Corriere della Sera, 25 settembre 2026
Università, è possibile studiare bene senza libri?
L’Associazione degli editori ha presentato mercoledì i dati di una ricerca sulla didattica universitaria condotta su 463 docenti di 34 atenei. Ne viene fuori che i libri sono considerati strumenti efficaci per imparare dall’88 per cento degli insegnanti (domanda: gli altri su quali mezzi non libreschi punterebbero?). Solo il 17 per cento ritiene che gli studenti usino i libri per studiare. Scarsa fiducia negli allievi? Non proprio. I volumi sono sostituiti da sintesi, riassunti, estratti parziali orientati agli esami. La gran parte degli insegnanti (7 su 10) riconduce all’abbandono del libro la scarsa preparazione degli studenti e in generale l’incapacità di ragionamento critico. Ecco un buon argomento di riflessione che va ben al di là della laudatio temporis acti, ma anche al di là della crescente pirateria che affligge il mercato editoriale e delle questioni economiche (i prezzi di copertina). Per esempio, se è vero che i materiali utilizzati dagli studenti sono confezionati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, i libri restano pur sempre una fonte primaria irrinunciabile, a cui attinge l’AI (per lo più senza preoccuparsi dei diritti d’autore). Irrinunciabili per l’intelligenza artificiale ma «invisibili» agli studenti, che si incaricano di creare autonomamente i propri percorsi di apprendimento a partire da referti algoritmici preconfezionati. Dunque, sintesi di sintesi, e non più sintesi di contenuti analitici quali sono i libri? Se è così, non va escluso che diventeranno superflui anche gli insegnanti, come mostra la crescita delle università digitali che cancellano la possibilità dello scambio tra discenti e del confronto vis à vis con il professore: ciò che creava timore (o terrore) un tempo e che però faceva crescere. Saltando a piè pari libri e insegnanti, ognuno sceglierà la strada più breve per una conoscenza fai-da-te (e soprattutto autistica)? Cresciamo sempre più soli in famiglia, la scuola si ghettizza, viene favorito il lavoro a distanza, il sapere è personalizzato. Il tema non è il rifiuto del libro, ma il mondo che vogliamo.