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 2026  settembre 25 Venerdì calendario

Ergastolo per Marco Manfrinati

Marco Manfrinati è stato condannato all’ergastolo: questa la sentenza – pronunciata in mattinata dopo quasi tre ore di camera di consiglio – dalla Corte d’Assise di Varese nei confronti dell’ex avvocato di Busto Arsizio che il 6 maggio 2024 uccise a coltellate l’ex suocero 71enne, Fabio Limido, e sfregiò l’ex moglie Lavinia Limido.
L’uomo, che all’epoca era già a processo per stalking e si era cancellato dall’Ordine degli avvocati di Busto Arsizio per evitare che venisse avviato un procedimento disciplinare a suo carico, aveva aggredito con un coltello l’ex moglie in via Ciro Menotti a Varese, nella zona della Schirannetta, colpendola con diversi fendenti.
Le urla della donna avevano richiamato l’anziano padre di lei, il geologo Fabio Limido, che era intervenuto per difenderla, ma era stato a sua volta ripetutamente colpito dall’ex genero ed era morto poco dopo l’arrivo in ospedale.
La figlia era invece sopravvissuta, ma era in condizioni molto gravi, che avevano reso necessari dei delicati interventi di chirurgia maxillofacciale.
La Corte d’Assise varesina ha escluso le aggravanti della crudeltà, della minorata difesa oltre che della premeditazione per il solo omicidio di Fabio Limido.
Manfrinati, già condannato nel maggio dell’anno scorso in primo grado per stalking nei confronti di tutta la famiglia Limido, oggi non era in aula al momento della lettura della sentenza.
Alle parti civili è stato riconosciuto un risarcimento complessivo di un milione e 900mila euro.
“Sentenza giusta – ha commentato l’avvocato di parte civile Fabio Ambrosetti – Manfrinati ha manifestato anche nel corso del processo propositi di vendetta. L’ergastolo tiene al sicuro le superstiti”.
Del resto, era stata la stessa Lavinia Limido a dichiarare durante la sua testimonianza in aula dell’anno scorso: “Mi accoltellava in silenzio. Mi colpiva alla testa. Una volta dal macellaio stavano tagliando una fiorentina. Quello era il rumore che sentivo mentre continuava a colpirmi. Se esce dal carcere ci uccide tutti”.
Un anno prima della violentissima aggressione, a seguito di numerose denunce presentate dall’ex moglie e dai familiari, la Procura di Varese aveva chiesto l’arresto di Manfrinati, ma il gip del Tribunale di Varese l’aveva negato, disponendo invece la misura del divieto di avvicinamento.
All’indomani della morte di Fabio Limido, mentre la figlia Lavinia era ancora ricoverata in ospedale, i cittadini di Varese erano scesi in piazza insieme alle associazioni e ai centri antiviolenza del territorio per chiedere a gran voce l’eliminazione della “cultura del possesso e della violenza dalla società”.