corriere.it, 25 settembre 2026
Manchester, Boeing atterra con soli 9 minuti di autonomia
Un aereo di Ryanair partito da Pisa e diretto in Scozia con 177 persone a bordo è atterrato a Manchester il 3 ottobre dell’anno passato con appena 363 chili di carburante nei serbatoi, non solo ben al di sotto della riserva minima di sicurezza prevista dalle norme, ma sufficienti a coprire appena 9 minuti di volo, rendendo così obbligatorio atterrare in qualsiasi condizione, anche quelle più pericolose.
Una situazione che non sarebbe stata causata da una decisione sbagliata dei piloti, ma dalla decisione di uno degli aeroporti alternativi di negare l’atterraggio durante una situazione di maltempo. A rivelarlo è un rapporto dell’Aaib, l’ente investigativo britannico per gli incidenti aerei, che ha classificato l’episodio come “incidente grave”.
L’aereo, un Boeing 737 registrato 9H-QBD (la divisione maltese di Ryanair), era decollato da Pisa e diretto a Prestwick, vicino Glasgow, in un giorno segnato dalla tempesta Amy, con raffiche fino a 56 nodi, circa 104 chilometri orari. L’equipaggio, mette nero su bianco il rapporto (che si è avvalso anche della collaborazione dei colleghi italiani dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo) aveva imbarcato carburante extra proprio per fronteggiare possibili ritardi e dirottamenti, per un totale di 11.500 chilogrammi.
Ma sequenza di eventi che è seguita ha finito per portare il velivolo a erodere ogni margine di sicurezza. Con tre tentativi di atterraggio e altrettanti allarmi di “wind shear”, raffiche di vento a livelli tali da non consentire una discesa in piena sicurezza. Nel primo tentativo di atterraggio a Prestwick, a 264 piedi di quota, è scattato un allarme del pericoloso e repentino cambio di direzione o intensità del vento che può far perdere portanza all’aereo in pochi secondi.
I piloti hanno così eseguito la manovra di “fuga” prevista e sono risaliti in quota per un secondo tentativo. Ma anche il secondo tentativo non è andato a buon fine. Perché a soli 50 piedi da terra (circa 15 metri) è scattato l’allarme del wind shear. A quel punto, secondo le procedure della compagnia, un terzo tentativo consecutivo dopo due mancati avvicinamenti per raffiche di vento non era più permesso: serviva un dirottamento.
Ryanair, il Boeing atterra a Manchester con soli 9 minuti di carburante: cos’è successo sul volo Pisa-Prestwick
Comandante e primo ufficiale hanno così chiesto al controllore di volo di dirigersi verso Manchester, la loro alternativa preferita per le condizioni meteo più favorevoli. Ma la richiesta è stata respinta. Il rapporto è netto su questo punto: secondo le procedure dello scalo e dell’agente di handling, la richiesta di dirottamento avrebbe dovuto essere accettata. Gli investigatori non sono riusciti a capire perché sia stata negata e parlano di un “problema di comunicazione” interno tra il controllo aeroportuale e l’agente di rampa.
Negato l’accesso a Manchester, l’equipaggio ha virato verso Edimburgo. Qui, durante il terzo avvicinamento, è scattato un ulteriore allarme di wind shear a 745 piedi di quota. A quel punto il carburante residuo era sceso a 2.164 chili. Durante la risalita da Edimburgo, i piloti hanno calcolato che un nuovo dirottamento verso Manchester li avrebbe portati ad atterrare con appena 500-700 chili di carburante. Il computer di bordo, programmato subito dopo, ha dato una stima ancora più severa: 300 chili all’arrivo.
Entrambe le cifre erano abbondantemente sotto la soglia della “riserva finale di carburante” fissata a 1.101 chili – il margine di sicurezza equivalente, per contratto operativo, pari a circa 30 minuti di volo. È a questo punto che l’equipaggio ha dichiarato ufficialmente l’emergenza, con un “mayday mayday mayday fuel” trasmesso al controllo di Edimburgo, ottenendo così il via libera immediato per Manchester senza ulteriori discussioni.
Il velivolo è atterrato a Manchester alle 20.51 (le 21.51 in Italia) con 363 chili di carburante residuo – un centinaio di chili sotto anche la stima più pessimistica fatta a bordo. Tradotto in tempo di volo, si tratta di un margine estremamente ridotto: se la riserva regolamentare di 1.101 chili corrisponde a 30 minuti di autonomia in condizioni normali di attesa, i 363 chili rimasti equivalgono a 9 minuti di volo residuo.
Ma il dato è persino più critico se si guarda alla situazione reale che l’equipaggio temeva di dover affrontare: nei precedenti tentativi mancati, con i motori a piena potenza per un’eventuale nuova manovra di risalita per un eventuale wind shear, il consumo di carburante era salito fino a 3.600 chili l’ora per motore, ovvero 120 chili al minuto complessivi. Con soli 363 chili a bordo, un quarto tentativo di atterraggio finito in un altro mancato avvicinamento avrebbe lasciato all’equipaggio appena tre minuti di autonomia prima dell’esaurimento totale del carburante.
Il rapporto dell’Aaib conclude che la combinazione tra il rifiuto ingiustificato del primo dirottamento e tre allarmi di wind shear consecutivi ha eroso in modo drammatico un margine di sicurezza pensato per scenari ben meno estremi.