corriere.it, 25 settembre 2026
Serie A, Premier, Liga e Bundesliga contro la Fifa (e Infantino)
Il calcio scende in campo e manda un messaggio in bottiglia alla Fifa di Gianni Infantino. Le quattro leghe europee principali, ovvero la Serie A, la Liga, la Premier e la Bundesliga, hanno diramato questa mattina un comunicato per chiedere una riforma della governance della Fifa. Nel mirino il progetto, per ora solo annunciato, di commercializzazione della Coppa del Mondo, battezzato Fifa Forward Enterprise (Ffe), che prevede di aprire il capitale delle attività commerciali della Fifa a investitori privati.
Gli ad delle quattro leghe, per l’Italia Luigi De Siervo, partono da una premessa. «La Coppa del Mondo è forse l’apice del nostro sport, ma le fondamenta del calcio vengono preservate settimana dopo settimana, in stadi gremiti e nelle comunità locali, grazie all’impegno di giocatori, tifosi, club e leghe di tutto il mondo. Queste fondamenta storiche del calcio sono state minacciate negli ultimi anni da un problema di governance fondamentale: il presidente della Fifa ha promosso attivamente idee di sfruttamento invece di opporvisi. E sebbene gli attori del calcio abbiano infine imposto il ritiro del programma Fifa Forward Enterprise» (FFE), le condizioni che hanno portato alla creazione della FFE persistono».
Quindi le leghe proseguono chiedendo una revisione del sistema: «Il presidente della Fifa ha ormai riconosciuto la necessità di una riforma, ma non basta immaginare cambiamenti procedurali superficiali all’indomani della FFE: una riforma fondamentale della governance è essenziale per ristabilire chiari limiti statutari all’interno della Fifa, in particolare la certezza che le questioni disciplinari individuali restino manifestamente al riparo da qualsiasi interferenza politica. Il futuro della Fifa riguarda tutti coloro che hanno a cuore il calcio, perché il nostro sport non può svilupparsi a livello globale se le sue fondamenta vengono scosse».
Il nodo della questione sembra risiedere nella concentrazione di poteri in una sola persona, Gianni Infantino. «Il problema di governance della Fifa va ben oltre il ruolo di un singolo individuo. La questione più ampia è se il presidente della Fifa debba esercitare simultaneamente un tale potere regolamentare, commerciale e politico senza efficaci contrappesi, in particolare senza l’accordo delle parti interessate coinvolte. Più di un decennio fa, a seguito di procedimenti penali che coinvolgevano alti dirigenti del calcio, il processo di riforma avviato dalla stessa Fifa mirava a porre rimedio a questi problemi – eppure, ancora una volta, il calcio ha subito uno dei più gravi abusi di potere della storia della Fifa».
Quindi, proseguono: «Prendiamo la parola insieme, in quanto membri fondatori delle Leghe europee e dell’Associazione mondiale delle leghe, perché comprendiamo quanto l’espansionismo incessante della Fifa colpisca tutti. Ognuno di noi è garante di un sistema professionistico che collega la base del nostro sport alle competizioni d’élite nazionali e internazionali. Riunendo milioni di persone, le leghe calcistiche nazionali di tutto il mondo hanno un enorme impatto sociale ed economico: sostengono settori di attività, creano posti di lavoro e investono nello sviluppo della base, generando al contempo importanti entrate fiscali per le nostre collettività. Circa l’1% dei calciatori professionisti di tutto il mondo partecipa alla Coppa del Mondo Fifa, mentre gli altri giocatori e i loro club smettono di disputare partite quando i campionati nazionali vengono sospesi. Eppure, quando la Fifa prende importanti decisioni unilaterali che ci riguardano direttamente – per esempio ampliando il calendario internazionale delle partite (IMC) e prolungando i periodi durante i quali le competizioni nazionali devono essere sospese – le parti interessate maggiormente colpite non vengono coinvolte in modo significativo nel processo decisionale. Una governance della Fifa che concentri potere regolamentare, commerciale e politico senza controlli all’interno di un solo ufficio, relegando al tempo stesso le parti interessate coinvolte a un semplice ruolo consultivo, non è adatta al suo scopo. Negli ultimi anni, la giurisprudenza internazionale ha continuato a sottolineare questo stesso punto: gli organi di governo dello sport possono regolamentare la nostra disciplina, ma il loro potere non è illimitato. Quando la Fifa cerca di organizzare competizioni, deve anche neutralizzare ogni conflitto di interessi intrinseco attraverso regole e criteri trasparenti, oggettivi, non discriminatori e proporzionati, adottati in modo inclusivo e sottoposti a un efficace controllo indipendente.
Il ricorso presentato dalle leghe alla Commissione europea nell’ottobre 2024 in materia di IMC deriva da un quadro di governance carente, in cui la FIFA può usare il proprio potere regolamentare per perseguire i propri obiettivi commerciali senza tenere conto dell’impatto sulla sostenibilità economica e sociale delle competizioni nazionali, che coinvolge l’insieme delle parti interessate».
Perciò le leghe chiedono un cambiamento articolato in diversi punti, «per il bene del calcio».
La prima: «Concedere alle parti interessate coinvolte un vero ruolo nel processo decisionale. La Fifa deve istituire un organo permanente che rappresenti le principali parti interessate, in particolare le federazioni nazionali, le leghe, i club e i calciatori e le calciatrici del calcio maschile e femminile. Questo nuovo organo deve essere pienamente informato sulle nuove iniziative e svolgere un ruolo significativo nel processo decisionale della Fifa. L’accordo dei gruppi di parti interessate direttamente coinvolti da una decisione deve essere richiesto per le decisioni riguardanti, tra l’altro, il calendario, l’occupazione, le competizioni e gli asset fondamentali del calcio».
La seconda: «Garantire un processo decisionale fondato su dati concreti. Ogni proposta importante della Fifa deve basarsi su una motivazione chiaramente definita, su dati concreti a sostegno e su una valutazione indipendente, pubblicate prima di qualsiasi decisione, che riguardino giocatori, club, campionati e tifosi, e che valutino l’impatto su tutte le parti interessate così come sullo sviluppo del calcio. Le varie opzioni devono essere esaminate approfonditamente e le decisioni finali devono essere accompagnate da spiegazioni rese pubbliche».
La terza: «Separare il ruolo di regolatore della Fifa dalla sua funzione commerciale. Il ruolo della Fifa come autorità di regolamentazione e custode del calcio deve essere protetto dalla sua funzione commerciale, in quanto organizzatrice di competizioni mondiali, attraverso solide garanzie istituzionali volte a preservare fiducia, legittimità e responsabilità. Gli organi incaricati dell’etica, della vigilanza finanziaria e delle elezioni devono disporre di nomine, bilanci e poteri realmente indipendenti dall’amministrazione della Fifa e dalla presidenza. Queste riforme garantiranno che i diritti di competizione fondamentali della Fifa, inclusa la Coppa del Mondo, siano gestiti nell’interesse dell’intero calcio».
Le leghe incoraggiano «i candidati alla presidenza della Fifa ad aderire a questi principi e, nei primi 100 giorni del prossimo mandato presidenziale, a convocare una Convenzione sulla governance presieduta da una personalità indipendente, rappresentativa delle associazioni membri e della più ampia comunità del calcio, incaricata di riferire pubblicamente sui propri lavori entro sei mesi».
Pertanto concludono: «È arrivato il momento di decidere non solo chi guiderà la Fifa, ma anche come essa dovrà essere guidata. Le leghe hanno un ruolo cruciale da svolgere in questo processo e vogliamo assicurarci che la voce di ciascuna di esse venga ascoltata. Il calcio ha bisogno di una Fifa forte. Ma questa forza deve andare di pari passo con la responsabilità. L’autorità della Fifa può derivare solo dalla condivisione delle responsabilità, dall’accettazione di un rigoroso controllo e dalla fiducia conquistata».