il Fatto Quotidiano, 25 settembre 2026
Le lettere inedite di Pertini
“L’imputazione contro l’avvocato Sandro Pertini è di propaganda anti-fascista. (…) Una madre ha un palpito per tutti i suoi figli e per tutti uguali. La tomba dell’uno e il carcere dell’altro le sono ugualmente sacri. (…) Guido i figli al timore di dio, all’amore degli uomini e ai canti della storia. Non giudica essa, povera donna, sul come due stessi suoi figli abbiano sviluppato il suo insegnamento comune. Essa sa solo che nel reclusorio di Pianosa suo figlio Sandro se ne muore lentamente. E supplica la E.V. di voler concedere a questa madre ottantenne ed ormai prossima alla fine della sua vita, il terribile compito di indicargli la via di dio”. Lettera dattiloscritta di una madre di tredici figli, Maria Muzio, per chiedere clemenza al capo del governo, Benito Mussolini, il 22 dicembre 1932.
Il figlio per il quale la donna tanto si spende e strugge risponde al nome di Sandro Pertini, socialista, eroe della Resistenza e poi politico della “ricostruzione” nazionale fino al mandato da presidente della Repubblica, per cui nell’immaginario collettivo rimane il capo dello Stato più amato dagli italiani, quello tra le macerie del terremoto in Irpinia nel 1980, quello che esultava a Madrid mentre la nazionale di calcio conquistava la Coppa del Mondo contro la Germania nel 1982, quello delle invettive e di certe esuberanze e sublimato da Andrea Pazienza nel celebre duo “Paz e Pert”, ma anche dalle idee chiare sulla politica internazionale e sul Medio Oriente, con una attenzione per la questione palestinese che, a risentire le sue parole, oggi, sembra ancora molto attuale. La copia della domanda di grazia a Mussolini è solo uno dei documenti inediti dattiloscritti e manoscritti – solo alcune trascrizioni erano già rintracciabili online – che l’Archivio di Stato di Savona per la prima volta toglie dagli scaffali e mostra in occasione del 130° anniversario della nascita di Pertini e di cui riproduciamo le immagini in questa pagina. L’Archivio di Stato di Savona mostra al pubblico gli originali delle lettere alla madre, Maria Muzio: “Un rapporto molto affettuoso, ma sempre impregnato e subordinato alla fede politica”.
“La domanda di grazia da lei inoltrata in favore del figlio Alessandro il 22 dicembre a S.E. il capo del governo, non è stata accolta. A detta signora sarà fatto, altresì noto, che il figlio non ha inteso associarsi all’istanza avanzata da lei”. Così il procuratore generale Vincenzo Balzano il 17 maggio ’33 con un’altra lettera spegne le speranze sottolineando che lo stesso Pertini quella grazia non la voleva.
Poi ci sono le lettere manoscritte dello stesso futuro presidente alla sua mamma. Come quella datata 7 gennaio 1934, in cui Pertini dal carcere di Pianosa scrive: “Mia cara mamma, grazie del pacco. Questa volta mi è giunto in ottime condizioni. I dolci furono trovati squisiti. Attendo sempre una tua lettera. È da mesi, ormai, che non mi consegnano le tue lettere! (…) La tua parola mi è troppo necessaria e cara, perché io possa rassegnarmi a rinunciarvi. Per ora attendiamo serenamente, poi vedremo il da farsi (…). Come sta il buon vecchio? Gli faccio i più fervidi auguri. Povero e santo nonno, quanto ha sofferto in questi ultimi anni! Si faccia animo e veda di curarsi, ché non sarò tranquillo finché non lo saprò del tutto guarito”. E ancora parole di grande amore per la madre: “Tu come stai mia buona mamma? Ti penso molto, sai, e cerco d’immaginare la vita che tu conduci nella nostra triste casa, per sentirmi maggiormente a te vicino. Ti vengo a trovare in ispirito! Se realmente ti fossi vicino, ti assisterei devotamente (…). Coraggio mamma, non soffrire per me, ma sii forte in quest’attesa del mio ritorno. Tornerò un giorno”.
In un’altra lettera, questa dattiloscritta e datata 30 dicembre 1934, Pertini scrive alla madre: “Un altro anno se ne muore; in questi giorni, più che mai, penso a voi tutti, nessun rimpianto, nessuna amarezza vi è in me, ma solo un po’ di serena tristezza, che però non mi fa soffrire, mamma, ma al contrario rende il mio animo più tranquillo, più disposto a intendere la vita, ad accettare con fermezza e serenità prove dure e rinunzie penose. I capelli si fanno bianchi, invecchia il tuo Sandro, mamma, eppure non si lagna, se poco ha goduto della vita sino a oggi”.
È datata 16 agosto 1941, invece, la comunicazione dattiloscritta al Ministero dell’Interno del direttore della Colonia penale di Ventotene, dove Pertini era rinchiuso nel famigerato panopticon di Santo Stefano: “In considerazione dei seri motivi prospettati, si esprime parere favorevole a che il confinato politico Pertini Alessandro sia messo nella possibilità di rivedere la madre. Trattandosi, però, di elemento politicamente pericolosissimo, si ritiene del caso non la concessione di una licenza, ma la traduzione straordinaria del medesimo nelle carceri di Savona, ove potrà essere visitato dalla genitrice. Anche in accoglimento di tale ipotesi, sarebbe consigliato disporre una speciale vigilanza, effettuando la traduzione con abile sottufficiale ed almeno due militari dell’Arma”.