lastampa.it, 25 settembre 2026
Indagato ex kapò del lager di Senne: ha 105 anni
La giustizia corre contro il tempo in Germania per punire gli ultimi criminali nazisti ancora in vita. Ventenni nel Terzo Reich, ingranaggi minori della macchina di sterminio nazionalsocialista, questi sopravvissuti sono oggi ultracentenari. Tuttavia, per i magistrati tedeschi, l’orrore non va in prescrizione, la giovane età non è un’attenuate nella complicità coi volenterosi carnefici nazisti, non vi è distinzione tra gerarchi e comprimari. L’ultimo caso riguarda un 105enne che, durante la Seconda guerra mondiale, servì come guardia nel campo per prigionieri di guerra di Senne, lo Stalag VI K (326). Sull’ultracentenario la Procura di Dortmund ha avviato un’indagine per concorso in omicidio plurimo in collegamento con le sue attività nel lager di Senne. Attivata dall’Ufficio centrale dell’amministrazione giudiziaria per le indagini sui crimini del nazionalsocialismo,la magistratura intende accertare le responsabilità dell’anziano negli orrori che si consumarono tra le baracche dello Stalag di Senne.
Più di 300.000 prigionieri di guerra vennero reclusi nel campo dalla sua apertura nel 1941 alla liberazione da parte delle truppe della Nona Armata statunitense nel 1945. Militari sovietici, polacchi, serbi, francesi e, dopo l’8 settembre 1943, italiani che non avevano aderito alla Repubblica sociale di Salò patirono condizioni disumane nel microcosmo concentrazionario di Senne. In violazione delle leggi e degli usi di guerra, gli internati erano sottoposti a maltrattamenti in condizioni igienico-sanitarie spaventose, che causarono la diffusione di tifo e dissenteria. I prigionieri erano poi sottoposti ai lavori forzati nelle fattorie e nelle fabbriche circostanti, oltre che nelle miniere di carbone della Ruhr.
La sorte peggiore toccò agli internati sovietici, che la perversa antropologia nazista classificava come “Untermenschen”, subumani. I militari dell’Armata rossa, a cui era spesso vietato l’uso delle baracche, dovevano scavarsi fosse nel terreno per trovare un riparo. Trattamenti disumani e degradanti, malattie, uccisioni provocarono migliaia di morti: un bilancio delle vittime ancora da definire oscilla tra 15.000 e 70.000. A sorvegliare e punire erano comandati i battaglioni territoriali dell’esercito tedesco, a cui era affidata l’attività di guardia negli Stalag e in cui può aver militato l’indagato dalla Procura di Dortmund, il cui passato da militare non è stato reso noto dalla magistratura.
Caporalmaggiore delle SS era invece Josef Schütz, dal 1942 al 1945 guardia nel campo di concentramento di Sachsenhausen, condannato nel 2022 dal tribunale di Neuruppin a cinque anni di carcere per concorso in 3.518 assassinii e complicità in omicidio plurimo durante il suo servizio nel lager. Contro la sentenza che lo raggiunse a 101 anni, il veterano delle SS presentò appello alla Corte federale di giustizia, ma non riuscì a vedere l’esito del ricorso perché morì nel 2023. A scontare interamente la pena per crimini nazisti è stata invece Irmgard Furchner, 97enne nel 2022 quando venne condannata a due anni di reclusione in libertà vigilata per concorso in 10.505 omicidi e altri cinque tentati omicidi nel campo di concentramento di Stutthof. Nel lager, tra il 1943 e il 1945, Furchner era impiegata come segretaria e stenografa del comandante del campo, il maggiore delle SS Paul Hoppe.
Una dei “criminali da scrivania” come la filosofa Hannah Arendt definiva i complici del terrore nazista nel suo aspetto mostruosamente burocratico. “Mi dispiace per quello che è successo, mi rammarico di essere stata a Stutthoff allora. Di più non posso dire”, dichiarò Furchner al processo in cui era imputata al tribunale di Itzehoe. Un procedimento a cui l’anziana aveva tentato di sottrarsi, fuggendo a 96 anni dalla casa di riposo di Quickborn-Heide dove viveva, poche ore prima che la polizia la prelevasse per portarla in aula. Ritrovata dalle forze dell’ordine presso la stazione ferroviaria di Nordestedt-Mitte, a nove chilometri di distanza, l’ex segretaria del lager di Stutthof venne tradotta in carcere. Un rocambolesco tentativo di fuga che ricorda le Rattenlinien, le “linee dei ratti” utilizzate dai criminali nazisti per sottrarsi alla giustizia in Germania con l’esilio volontario in America meridionale e in Medio Oriente. Tra i fuggitivi, tanti delle SS il cui motto era “il mio onore si chiama fedeltà”. Fino alla fine per Irmgard Furchner, morta nel 2025 circondata dai fantasmi del suo passato.