repubblica.it, 25 settembre 2026
I silenzi di Burnham scatenano i rumors di una Brentry
È bastata una domanda senza risposta a scatenare il panico: davvero Andy Burnham vuole riportare il Regno Unito nella Ue? Non c’è una risposta chiara, ma la sensazione è che qualcosa si sta muovendo, e, come apprende Repubblica, la tentazione di riavvicinarsi in maniera decisa all’Ue sta crescendo. E i tabloid stanno già impazzendo: “Tradimento!”, “Orrore!”, “Complotto!”.
Gli ultimi indizi
L’intreccio è complicato, anche perché i negoziati tra Regno Unito e Ue per il cosiddetto “reset” non stanno andando bene, ma proviamo a spiegarlo. Innanzitutto, il 22 settembre scorso, sul volo verso New York per l’ultima Assemblea Generale dell’Onu, Burnham non ha escluso, oltre ogni ragionevole dubbio, che un giorno lui stesso possa fare campagna per rientrare nella Ue. Altro indizio: il primo ministro britannico ha iniziato il suo discorso alle Nazioni Unite citando proprio la Brexit: “Dieci anni fa il mio Paese ha votato l’uscita dall’Ue e ha dovuto superare i problemi che ha portato…”.
La linea ufficiale del governo resta la stessa: “Sì a rapporti più profondi con la Ue, no al ritorno nell’Unione, mercato unico o unione doganale”, come da programma nero su bianco con cui l’ex premier Keir Starmer ha vinto le elezioni nel 2024. Tuttavia, tra i gangli del partito, oramai la linea emergente nel Labour sembra sempre di più quella che sostiene a Repubblica il deputato Karl Turner, vicino a Burnham ed espressione come lui del nord operaio inglese storicamente laburista: “Abbiamo perso il 7% del Pil per la Brexit”, e così non si può andare avanti. “Mi stupirebbe se con Burnham non tornassimo nel mercato unico Ue e nell’unione doganale…”.
Un europeista vicino agli operai della Brexit
Burnham, sposato con l’olandese Marie-France van Heel, è un europeista di ferro ma anche un “nordista”, ossia vicino agli operai laburisti del Nord inglese che nel 2016 votarono in massa per la Brexit contro l’immigrazione di lavoratori stranieri e pure per fare un dispetto all’odiata capitale Londra. Dieci anni fa, Burnham voleva fare una campagna appassionata per l’Ue, parlando proprio a quella arrabbiata “working class” bianca, ma il partito – allora guidato dall’euroscettico Jeremy Corbyn – non glielo permise.
Il saggio di Blair
Ieri poi ci si è messo pure Tony Blair. L’ex premier e colosso del Labour ha rinunciato alla sua cautela mostrata dei mesi scorsi ed è uscito allo scoperto, scrivendo in un saggio del suo think tank: “Possiamo rientrare in un’Europa di Stati-nazione entro il 2036: intanto, torniamo nel mercato unico ed eliminiamo le linee rosse come quella sulla libertà di movimento”. E Sandro Gozi, eurodeputato di Renew Europe e presidente dell’Assemblea parlamentare Eu-Uk: “Londra può aspirare a un accordo con l’Unione come quello recente tra Bruxelles e il Canada”.
La tentazione di elezioni anticipate
Intanto, per gli scandali delle donazioni multimilionarie, Nigel Farage arranca nei sondaggi e la tentazione di Burnham di andare subito al voto (nonostante una maggioranza monstre ereditata da Starmer) è crescente. A Westminster anonime fonti del Labour concordano: “Andy ci sta pensando perché sembra il momento buono per sbarazzarsi politicamente di Farage, liberarsi della camicia di forza del programma elettorale di Starmer e andare al voto con una promessa di tornare in Europa”, magari non come membro Ue, ma nel suo mercato unico o nell’unione doganale.
Secondo un sondaggio YouGov, una promessa del genere gli darebbe un centinaio di seggi in più alle prossime elezioni e una possibile maggioranza. E studi demoscopici come quello dello European Council on Foreign Relations (Ecfr) raccontano che il 66% dei britannici ritiene che l’uscita dall’Ue abbia avuto un impatto negativo sul Regno Unito, vedi il costo della vita (66% di giudizi negativi), l’economia (65%), le opportunità per i giovani (57%) e il contrasto all’immigrazione illegale (56%). Rilevazioni comunque da prendere con le molle, visto che nel 2019 il Labour di Corbyn subì una disfatta epocale proprio dopo aver promesso, in campagna elettorale, un secondo referendum sulla Brexit. Ma allora i tempi erano diversi: i britannici erano sfiniti dalle tensioni post referendum, mentre il vecchio leader era ampiamente screditato e soprattutto non giudicato credibile sull’Europa, vista la sua clamorosa riluttanza a fare campagna per l’Ue nel 2016 – dopo aver definito la Nato “Frankenstein”.
Non ha invece dubbi, Will Hutton, 76 anni, ex direttore dell’Observer, commentatore di riferimento del centrosinistra britannico e autore dell’ultimo libro “This time no mistakes”. Andy Burnham sarà davvero coraggioso anche con l’Unione europea? “Certo. Andy si riavvicinerà e allineerà sempre di più all’Europa e al suo mercato unico”, ha detto a Repubblica, “e alle prossime elezioni sono certo che Burnham prometterà di far tornare il Regno Unito in Ue: sarà il suo obiettivo finale”. Allacciate le cinture.