando al numero 500, altri progetti sono in cantiere, ma è ancora presto per gli annunci”.
Ma non è finita qui, l’indagatore dell’incubo è arrivato pure a teatro e dal 28 ottobre, con anteprime speciali il 22 ottobre, all’Eliseo di Roma andrà in scena Dylan Dog horror show per la regia di Valter Malosti. “Portare Dylan Dog per la prima volta a teatro in occasione dei suoi 40 anni – spiega Michele Masiero, direttore editoriale della Bonelli – è per noi motivo di grande orgoglio, e farlo al Teatro Eliseo di Roma, che rinasce per l’occasione ‘Dopo un lungo silenzio’, per citare proprio un titolo iconico di Tiziano Sclavi, rende questo passaggio ancora più significativo. È come se Dylan trovasse una nuova casa, viva, aperta, pronta ad accogliere il pubblico in modo continuativo. Dylan Dog non è un eroe invincibile: combatte, soffre, dubita, ma non si lascia mai sopraffare, grazie soprattutto all’innata ironia con cui osserva il mondo. Ed è per questo che resta, oggi più che mai, un amico prezioso, una voce di speranza e di ironia. Perché, come direbbe Dylan, se anche soltanto aprire la porta di casa fa paura, smascherare l’orrore è già un primo e ottimo modo per metterlo in difficoltà”. Il foyer dell’Eliseo sarà trasformato per l’occasione in un percorso ispirato al mondo immaginario di Dylan, alla sua Londra e alla sua Craven Road 7. Imperdibile per gli appassionati di due o tre generazioni che ancora, dopo 40 anni, sfogliano gli albi di Dylan ogni mese.
Come imperdibile è il numero 481 in edicola proprio da domani: Prima che sia l’alba, quattro diverse copertine “a sorpresa”, anche nelle librerie in versione cartonata. Un albo a fumetti dell’old boy, come lo chiama affettuosamente l’ispettore Bloch, è solo intrattenimento o qualcosa di più? “Intrattenimento sì, ma non solo. Anzi! C’è molto di più, così tanto – risponde Barbara Baraldi – che amo dire: leggere Dylan Dog assomiglia a una seduta di psicanalisi, perché scava nelle nostre paure, nevrosi, e ogni storia è in grado di lasciare più domande che risposte”.